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Martedì 21 Novembre 2017 | 15:04

Cassazione: nulla interdizione per la prof. Calamo Specchia

Cassazione: nulla interdizione per la prof. Calamo Specchia
BARI - La Corte di Cassazione ha annullato l'interdizione di un anno dall’attività professionale disposta dalla magistratura barese nel luglio scorso nei confronti della professoressa Marina Calamo Specchia, docente di Diritto pubblico comparato alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari. Avendo la Suprema Corte riconosciuto l’inesistenza di esigenze cautelari, la docente potrà quindi riprendere immediatamente servizio presso la struttura universitaria. Stando alle indagini del Nucleo di polizia tributaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dai pm Luciana Silvestris e Renato Nitti, la docente avrebbe utilizzato alcune migliaia di euro di fondi pubblici per scopi privati. E’ accusata di peculato, falso, abuso d’ufficio e truffa, in concorso con altri sette indagati, tra i quali suo marito Marco Terzi, il professor Silvio Suppa, docente ordinario di Diritto costituzionale, ricercatori e dottorandi, per i quali la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio (l'udienza preliminare inizierà il prossimo 4 febbraio).

L’inchiesta costituisce uno stralcio della più ampia inchiesta della magistratura barese su presunti concorsi universitari pilotati e riguarda la gestione delle risorse messe a disposizione dal 2007 al 2010 nell’ambito dei fondi Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale). Alla professoressa Calamo Specchia, difesa dall’avvocato Alessandro Dello Russo, la Procura di Bari contesta due missioni a Milano e ad Edimburgo, l’incarico per l'aggiornamento di un sito internet e l’acquisto di materiale informatico. «Così come eravamo fiduciosi sull'esito della fase cautelare (e la Cassazione ci ha dato ragione), - ha commentato l’avvocato Dello Russo - con altrettanta fiducia confidiamo nel fatto che, a seguito del giudizio di merito, verrà riconosciuta l'estraneità della professoressa Calamo Specchia ai reati che le contesta la Procura».

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