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Sabato 18 Novembre 2017 | 22:07

Bari, risarcimento Impregilo Il giudice: «Comune danneggiò sue casse rifiutando l'accordo»

Bari, risarcimento Impregilo Il giudice: «Comune danneggiò sue casse rifiutando l'accordo»
NICOLA PEPE
BARI - Circa 30 anni di liti sono raccontate in decine di faldoni racchiuso in un armadio: sul secondo contenzioso del secolo per le casse del Municipio (dopo quello dello Stadio), l’Asse Nord Sud, la Corte dei Conti ha avviato una indagine affidata al procuratore Francesco Romanelli che segue con molta attenzione ogni passaggio della complessa vicenda Impregilo-Ines. Vicenda ormai a un bivio perché venerdì prossimo alle 12 il Comune dovrà decidere se accogliere o no la proposta della III sezione civile della Corte di appello, presieduta da Luigi Di Lalla, di conciliare a 19 milioni di euro e rinunciare a un giudizio il cui esito - leggendo l’ordinanza dei giudici - appare scontato. In cambio, il Comune non pagherebbe interessi, altre spese, incasserebbe 7 milioni e mezzo dei 26 già versati ma congelati su un conto e si metterebbe al riparo dal possibile danno erariale.

A censurare il comportamento di una amministrazione comunale dell’epoca che rifiutò una transazione (era sindaco Di Cagno Abbrescia) fu il giudice del tribunale civile, Saverio De Simone, che nel 2009 condannò il Comune a pagare 19 milioni e 270mila euro. A pagina 52 della sentenza, il tribunale - nel trasmettere gli atti alla Corte dei conti - sottolinea come alla proposta (rifiutata) di componimento bonario a 8 miliardi di vecchie lire il Comune si ostinò «a conservare le proprie posizioni anche dopo il deposito della Ctu nonostante il più che prevedibile esito negativo del giudizio, così determinando la lievitazione dei costi».

Quegli 8 miliardi rifiutati sono diventati prima 19, poi 26. Il procuratore contabile Romanelli ha chioesto tempo fa chiarimenti al Comune per conoscere le azioni dell’amministrazione dopo la sentenza della Cassazione che, a febbraio scorso, ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di appello (che nel 2011 ha condannato il Comune a pagare 26 milioni di euro) invitando a fare una nuova valutazione sul quantum: la decisione ha lasciato intatta sia la responsabilità sia la perizia di primo grado. Il Comune ha tentato di ottenere la restituzione della somma, ma senza risultato.

Rispetto alla situazione denunciata dal tribunale civile mel 2009, la proposta stavolta arriva direttamente dalla Corte di appello ed è stata fatta con una ordinanza il 5 novembre scorso che suggerisce di chiudere tutto a a 19 milioni. I legali del Comune, i professionisti esterni Luigi Volpe e Roberto Savino, hanno espresso parere negativo alla transazione rimettendo ogni decisione all’amministrazione.

Palazzo di città, dopo 40 giorni, non ha ancora deciso nulla: la vicenda è seguita dal sindaco Antonio Decaro e dal direttore generale, Davide Pellegrino; l’Avvocatura civica ha fatto sapere di non potersi esprimere su un parere fatto da due avvocati di fiducia esterni. L’amministrazione, quindi, potrebbe aver bisogno di tempo per decidere e quindi potrebbe chiedere un rinvio.

Bisogna vedere cosa ne penserà il giudice visto che Impregilo, attraverso il suo legale, Paolo Nitti, ha fatto sapere che interverrà in udienza l’amministratore delegato in udienza con potere di firma. La procedura seguita dalla Corte di appello è stata introdotta con il «Decreto del Fare» del Governo Letta: la possibilità, per il giudice (anche di appello) di proporre la conciliazione. Con un rischio per la parte che rifiuta: di essere condannata a pagare le spese di questa fase processuale. E, vista la somma in gioco, non è poca cosa.

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