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Lunedì 20 Novembre 2017 | 03:22

Bari, ispezione a Cie e Cara «Occorrono più controlli»

Bari, ispezione a Cie e Cara «Occorrono più controlli»
BARI – "Bari, rappresenta un ponte culturale e commerciale verso i Balcani e, grazie al porto, è ingresso e transito di beni e persone ma purtroppo anche di ogni traffico illecito. Dal porto di Bari è transitato Abdeslam Salah, uno dei terroristi degli attentati di Parigi. Ed a Bari, lunedì scorso, è stato arrestato Majid Muhamad, un iracheno legato ad Ansar Al Islam che, dopo aver scontato una condanna a 10 anni di reclusione per terrorismo, è stato ospite, all’inizio di quest’anno, al CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Bari, città ove ha risieduto, dopo aver vinto il ricorso contro il provvedimento di espulsione". Lo ha detto Stefano Dambruoso, Questore della Camera dei Deputati, oggi in missione a Bari, come membro della delegazione della Commissione di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, presieduta da Gennaro Migliore, nel corso del sopralluogo presso il CIE (Centro di identificazione ed espulsione) ed il Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di Bari.

"La cellula Ansar Al Islam, di cui faceva parte Majid Muhamad, – spiega nei particolari Dambruoso – fu fondata dall’emiro Mullah Krekar, detenuto ora in Norvegia e su cui ho indagato nel 2003 quando ero alla Procura di Milano. Dopo più di dieci anni, sebbene arrestato, il nostro sistema democratico ha consentito la permanenza sul territorio italiano di un pericoloso terrorista". "Queste notizie, – aggiunge – provocano insicurezze tra i cittadini di cui dobbiamo tenere conto come politici. Sarebbe quindi anche utile che gli organi di  controllo effettuino, nel porto di Bari, interventi più accurati sia alle merci che alle persone, per non consentire supporto in un periodo come quello attuale a chi sollecita la chiusura delle frontiere" ha concluso Dambruoso, il quale, con particolare riferimento alla missione che lo ha portato nel capoluogo pugliese, ha sottolineato la necessità di "tenere alta l'attenzione anche presso i centri di Bari e Foggia con i controlli delle presenze, al fine di evitare che, accanto ai regolari ospiti richiedenti asilo, vi transitino soggetti vicini al pericolo fondamentalista".

Migliore: in Cie Bari subito dopo sbarchi - "A me sembra assolutamente poco plausibile che si possano portare nel Cie persone sbarcate due giorni o una settimana prima". Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, Gennaro Migliore, al termine della visita al Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Bari, che ha definito "praticamente un carcere".

Per Migliore, "è discutibile ci siano persone che vengono tradotte nel Cie direttamente dagli sbarchi, come ci è capitato di vedere". "Sono molto attento a non fare deduzioni finchè non ho visto tutti gli incartamenti", ha precisato, ma "chiederò ai responsabili delle questure, dei porti di sbarco, perchè queste persone vengono trattenute nel Cie: non è ragionevole che lo si usi come un 'hot spot'".

"Nella formulazione della domanda – ha sottolineato Migliore - si introduce la categoria del 'migrante economicò che in realtà non esiste. Esiste il migrante al quale va data la corretta informazione sulla possibilità che individualmente possa richiedere asilo oppure no. Però non è possibile che vengano fatte delle azioni collettive". "E sarà questo un elemento di approfondimento che faremo: su queste procedure che riguardano la limitazione della libertà personale – ha rimarcato - bisogna essere rigorosissimi".

Migliore ha aggiunto che "non si tengono persone nei Cie perchè non si sa bene dove metterle. Il Cie ha una finalità precisa, quella di centro di espulsione ma dopo che è stato seguito tutto l’iter previsto". Nel Cie di Bari, ha sottolineato, "non c'erano persone coinvolte in problematiche legate al terrorismo" ma "tanti che non avevano avuto il rinnovo dei documenti, con fedina penale pulita, che lavoravano in Italia da 15 anni". "C'era anche un signore – ha aggiunto – che ha partecipato a un documentario che si chiama Limbo, in cui raccontava la sua esperienza nel Cie, e sono andati a prenderlo da casa".

Ci sono poi, ha proseguito, "persone che provengono da situazioni più gravi o problematiche, ad esempio dal carcere". Ma "abbiamo riscontrato la necessità di fare approfondimenti su alcuni ospiti con patologie – ha sottolineato – sui quali dobbiamo informarci con maggiore precisione, a partire dalle cartelle sanitarie. E poi anche su persone che per ora hanno nazionalità incerta, ma che se avessero diritto a protezione internazionale, dovrebbero uscire immediatamente".

"Non ci hanno denunciato – ha precisato Migliore - particolari malversazioni da parte di coloro che gestiscono la struttura", ma "manca la capacità da parte anche degli avvocati, di cui alla fine ricorrono sempre gli stessi nomi, di rappresentare efficacemente le situazioni di ogni persona trattenuta in questo Cie". "Molti – ha concluso – hanno lamentato una certa distanza dal proprio difensore".

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