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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 06:52

Bonifiche

«Emiliano faccia uscire
i consorzi dal pantano»

Timori per l'agricoltura. Coldiretti: aprire subito la stagione irrigua 2016 o sarà il crac

«Emiliano faccia uscire  i consorzi dal pantano»

BARI - «L’agroalimentare pugliese – e la sua affermazione sui mercati nazionali ed internazionali - non può prescindere dalla disponibilità di acqua ad uso irriguo. Gli effetti negativi della mancanza di acqua sono incalcolabili sia in termini di perdita produttiva che di mancati investimenti. Per questo va aperta immediatamente la campagna irrigua 2016 e va ridata piena operatività ai consorzi di bonifica pugliesi». A sostenerlo è il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, secondo il quale i Consorzi «hanno il compito nelle aree rurali di prevenire il rischio idraulico e governano la disponibilità di risorse idriche nei tempi e nei luoghi dove i settori economici le richiedono. La mancanza di una organica politica di bonifica comporta - sottolinea - che lo stesso costo dell'acqua in Puglia sia caratterizzato da profonde ingiustizie». Per esempio irrigare un ettaro di uva da tavola a Palagianello, Ginosa o Castellaneta – di competenza del consorzio di Bonifica Stornara e Tara – costa 410 euro con l'erogazione ogni 8 giorni per 8 ore, contro i 1.800 euro a Conversano - da versare all'Arif - per 8 ore e per irrigare 1 volta alla settimana per circa 14 settimane da giugno a metà settembre. «Una enormità che incide direttamente sulle voci di spesa delle imprese agricole pugliesi e, quindi, ne influenza pesantemente il grado di competitività rispetto a quelle europee, competitività che l'agricoltura pugliese - aggiunge Cantele - riesce molto spesso a sostenere, grazie all'elevata professionalità e qualità raggiunte. Inoltre, non è mai stato rinegoziato il costo dell'acqua con la Regione Basilicata e soprattutto con l'AQP che paga l'acqua 4 centesimi al metro cubo e la rivende ai consorzi di bonifica, dopo la potabilizzazione, a 80 centesimi al metro cubo».

«I nostri imprenditori hanno pagato a caro prezzo – denuncia Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia - i ritardi nella gestione del bene acqua. E l’acqua diviene uno strumento imprescindibile: l’obiettivo primario resta la certezza della disponibilità». Ecco perché i consorzi di bonifica vanno fatti uscire «dalle sabbie mobili in cui permangono da anni: nel settore irriguo gestiscono una superficie servita da opere di irrigazione di oltre 210mila ettari, 102 invasi e vasche di compenso, 24 impianti di sollevamento delle acque a uso irriguo, 560 chilometri di canali irrigui e circa 10.000 chilometri di condotte tubate». I Consorzi pugliesi provvedono a garantire, tra l’altro, lo scolo di una superficie di oltre un milione di ettari (1.014.545); gestiscono circa 500 chilometri di argini; 265 briglie e sbarramenti per laminazione delle piene; 23 impianti idrovori; oltre 1.000 chilometri di canali (1 .126); 9.360 ettari di forestazione. «L'azione di accompagnamento che la Regione Puglia ha svolto nell'ultimo decennio - sostiene Coldiretti Puglia - con l'obiettivo di traghettare le strutture consortili fuori dalla crisi economico-finanziaria non ha sortito gli effetti sperati. Il lungo commissariamento e l'improvvida decisione di sospensione della riscossione dei ruoli da oltre dieci anni hanno aggravato la situazione dei consorzi di bonifica ubicati sotto la linea dell'Ofanto».

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