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Sabato 25 Novembre 2017 | 08:53

Truffa gas medicinali 26 rinvii a giudizio a Bari

Truffa gas medicinali 26 rinvii a giudizio a Bari
BARI - Il gup del Tribunale di Bari Giovanni  Abbattista ha rinviato a giudizio 26 persone (nove medici, due  infermieri e 15 imprenditori), accusate di associazione per  delinquere finalizzata alla corruzione, falso e truffa ai danni  dello Servizio sanitario nazionale in relazione alla fornitura  di gas medicinali. Il danno erariale presunto ammonta a sei  milioni di euro. I fatti contestati risalgono agli anni 2007-2009. Il processo inizierà il 7 aprile 2016. 

Al termine dell’udienza preliminare il giudice ha inoltre  prosciolto 20 persone (11 medici perchè il fatto non sussiste e  nove ristoratori per prescrizione dei reati). Nel contestuale  processo con rito abbreviato il gup ha assolto un medico  pneumologo dell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). 

Stando alle indagini dei carabinieri del Nas di Bari, coordinate  prima dai pm Ciro Angelillis e Gianna Nanna e poi, a partire  dalla richiesta di rinvio a giudizio, dal pm Larissa Catella,  sarebbe stata prescritta ossigenoterapia a pazienti che non ne  avevano bisogno. Le Asl, in questo caso, erogavano il contributo  alle due aziende che commercializzavano i gas medicali, la  Messer Italia srl e la Medigas Italia srl. 

Dieci gli ospedali coinvolti nell’indagine, di cui cinque in  provincia di Bari (Triggiano, Bitonto, Acquaviva delle Fonti,  l'Istituto di Riabilitazione di Cassano Murge, San Paolo a  Bari), tre in Salento (Gallipoli, Casarano e Poggiardo), e  ancora Torremaggiore (Foggia) e il Policlinico Umberto I di  Roma.  Prescritti i reati relativi al presunto giro di fatturazioni  emesse da ristoratori per far sì che gli informatori  farmaceutici, presentando alle aziende le fatture per i  rimborsi, ricavassero il margine per pagare viaggi e regalie ai  medici.

Secondo gli investigatori, medici e addetti ai reparti  ospedalieri segnalavano in modo sistematico alle ditte i  pazienti in dimissione ricevendone in cambio beni e utilità, e  violando la normativa dell’Ares della Regione Puglia sulle  prescrizioni ed erogazioni di ossigeno liquido. Alcuni esami  diagnostici, funzionali alla successiva prescrizione di ossigeno  terapeutico, sarebbero stati addirittura eseguiti al domicilio  dei pazienti da tecnici delle aziende, anche se i relativi  accertamenti risultavano compiuti in ospedale.

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