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Domenica 19 Novembre 2017 | 07:48

Decisione del ministro della Giustizia

Sospeso il pm Ceglie: si occupò
a Bari dei processi escort e Fiorita

Il sostituto procuratore generale, sospeso dalle funzioni, per via della indagine penale che ha aperto nei suoi confronti la Procura di Roma, si è occupato in questi anni di alcuni dei procedimenti più delicati e più noti alle cronache

ROMA - «Sospeso». Donato Ceglie, sostituto procuratore generale a Bari, deve temporaneamente lasciare l'incarico. Una decisione presa in via cautelare che arriva dopo l'inchiesta della procura di Roma che lo vede coinvolto con gravi addebiti e da cui traspare anche l’ipotesi di contatti con imprenditori vicini alla camorra. Il provvedimento porta la firma del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e rende esecutiva la decisione assunta dalla Sezione disciplinare del Csm, che ha sospeso il magistrato. Il collegio, presieduto dal vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, aveva ascoltato Ceglie nei giorni scorsi e successivamente ha depositato l'ordinanza, che dispone in via cautelare la sospensione del magistrato dalla funzione e dallo stipendio e il suo collocamento fuori dall’organico della magistratura. Una decisione che Orlando ha reso operativa, scegliendo quindi di mettere in stand by un magistrato su cui si sono addensate troppe ombre.

A Bari il sostituto Pg si è occupato in questi anni di alcuni dei procedimenti più delicati e più noti alle cronache, dal processo d’appello sull'ex presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto ad uno stralcio della vicenda escort portate dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’ex premier Silvio Berlusconi. Per anni pubblico ministero a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Ceglie in passato è stato a lungo considerato un paladino della lotta alle ecomafie per le sue indagini sulla Terra dei fuochi. Un’immagine che però si è profondamente incrinata. Su di lui, infatti, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, condotta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal pm Barbara Sargenti, in cui si ipotizzano vari reati, tra cui l’abuso d’ufficio e una presunta violazione fiscale. Ma l’accusa più grave è quella di corruzione aggravata, sebbene sia caduta in prescrizione.

Dalle indagini sarebbero, infatti, emersi anche contatti con un imprenditore legato al clan dei Casalesi. Non a caso, quando il consigliere di Area, Antonello Ardituro, magistrato a Napoli, sollecitò il Csm ad aprire una pratica, fece riferimento anche a "fatti molto gravi», rilevati dagli organi di stampa, «tra cui quello già prescritto di corruzione in atti giudiziari con l'aggravante dell’agevolazione mafiosa, in concorso con Sergio Orsi, l’imprenditore nel ramo dello smaltimento dei rifiuti, noto per il suo stabile collegamento con il clan dei Casalesi». I fratelli Orsi (uno dei quali è stato ucciso dalla camorra) erano titolari della Eco 4 e sono tra i nomi al centro delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto anche l’ex sottosegretario Nicola Cosentino.

Dalle intercettazioni, inoltre, sono emerse frasi choc ed offensive contro Pignatone, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, il pm di Napoli Alessandro Milita e lo stesso Ardituro. C'è poi il capitolo, pure agli atti dell’inchiesta, che riguarda le frequentazioni femminili, da presunti incontri con alcune studentesse di Giurisprudenza, al legame con la moglie di un imprenditore: quando era pm a S.Maria Capua Vetere abusando del suo potere avrebbe costretto la donna, sposata col principale imputato di un’inchiesta, a rapporti sessuali prospettando una serie di benefici. Storia in realtà intricata e poco chiara, che gli è valsa però il rinvio a giudizio nel febbraio 2014 di fronte al Tribunale di Roma per concussione per costrizione e violenza sessuale.

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