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Giovedì 23 Novembre 2017 | 10:13

Diritti tv, la telefonata di Lotito a Infront per soccorrere il Bari «Faglie 'sto mandato de 500mila»

Diritti tv, la telefonata di Lotito a Infront per soccorrere il Bari «Faglie 'sto mandato de 500mila»
BARI - All'indomani della vittoria che ha proiettato il Bari al secondo posto nella classifica del campionato cadetto, si abbatte un nuovo fulmine sul patron della società biancorossa, l'ex arbitro Gianluca Paparesta. Indagato nell'inchiesta della procura di Milano sui diritti Tv concessi a Infront, le intercettazioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera tra Claudio Lotito (presidente della Lazio) e Marco Bogarelli (patron di Infront) - e poi uno stralcio di una conversazione tra Ciocchetti (Infront) e Paparesta - aprono un nuovo squarcio nell'indagine in cui l'ex fischietto barese sarebbe accusato di ostacolo all'attività di vigilanza della Covisoc. L'intercettazione fa emergere in modo inequivoco non solo l'interesse di Lotito per il Bari, ma il ruolo di Infront pronta a salvare i club in difficoltà: nel caso del Bari, il patron della Lazio chiama Bogarelli e «preme» per un bonifico di circa mezzo milione di euro, quella somma senza la quale la società non avrebbe superato il via libera della Covisoc che analizza i bilanci del club. Una somma arrivata attraverso una sponsorizzazione finita sotto la lente dei giudici perchè giudicata dai contorni opoco chiari.

Quello del Bari è un rivolo dell'inchiesta che vede sotto accusa il colosso Infront per la gestione dei diritti tv coinvolgendo anche Rti Mediaset e altri club, tra cui il Genoa di Preziosi. Sulla vicenda si è mossa anche la Federcalcio che potrebbe sfociare in un deferimento traghettando la squadra verso una penalizzazione.

Tutto inizia poco più di un mese fa - contestualmente all'arresto di un fiscalista svizzero regista di alcune operazioni finanziarie di Infront - quando la sede del club biancorosso (lo stadio San Nicola) viene «visitata» dai militari della Guardia di Finanza su ordine della procura di Milano per acquisire uno dei contratti oggetto di interesse da parte dei magistrati milanesi. Si tratta di quello stipulato con il (presunto) secondo sponsor di maglia, dell'importo di 460mila euro, per i quali Infront ha girato il corrispettivo alla società biancorossa a fronte di nulla di concreto. In base alla ricostruzione degli investigatori, infatti, a maggio scorso - a qualche giorno dalla scadenza del pagamento degli stipendi al Bari - Infront effettua un bonifico alla Bpp di 460mila euro per l’acquisto del secondo sponsor di maglia-stagione 2015-2016. In 12 ore i soldi sarebbero stati spesi per il pagamento degli stipendi. Il problema è che Infront a oggi quello spazio non lo ha ancora venduto, tanto è vero che il Bari autonomamente lo ha ceduto a Balkan Express, con l’accordo di prelazione a favore di Infront. Insomma,  Infront avrebbe dato 460mila euro per niente.

Secondo l'ipotesi accusatoria, così facendo, la società di Paparesta avrebbe ostacolato i controlli della Covisoc, la commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio professionistiche, rappresentando di fatto una situazione di bilancio non rispettosa dell'efefttivo stato di salute finanziario della società che avrebbe fatto ricorso all'aiuto di Infront, a tal punto da farsi finanziare una sponsorizzazione che non c'è. Il punto è che, senza quei soldi, il Bari non si sarebbe potuto iscrivere al campionato - difettando i requisiti di solidità richiesti. 

Sul punto, va detto che in una nota diffusa dalla società è stata manifestata la massima trasparenza dell'operazione avvenuta su conti correnti italiani (ma originata estero su estero secondo i pm milanesi che hanno fatto arrestare proprio venerdì un fiscalista svizzero nell'ambito dell'indagine madre), mentre sul contratto di sponsorizzazione ha evidenziato il  costo assolutamente proporzionato ai prezzi di mercato. Football club ha ribadito altresì la sua estraneità a ogni ipotesi penalmente rilevante precisando che «risulterebbe attenzionata, esclusivamente per un’ipotesi prevista e punita dal codice civile». Ricostruzione formalmente corretta ma i «reati» societari sono contemplati dal codice civile, restano pur sempre reati e inq uestyo caso, l'art. 2638 del codice civile (ostacolo alla vigilanza) prevede la reclusione da uno a quattro anni. 

Nei mesi scorsi, un'altra inchiesta della procura di Bari - avente per oggetto però la procedura di asta con la quale Paparesta si è aggiudicato l'asta del Bari calcio nel maggio 2014, grazie anche alle somme versate da Infront per l'acquisto dei diritti audiovisivi e di archivio del club biancorosso - si è conclusa con l'archiviazione del procedimento da parte della stessa procura.

LE INTERCETTAZIONI 
Scrive la Gdf di Milano: La situazione: il Bari è in difficoltà e non può «pagare gli stipendi dei giocatori». È la Infront a procurare i 500 mila euro anche su richiesta di Claudio Lotito, presidente della Lazio, indagato, che mostra un «particolare interesse» mentre il 16 aprile scorso parla con Bogarelli e, rappresentando la situazione di "casino" c he si sta creando per il club che rischia di precipitare per 500mila euro, insiste affinchè Infront trovi la soluzione. In tal senso riceve rassicurazioni da Bogarelli, ulteriormente invitato da Lotito a fare sto mandato, tant'è che il patron di Infronto rassicura che di lì a poco avrebbe attivato un suo uomo, Ciocchetti.

La Finanza annota un'altra telefonata tra Ciocchetti e Paparesta: il primo invita il presidente del club a fargli una fattura di sponsorizzazione per il secondo sponsor di maglia non per la stagione ormai al termine ma per quella 2015/2016.

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