Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 10:49

Quali ospedali sono a rischio dopo l’annuncio di Emiliano

Quali ospedali sono a rischio dopo l’annuncio di Emiliano

Ha suscitato non poche polemiche l’annuncio del governatore pugliese Michele Emiliano che, alcuni giorni fa, ha detto che non imporrà nuove tasse per risanare il deficit della sanità. Piuttosto, ha aggiunto, potrebbe chiudere 25 ospedali, anche se questo dovesse costargli la rielezione. Vediamo qual è la situazione nelle sei province pugliesi e quali sono gli ospedali a rischio «cancellazione».

-------------------------------

BARI: DUE STRUTTURE A RISCHIO - Ospedali da sopprimere, posti letto da tagliare, reparti inutili, presìdi da ridimensionare. La mannaia sta per abbattersi sulla sanità pubblica anche nel Barese. Tra i venticinque ospedali che sarebbero a rischio chiusura, in tutta la regione, due sarebbero nel Barese, ovvero i centri di Corato e Terlizzi. Per altri si ventila il ridimensionamento di qualche reparto, così come già evidenziato il passato dai tecnici della Regione. La decisione, oltre tutto, sarebbe motivata anche da un dato statistico ricordato dallo stesso Emiliano: sulla base di un piano di riordino varato dalla giunta Vendola negli anni scorsi emerge che più del 55% delle prestazioni dell’intera regione vengono fatte solo da dieci ospedali. Tra questi ai primi posti c’è il Policlinico.

Come detto, nella Asl Bari, l’ospedale di Terlizzi (77 posti letto) e quello di Corato (96) potrebbero rientrare nella mappa dei sacrifici necessari. A rischio ridimensionamento sarebbe anche la struttura di Molfetta, mentre Rutigliano e Noci potrebbero essere riconvertiti in strutture extra-ospedaliere.

BAT - paura per trani e canosaIl nuovo piano che punta a razionalizzare le spese di gestione delle strutture sanitarie getta nuove ombre sul futuro di alcuni presidi del Nord barese. In particolare i timori si addensano sugli ospedali più piccoli, Canosa e Trani.

A fronte dell’ipotesi di Emiliano di una possibile chiusura (o riconversione) di 25 presidi ospedalieri in Puglia, ci si affretta a capire quali potrebbero essere. Questa volta, poi, a gravare sul redigendo nuovo «piano» di riordino degli ospedali c’è una «grana» in più da considerare, ovvero l’entrata in vigore della direttiva europea sui turni di lavoro che prevede il riposo di 11 ore e 48 ore di lavoro settimanale.

Quale sarà il futuro nuovo assetto degli ospedali nelle città della Asl Bt? «Attendiamo le decisioni che saranno assunte in sede regionale - dice la Asl Bt mediante l’ufficio comunicazione - un problema è quello degli ospedali gemelli, cioè che svologono le stesse funzioni a distanza ravvicinata tra loro, per cui le razionalizzazioni, per esempio, non potranno che confermare il codice ministeriale unico che già si utilizza in tandem tra gli ospedali di Andria e Canosa e tra Bisceglie e Trani».

FOGGIA, LUCERA IN BILICO - Gli ospedali foggiani e i servizi di base in Capitanata non subiranno tagli significativi, si procederà con gli accorpamenti e razionalizzazione delle strutture. È questo il piano che l'Azienda sanitaria locale sta elaborando, piano che verrà presentato alla Regione «entro dieci giorni». Tuttavia si teme che uno degli ospedali destinati alla chiusura sia proprio quello di Lucera, da tempo indiziato come nosocomio in sovrannumero. In Capitanata hanno già chiuso gli ospedali di San Marco in Lamis, Torremaggiore e Monte Sant'Angelo, mentre hanno subito drastici ridimensionamenti Manfredonia, San Severo e Cerignola.

«Il territorio è molto ampio e sconta una serie di disfunzioni che il taglio di strutture e posti letto andrebbe ulteriormente ad aggravare - dice Vito Piazzolla, direttore generale dell'Asl foggiana - stiamo pensando a una riorganizzazione più funzionale. Mi spiego: si rendono necessarie alcune riflessioni sulla complessità della rete sanitaria sia di base che di primo livello. Proporrò un raccordo a livello di assistenza ospedaliera di secondo livello fra l’Azienda ospedaliero-universitaria di Foggia e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo per un totale di 1650 posti letto. Queste due realtà dovranno interfacciarsi, insieme dovranno confrontarsi con le strutture di base per evitare l’intasamento di strutture, ricoveri e quant’altro».

«Abbiamo un obiettivo di salute e sanità – conclude Piazzolla - che deve restare centrale in tutte le riorganizzazioni che si vogliono varare, altrimenti perdiamo il senso dell’intervento. La nostra preoccupazione deve essere semmai rivolta a non far andare le persone in mobilità, perché la paghiamo cara (65 milioni di euro l’anno: ndr) e sottrae risorse importanti alla sanità in Puglia».

BRINDISI, MESAGNE RISCHIA - Alla Asl di Brindisi - che comprende un ospedale di II livello, uno di I ed uno di livello Base più tre ex ospedali già declassati a plessi aggregati - occorrerebbero da subito 150 nuovi medici, 200 infermieri e 150 operatori socio-sanitari. Questi almeno i numeri necessari per poter rispettare gli orari dei turni di lavoro del personale medico previsti dalla nuova normativa. L’alternativa - vista l’elevata improbabilità che la Regione non soddisfi tali esigenze - è che si proceda a colpi di accorpamenti e chiusure di reparti e forse anche ospedali. Tra le strutture ospedaliere brindisine al momento maggiormente a rischio c’è sicuramente l’ex ospedale «San Camillo De Lellis» di Mesagne, già declassato qualche anno fa a «Presidio territoriale distaccato dell’ospedale «Perrino» di Brindisi». Per tutte le altre strutture presenti sul territorio brindisino al momento non vi sono certezze, ma di sicuro si profila un confronto incandescente tra rappresentanti dei lavoratori e dirigenza della Asl, a partire già da venerdì.

LECCE, DUE STRUTTURE AUTONOME IN MENO - A partire da oggi, Silvana Melli, ex direttore del distretto unico di Taranto, sarà il commissario straordinario della Asl di Lecce. Sulla sua scrivania ad attenderla ci sono già fascicoli scottanti: dalla chiusura del bilancio ai nuovi turni dei medici, fino al Piano di riordino ospedaliero, la questione più spinosa. Il ragionamento è in corso, ma indicazioni molto precise le ha già date la delibera di giunta regionale del 19 maggio, quella che definisce i modelli di riconversione dell’assistenza ospedaliera. È in quell’atto che si stabilisce che, a parte il «Fazzi», unico nosocomio leccese di secondo livello, di primo livello saranno il polo Galatina-Copertino e quello di Casarano-Gallipoli, mentre Scorrano diventa ospedale di base. Tradotto, significa che, in sostanza, le sei strutture autonome attualmente esistenti diventeranno quattro, perché, in un doppio caso, è come se si avesse un nosocomio a due teste. Ed è soprattutto lì che i reparti fotocopia andranno accorpati.

A TARANTO SI TEME LA SCADENZA DEL DECRETO-«SALVA-ILVA» La chiusura dei pronto soccorso degli ospedali «Moscati» di Taranto e «San Marco» di Grottaglie dove, nel 2014, si sono registrati 16 mila accessi di cui 13 mila in codice verde, mille in codice bianco e solo 7 in codice rosso. Questi i provvedimenti di maggiore impatto nella provincia di Taranto non tanto per gli effetti dell’applicazione della legge 161 (orari di lavoro) quanto in previsione del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera (legge 70). Ma per il dg dell’Asl ionica, Stefano Rossi, ciò non si traduce in una penalizzazione o un depauperamento dei due ospedali. Anzi, al contrario, questa «ottimizzazione» dei servizi dovrebbe consentire proprio un rilancio delle attività in elezione (programmabili).

Intanto, però, Taranto impatta un’altra «scossa»: il 31 dicembre arriva a scadenza anche il decreto «Salva-Ilva» del 2012 che aveva garantito 10 milioni di euro annui nel triennio 2013-2015 (sommati ai 10 milioni annui della dotazione ordinaria) per l’assunzione di circa 200 operatori (40 medici e circa 160 unità lavorative del comparto), una quota consistente delle 480 assunzioni annue (circa 90 medici e 350 del comparto) a tempo determinato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione