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Lunedì 20 Novembre 2017 | 04:46

La testimonianza «Così ci siamo liberati dalla droga»

di ALESSANDRA CAVALLARO
La testimonianza «Così ci siamo liberati dalla droga»
di ALESSANDRA CAVALLARO

Il più piccolo è Giuseppe, 28 anni, di Castellana Grotte. Ha cominciato a «farsi» a 13 anni. Prima marijuana insieme ad alcuni compagni, poi eroina e cocaina. E’ stata la morte del padre ad aggravare il suo stato di malessere. Lo chiamano tunnel della droga, ma il termine più appropriato è calvario. Sono state la madre e la sorella a costringerlo ad entrare in un centro terapeutico, dove ora sta seguendo un cammino di recupero. E’ «lucido» da sette mesi. Ha imparato a lavorare il legno e la pietra leccese. «Ma soprattutto ho conosciuto la vera amicizia perché frequento persone che non mi chiedono nulla in cambio - dice -. E con l’amicizia è venuta fuori anche la fiducia, che io non conoscevo, perché quando sei per strada impari a non fidarti».

Giuseppe ha consegnato la sua testimonianza ai ragazzi tarantini dell’istituto Righi, che ieri mattina erano presenti in biblioteca per festeggiare i 25 anni di «presidio» a Taranto, oggi con un centro diurno di prima accoglienza a bassa soglia, della comunità Emmanuel. Giuseppe, Andrea, Alessandro e Nicola sono «inciampati», con tempi e modalità diverse, nella maglie della droga e per loro volontà si sono rifugiati a Martina Franca nei centri «Villa Maria» e «Villa Lucia» entrambi collegati alla grande famiglia della comunità Emmanuel. Oggi sono praticamente «ripuliti», sicuramente più consapevoli di limiti e fragilità. Ma è nei loro racconti che si manifestano sia la caduta che la risalita e, soprattutto, la fatica di dover ammettere il tonfo emotivo nel quale si sono spezzati i loro orizzonti.

Andrea è di Lecce, ha 37 anni, occhi celesti e un bel sorriso: «Ero rimasto solo, anche a casa la mia famiglia mi ignorava, non esistevo più. Ero disperato, ho tento persino il suicidio. Avevo un lavoro nel campo della ristorazione ma avevo gettato tutto all’aria». Per 22 anni ha fatto uso di droghe pesanti, eroina e cocaina anche lui. «Il mio percorso nel centro terapeutico - spiega Andrea - è durato 26 mesi. Ora sono tornato di nuovo a scuola, all’Alberghiero di Castellana Grotte. Posso dire di esserne uscito».

Alessandro, 38 anni, è il più grande del gruppo. Ha un piccolo Tao di legno al collo. Anche lui è di Lecce e segue un percorso in comunità da 15 mesi. Ha un diploma da elettricista ma ha fatto il camionista per 18 anni. «Ho iniziato a farmi che non avevo neanche 16 anni - racconta ai ragazzi del Righi -. Quale è stata la molla per smettere? Mia madre stava molto male, era agli sgoccioli ed ho pensato che smettere sarebbe stato per lei un bel regalo prima di morire». La sua parola è «coraggio», l’emozione che gli ha permesso di traghettarsi in un centro terapeutico e condividere il suo male di vivere. «Voglio fare l’operatore socio-sanitario» dice, a conferma di come l’esperienza di rinascita gli abbia lasciato una traccia indelebile.

Infine Nicola, 34 anni, l’unico tarantino. La sua storia è diversa dalle altre. «Io ho cominciato ad usare la droga tardi, a 28 anni - rivela ad una platea giovane -. Per lavoro sono stato spesso fuori e ho fatto uso di cocaina a corrente alterna. Guadagnavo bene. E di fatto non avevo nessun trauma forte. Fino a che non sono rientrato a Taranto, a gennaio di quest’anno, e ho cominciato costantemente a drogarmi. Ne ho parlato a casa e mi sono fatto consigliare. Ora sono da tre mesi in un centro e ho il supporto valido di un’equipe pedagogica. Con loro sto lavorando sull’avere pazienza e sull’accettazione dei miei limiti».

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