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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:22

Processo

Psichiatra uccisa a Bari
disposta nuova perizia
sull'infermità del killer

Stabilirà se Vincenzo Poliseno fosse capace di intendere e volere quando, il 4 settembre 2013, ha ucciso la psichiatra barese Paola Labriola, di cui era paziente colpendola con 70 coltellate

Psichiatra uccisa a Bari disposta nuova perizia  su infermità del killer

BARI - Una nuova perizia psichiatrica stabilirà se Vincenzo Poliseno fosse capace di intendere e volere quando, il 4 settembre 2013, ha ucciso la psichiatra barese Paola Labriola, di cui era paziente, all’interno del centro di salute mentale di via Tenente Casale nel quartiere Libertà di Bari, colpendola con 70 coltellate. In primo grado, nel novembre 2014, Poliseno è stato condannato a 30 anni di reclusione con rito abbreviato per il reato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. La perizia psichiatrica disposta all’epoca dal gup ed eseguita dallo psicopatologo forense barese Roberto Catanesi, aveva giudicato l’uomo «affetto da disturbo della personalità con prevalenti tratti borderline-antisociali», non sufficienti, tuttavia, a ritenerlo infermo.

Nel processo di secondo grado che si è aperto oggi, la Corte di Assise di Appello di Bari ha accolto la richiesta del difensore di Poliseno, l’avvocato Filippo Castellaneta, disponendo una seconda perizia. Il legale ritiene, infatti, che "l'uomo processato per l’omicidio della signora Labriola sia stato valutato pienamente imputabile mentre non lo era». Nella sua discussione, l’avvocato ha inoltre sottolineato la condizione di forte precarietà emotiva di Poliseno, il quale alcuni giorni fa ha assistito anche al suicidio in carcere del suo compagno di cella. L’incarico per la nuova perizia sarà affidato allo psichiatra Giancarlo Nivoli di Sassari nella prossima udienza del 25 febbraio. Nel processo sono costituiti parte civile i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Michele Laforgia. Per il delitto la Procura di Bari ha inoltre chiesto il rinvio a giudizio per altre sei persone, tra le quali l’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto, accusate a vario titolo di morte come conseguenza di altro reato, omissione di atti d’ufficio, falso e induzione indebita a dare o promettere utilità nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte responsabilità della Asl relative alla sicurezza nel Csm dove è stata uccisa la psichiatra.

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