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Venerdì 24 Novembre 2017 | 19:46

Una donna di 69 anni

Da Roma a Bari per salvare il cuore
con una nuova tecnica mininvasiva

La sostituzione di una valvola cardiaca con un’incisione di appena cinque centimetri in meno di un’ora, senza traumi post operatori e senza impatti estetici. Ad eseguire l’operazione l’equipe di cardiochirurgia di Anthea Hospital

Da Roma a Bari per salvare il cuore con una nuova tecnica mininvasiva

BARI - Una tecnica innovativa per operare il cuore che non ha precedenti nel Centrosud: la sostituzione di una valvola cardiaca con un’incisione di appena cinque centimetri in meno di un’ora, senza traumi post operatori e senza impatti estetici. Ad eseguire l’operazione, l’equipe di cardiochirurgia di Anthea Hospital di Bari, ospedale ad Alta Specialità accreditato con il Sistema Sanitario Nazionale. I cardiochirurghi, coordinati dal dottor Giuseppe Speziale, hanno eseguito per la prima volta un intervento al cuore con il sistema Jena Valve, una tecnica importata dalla Germania. A beneficiare dei vantaggi di questa nuova metodica mininvasiva, una donna di 69 anni, Aurora Annarumi, originaria di Roma.

La donna era affetta da un’insufficienza valvolare aortica molto grave che aveva compromesso la qualità della sua vita. Già operata nel 2012 per impiantare due bypass, non poteva essere nuovamente sottoposta ad un’operazione di chirurgia tradizionale: il rischio era molto alto. Dopo diversi mesi, alla ricerca di una soluzione al problema, è entrata in contatto a Roma con il dottor Giuseppe Speziale, cardiochirurgo e vice presidente di GVM Care & Research, di cui fa parte Anthea. Da qui la decisione di venire in Puglia per sostituire la valvola mal funzionante con una tecnica mai impiegata prima che non prevede l’apertura del torace, non ferma il cuore, non provoca sanguinamenti, non comporta danni estetici come grandi cicatrici, con tempi di ripresa e di degenza molto brevi.
 
 “Questo intervento dimostra che è possibile bloccare i viaggi dal Sud verso il Nord, e addirittura invertire la rotta, investendo in tecniche cardiochirurgiche sempre all’avanguardia - dichiara Giuseppe Speziale – Solo con la qualità dell’offerta la Puglia può  diventare un modello sanitario attrattivo e competitivo”.

Jena Valve è una valvola biologica che prende il nome dalla città tedesca, appunto Jena, dove è stata brevettata. L’intervento per impiantare la protesi avviene con metodo mininvasivo (Tavi). Da un’incisione intercostale di 5 centimetri viene introdotto un dispositivo che, attraverso un meccanismo a graffetta, una volta raggiunta la punta del ventricolo sinistro, aggancia la valvola nuova a quella mal funzionante, senza fermare il cuore.  La protesi ha inoltre una performance anatomica elevata che assicura un importante flusso di sangue alle coronarie.

“Ora mi sento finalmente bene. Sono contenta di aver scelto Bari e di essere stata la prima paziente ad essere operata con questa tecnica innovativa”. Così Aurora Annarumi. “Ho deciso di farmi operare in Puglia perché mi sono informata e ho scoperto che qui la cardiochirurgia è molto avanti, vengono eseguiti interventi all’avanguardia – continua la donna – che riducono i dolori post operatori e permettono una ripresa più rapida. Non volevo e non potevo sottoporre il mio corpo ad altri stress, come in passato”. 

Dopo due ore dall’operazione la paziente romana ha ripreso a respirare senza aiuti esterni. “Quando mi sono svegliata stentavo a credere che fosse tutto finito. Non ho sentito dolori”.

La donna aveva già affrontato in passato, nel 2012, due interventi al cuore per impiantare due bypass. A partire dall’estate del 2015 la donna ha cominciato a stare di nuovo male, con sbalzi di pressione, affaticamento e difficoltà di respirazione: in seguito ad un elettrocardiogramma eseguito all’ospedale San Carlo di Nancy a Roma (un’altra struttura della rete GVM) ha scoperto un’insufficienza valvolare aortica molto grave. Bisognava intervenire subito per sostituire la valvola mal funzionante.
“Ringrazio il dottor Speziale e tutta l’equipe per avermi dato la possibilità di riabbracciare i miei nipoti”, ha concluso la paziente.

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