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Lunedì 20 Novembre 2017 | 12:55

Vescovo Bari per Giubileo «Tutti paghino le tasse»

Vescovo Bari per Giubileo «Tutti paghino le tasse»
ARMANDO FIZZAROTTI
BARI - «Molti si chiedono e mi chiedono: che possiamo fare in questo anno del Giubileo della misericordia? Prendiamo un impegno concreto: superare l’evasione fiscale, pagare è un dovere di tutti. Ce lo insegna Gesù con la famosa frase “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, un forte invito a pagare i tributi nei confronti dei governanti, anche se era una dominazione ingiusta».

La giustizia fiscale è il cardine sul quale l’arcivescovo Francesco Cacucci ha fatto ruotare le ante della «porta santa» della basilica di San Nicola, in una mattinata nel corso della quale ha proseguito la sua omelia «economica» lanciando strali contro la corruzione, definita «nauseabonda» come fece papa Francesco. Ottimo «trampolino di lancio» dell’appello giubilare, all’indomani dell’apertura della «porta santa» in Cattedrale a Bari, il Vangelo della terza domenica di Avvento,con la narrazione della predicazione di San Giovanni Battista che raccomandò ai suoi seguaci, riferisce l’evangelista Luca, «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

«Non dobbiamo continuare - ha esortato Cacucci rivolgendosi ai fedeli - ad essere avidi di danaro. Con quale coraggio possiamo esigere ancora di più, rispetto ai diritti negati al resto del mondo? Non chiediamo sempre nuove leggi, reclamando ancora diritti. Ridimensioniamo - ha esortato il capo della Diocesi di Bari e Bitonto - i nostri diritti presunti o reali. Ricomponiamo la misura della sobrietà, perché siamo sempre bravissimi a motivare il nostro egoismo».

La «remissione dei debiti» è quindi il filo rosso che lega le varie sfaccettature dell’Anno santo aperto in Diocesi, che per Cacucci investe non solo le anime ma anche i portafogli dei credenti o degli aspiranti tali. «Remissione dei debiti da parte del Signore e reciproca» ha sottolineato, ricordando le virtù di San Domenico, il fondatore dell’Ordine dei predicatori che a tutt’oggi governa la vita della Basilica di San Nicola, «il vescovo di Myra da noi tutti tanto amato e venerato» ha aggiunto l’arcivescovo. Quest’anno, ricordiamo, i Domenicani celebrano i loro otto secoli di vita.

E la comunità monastica barese, diretta dal priore Ciro Capotosto, ha inteso agevolare il percorso di «riabilitazione dell’anima» con un percorso illustrato all’interno della Basilica, attraverso il quale i fedeli che avranno varcato la «porta santa» potranno ottenere l’indulgenza, in pratica il «condono» dei propri peccati. La cerimonia è stata animata dalla Corale San Nicola diretta da Sebastiano Giotta (all’organo Mario Testini).

L’arcivescovo ha quindi ribadito l’importanza del sacramento della confessione («atto di misericordia e non odioso»), comunicando che in quest’anno giubilare il servizio dei sacerdoti per le confessioni sarà potenziato in tutta la Diocesi. In serata mons. Cacucci ha aperto la «porta santa» di Santa Fara, con un intervento in cui ha citato i valori spirituali della povertà predicati da san Francesco d’Assisi (la Basilica è governata dai Cappuccini).

L’arcivescovo ha aggiunto, rispondendo all’appello di papa Francesco sui carcerati, che sul territorio sarà individuata una parrocchia dove istituire un punto di accoglienza e ascolto particolare per chi ha avuto problemi con la giustizia. La carità il tema centrale dell’intervento dell’arcivescovo a Santa Fara: carità per i poveri ma anche per gli affamati, i peccatori, i defunti. «Infine la misericordia - ha concluso - la cui prima opera è assistere i matrimoni. Bisogna gioire con chi gioisce e soffrire con chi soffre».

Invitando i fedeli a «incoraggiare chi si sposa», mons. Cacucci non ha smentito la sua passione per cinema e tv, citando la «fiction» «Le nozze di Laura». «Per me - ha detto - una sorta di applicazione di questa opera di misericordia». Il film, di Pupi Avati, è una lettura moderna del «miracolo delle nozze di Cana», il primo prodigio di Gesù narrato dal Vaneglo: la trasformazione di acqua in vino.

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