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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 12:15

Bari, al comando dei vigili torna lo «sceriffo» Marzulli Comune, valzer di dirigenti

Bari, al comando dei vigili torna lo «sceriffo» Marzulli Comune, valzer di dirigenti
NICOLA PEPE
BARI - Non ha mai smesso di firmarsi colonnello, perchè lui quei galloni ce li ha nel sangue. La divisa l’ha sempre conservata pulita e ordinata, sperando nel miracolo. Nicola Marzulli, dopo un limbo durato 10 anni, 8 mesi e 20 giorni torna al Comando della Polizia municipale. Una parentesi lunga e sofferta, quella dello «sceriffo», costellata da ricorsi e rancori che ora spera di lasciarsi dietro le spalle. Già, perchè il neo sindaco Antonio Decaro, ha già firmato due giorni fa il decreto che gli assegna la guida del Corpo con decorrenza primo gennaio (conservando a scavalco l'incarico di commissario all'Amtab). Un incarico da Marzulli considerato ormai impossibile quello da comandante, che per lui ha rappresentato un obiettivo di fine carriera. 

Da quell'11 aprile del 2005, quando l'ex sindaco Emiliano non gli confermò il comando nominando suo successore l'attuale comandante Stefano Donati, Marzulli ha sempre sperato in un ripensamento. Mai avvenuto, purtroppo, per un rapporto non cordiale con l''allora assessore alla Polizia municipale, Emanuele Martinelli (un tempo erano amici), che pose un veto sulla sua nomina.

Ora eccoci qua. Grazie alle recenti norme anticorruzione che impongono la rotazione degli incarichi (Decaro ha cambiato tutti i dirigenti tranne uno, quello della Innovazione tecnologica), il sindaco Decaro ha inteso cancellare il passato e sottoporre a un «praticantato» il futuro designato alla guida del corpo, Michele Palumbo. Donati subentrerà a Marzulli alla guida delle attività economiche, ripartizione che annovera anche funzioni di vigilanza.

Chi è Marzulli? Sessantatrè anni, negli ultimi 10 anni si è occupato di commercio, settore nel quale non ha mancato di manifestare la sua determinazione: da ultimo, il no al concerto di Tommy Parisi a Pane e Pomodoro porta la sua firma. Molto apprezzato dai magistrati (il suo curriculm è condito di elogi da parte dell'autorità giudiziaria) e dai rappresentanti delle forze dell'ordine, lo «sceriffo» ha sempre avuto un rapporto non idilliaco con il sindacato dei vigili. Si è sempre occupato di sicurezza e la sua presenza non è mai mancata: giorno e notte, feste e non, il telefono di Marzulli - pronto a cavalcare in sella a una moto del Copro in caso di necessità - non è mai squillato a vuoto. 

La sua carriera di capo dei vigili è iniziata ad Alberobello nel 1985 ed è durata tre anni. Dal 1988 è arrivato a Bari dove si è occupato di polizia giudiziaria, prima guidando la sezione presso la procura, poi dirigendo la Polizia edilizia. Il 14 agosto del 1999 Di Cagno Abbrescia lo chiamò alla guida del Corpo dandogli un indirizzo preciso: ordine, soprattutto nel personale troppo «gestito» dai sindacati (e dalla politica). Dopo il «licenziamento» di Emiliano nel 2005, Marzulli fu chiamato dal commissario del comune di Taranto a guidare i vigili del capoluogo jonico dove scoprì situazioni al limite dell’illecito. Dopo un anno, fu costretto a issare bandiera bianca perchè i suoi «metodi» non erano graditi ai sindacati. «Voglio solo che i vigili lavorino...» ha sempre ripetuto.

Ed ora rieccolo alla guida dei poliziotti municipali baresi, troppo spesso odiati dai cittadini, ma da sempre divisi in fazioni «pro» e «contro» comandante. 
Decaro sa che la nomina di Marzulli provocherà non pochi rumors nella Polizia municipale dove, da qualche tempo, si registrano degli assestamenti. La notizia dell'arrivo del nuovo comandante circolava già da questa estate, ma Decaro - con la «manovra» Palumbo - aveva un attimino depistato tutti sul nome di Marzulli. Il sindaco è consapevole della «indigestione» - da parte di qualcuno - della nomina dello «sceriffo», ma questo lo ha già messo in conto.

In questi mesi il primo cittadino ha avuto modo di sondare, soprattutto negli ambienti esterni, l'apprezzamento che ancora oggi riceve  Marzulli, persona mai scalfita da alcun sospetto. La sua nomina non rappresenta una sfiducia a Donati, ma (forse) un atto di riconoscenza a chi ha sempre servito la città. E probabilmente meritava un riscatto.

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