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Venerdì 24 Novembre 2017 | 06:27

Le motivazioni del gup

Triplice omicidio a Bari
«Non mafia ma pura vendetta»

I pregiudicati Vitantonio Fiore, Antonio Romito e Claudio Fanelli furono uccisi il 19 maggio 2013 dopo l'omicidio del boss Giacomo Caracciolese avvenuto il 5 aprile 2013

Triplice omicidio a Bari«Non mafia ma pura vendetta»

BARI - «Violazione delle regole d’onore» e "pura vendetta» sarebbero i moventi dell’omicidio del boss Giacomo Caracciolese (ucciso a Bari il 5 aprile 2013) e del triplice delitto dei pregiudicati Vitantonio Fiore, Antonio Romito e Claudio Fanelli (uccisi al quartiere San Paolo di Bari il 19 maggio 2013). Così il gup de Tribunale di Bari Sergio Di Paola motiva la sentenza di condanna per i responsabili di quei fatti di sangue, spiegando che non sono stati delitti di mafia. Il giudice spiega infatti che «non si ravvisano concreti elementi ulteriori rispetto ad una normale esecuzione di un delitto di tal genere» e dice ancora che «agire in pieno giorno ed in zona affollata (il triplice omicidio fu commesso di domenica mattina davanti ad una chiesa, ndr) non rappresenta caratteristica che di per sé rimandi unicamente e tipicamente al metodo mafioso, essendo modalità comune anche ad esecuzioni non mafiose».

Per i quattro omicidi e per un altro ferimento, il giudice ha condannato sei persone: Nicola Fumai all’ergastolo per il triplice delitto, Donato Cassano a 30 anni per l’omicidio Caracciolese, Vito De Tullio (a 20 anni di reclusione), Vito e Luigi Milloni e Michele Lanave (questi tre a 12 anni di reclusione) per il tentato omicidio del pregiudicato Domenico Cantalice. Nelle motivazioni il giudice ripercorre i fatti di quella primavera di sangue, riportando intercettazioni e testimonianze. Quei delitti, riconosce il gup, erano sicuramente premeditati. Due giorni prima del triplice omicidio, infatti, gli imputati parlando fra loro dicevano «col Kashnikov gli devo menare trenta colpi, gli devo menare prima una raffica in testa...dietro la schiena». Parlavano di Fiore, una delle tre vittime, che alcune settimane prima aveva ucciso il loro boss Caracciolese per vendicare un affronto subito dal padre.

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