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Martedì 21 Novembre 2017 | 07:05

Parigi, Comunità islamica Bari: denunciare i sospetti E il terrorista ricercato ad agosto era in Puglia

Parigi, Comunità islamica Bari: denunciare i sospetti E il terrorista ricercato ad agosto era in Puglia
BARI – E' il terrorista più ricercato al mondo. Non solo dalla polizia ma ora, pare, anche dai boia dello Stato islamico (Isis), infuriati con lui per aver tradito la parola data non immolandosi da kamikaze durante le stragi di Parigi. Abdeslam Salah, uno dei terroristi degli attentati di Parigi, era a Bari nell’agosto scorso da dove, si sarebbe imbarcato per la Grecia per poi rientrare nel giro di pochi giorni. Secondo quanto emerso il primo agosto scorso Salah sarebbe arrivato al porto di Bari in auto insieme con un amico belga (a quanto pare non segnalato nelle black list dei soggetti sospettati) per imbarcarsi su un traghetto diretto a Patrasso. Il rientro è avvenuto pochi giorni dopo, il 5 agosto, sempre al porto di Bari dove Salah è giunto sempre a bordo di un traghetto. Non si conoscono al momento i suoi spostamenti sul suolo greco.

Salah viaggiava a bordo di una utilitaria in compagnia di un’altra persona che, stando agli accertamenti degli investigatori baresi della Digos che si occupano di terrorismo, non sarebbe collegato ai fatti di Parigi o vicino a presunte cellule jihadiste. Entrambi furono identificati a Bari ad agosto e lasciati passare perchè in possesso di regolari documenti.

CAMUFFATO - Secondo ultime notizie di intelligence Salah Abdeslam, l’ottavo terrorista degli attacchi di Parigi, si è camuffato e usa un altro nome: Yassine Baghli. Gli investigatori francesi hanno diffuso un nuovo identikit alle polizie europee: il nuovo 'look' di Salah comprende occhiali da 'nerd’ e una parrucca.Abdeslam Salah, con nuovo travestimento

Anche l’Italia ha ricevuto dall’Interpol il "mandato di ricerca internazionale" per Abdeslam Salah. La richiesta è arrivata a tutti i paesi europei.

AVVISTATO IN BELGIO - Abdeslam sarebbe stato visto aggirarsi ieri sera nelle strade di Anderlecht, un quartiere alla periferia di Bruxelles, a bordo di un’auto di marca francese. Lo riporta la Derniere Heure secondo cui, a seguito dell’allarme, tutti i poliziotti in servizio hanno ricevuto l’ordine di restare operativi e l’Università ULB, dove era in corso una festa, è stata evacuata.

COMUNITA' ISLAMICA: PRONTI A SEGNALARE SOSPETTI – "Assolutamente sì, siamo disponibili a segnalare soggetti preoccupanti all’interno del centro islamico". Lo ha detto Sharif Lorenzini, presidente Comunità Islamica d’Italia (Cidi). "Siamo da anni in contatto costante e continuo con forze dell’ordine per capire quali possono essere eventuali fonti di rischio. Abbiamo sempre dato e continueremo a dare la nostra massima disponibilità a collaborare in tal senso. Queste teste calde, che al momento non ci sono, sono un pericolo per la comunità islamica stessa".

Lorenzini, che è anche vice presidente della Comunità Islamica di Puglia, vice presidente del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (Csi) e portavoce ufficiale del Consiglio Islamico Supremo dei Musulmani d’Italia (Cismi), lo ha detto a margine di un incontro al Comune di Bari con il sindaco Antonio Decaro («Bari può diventare modello di integrazione) organizzato ad una settimana dagli attentati di Parigi.

"La nostra intelligence interna – ha sottolineato Lorenzini - elabora i dati e li scambia con le forze dell’ordine adibite a questo". Su eventuali contatti avuti in passato fra i due musulmani sospettati di terrorismo passati da Bari, l’imam del Belgio Bassam Ayachi (arrestato e processato a Bari e poi assolto) e uno dei presunti attentatori di Parigi, Salah (che sarebbe passato ad agosto dal porto di Bari), Lorenzini ha chiarito che "questi personaggi non hanno mai approcciato la comunità residente. Evidentemente – ha aggiunto – sono stati solo di passaggio, ma eventuali collaborazioni future con le forze dell’ordine potranno spingersi a cercare di distinguere questi personaggi con la collaborazione della comunità islamica".
Secondo Lorenzini il terrorismo "è un fenomeno che ha origini di carattere culturale e dobbiamo andare a scovarlo negli ambienti di svantaggio sociale e di emarginazione. Come istituzioni dobbiamo andare nelle scuole e negli ambienti dove vivono e ripescarli, recuperarli socialmente, aiutarli a sanarsi dal punto di vista psico-sociale per essere cittadini attivi nella società".

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