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Sabato 18 Novembre 2017 | 05:51

Sud Est sull'orlo del crac ma oltre 200 dipendenti con un integrativo d'oro Azzerato il capitale sociale

Sud Est sull'orlo del crac ma oltre 200 dipendenti con un integrativo d'oro Azzerato il capitale sociale
BARI  - Sono attaccati alla scrivania. O anche al volante del bus e alla cabina di guida del treno. Perché alle Ferrovie Sud-Est, nonostante 311 milioni di debiti, andare in pensione praticamente non conviene: a ben 200 dei 1.300 dipendenti, alla faccia di quanto avviene nella pubblica amministrazione, è stato concesso di rimanere in servizio oltre i termini di legge. È uno dei tanti paradossi dell’azienda che il ministero delle Infrastrutture è chiamato oggi a risanare, in fretta, per evitare il fallimento e garantire la mobilità a buona parte del Salento, dove le Sud-Est sono l’unico gestore ferroviario esistente. Ogni anno la società spende 73 milioni in stipendi, di gran lunga la voce di uscita più importante. Ed ha concesso a tappeto, senza curarsi troppo delle conseguenze, il cosiddetto trattenimento in servizio: la possibilità di rimanere al lavoro altri due anni dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione.

Un giochino che, secondo alcune stime - necessariamente per difetto - costa alle Sud-Est dai 10 ai 12 milioni di euro l’anno. Perché si tratta, come ovvio, di figure professionali che hanno parametri molto alti, e che a stipendi di tutto rispetto sommano straordinari che vengono concessi con grande munificenza. Ma perché rimanere in servizio dopo aver raggiunto la pensione, soprattutto a svolgere lavori usuranti come l’autista (che richiede il superamento di una specifica visita medica)? Perché c’è sempre la speranza di ottenere, in cambio del pensionamento, l’assunzione di un figlio: cosa che da sempre le Sud-Est hanno concesso, in particolare ai sindacalisti.

Il costo del personale è infatti uno dei punti centrali della relazione che il presidente Andrea Viero ha inviato la scorsa settimana al ministro Graziano Delrio con la richiesta di un immediato sostegno finanziario da parte dell’azionista. Oltre al caso di chi non va in pensione, c’è infatti un munifico contratto integrativo che - pur non essendo applicato alla generalità del personale - garantisce ai dipendenti una serie di fasce retributive, un premio di produttività giornaliero da 2,75 a 3,50, un buono pasto da 8,50. Un meccanismo che garantisce ai lavoratori, in base all’inquadramento, dai 350 ai 1.200 euro netti al mese in più. Nessun altra ferrovia concessa italiana può contare su nulla di simile.

Ma è con sistemi come questi che l’azienda è arrivata sull’orlo del crac. L’esame della situazione contabile da parte del nuovo cda ha fatto emergere l’azzeramento del fondo per le liquidazioni, che sulla carta vale 33 milioni, oltre che dei 10 milioni del capitale sociale mai reintegrati. I fornitori sono ormai sul piede di guerra, e non ci sono i soldi per arrivare a fine anno perché gli ultimi 22 milioni erogati dalla Regione non basteranno a garantire tutti gli impegni di dicembre. Basti dire che le Sud-Est spendono ogni mese 500mila euro per i carburanti, che ormai devono essere pagati in anticipo perché nessuno è più disposto a fare credito ad un’azienda in queste condizioni. [m.s.]

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