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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 06:48

Quando il barese per sparagnare fa vacanze autunnali

Quando il barese per sparagnare fa vacanze autunnali
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Non è perché il barese, dal giorno alla notte, si è proiettato su costu manze d’Oltralpe, se sempre più spesso parte in va canza in autunno, perfino in que st’ultima settimana, anticipando l’alta stagione del Natale.

Niente a che vedere con gli esodi di massa. Parliamo di fette di torta magre. Ma consistenti, se raffron tate con lo zero del recente passato. Già a partire dall’anno scorso il traffico aereo è aumentato dell’11,7 per cento: Londra, Berlino, set timane low cost, Parigi prima della strage, Bruxelles, Dublino, Kos, Malta, Cipro, Budapest e Bucarest, Basilea, Dusseldorf, Firenze, agri turismo italiani.

Il motivo, semplice, è che il tapino, e al contempo trappano, ha meno soldi nel salvadanaio. E no vembre, come i primi giorni di dicembre, sono i più a buon mer cato dell’anno, secondo lo stesso motore di ricerca Skyscanner, che stima tra il 9 e il 15 del mese un 20 per cento di sparagno.

Il problema è che il barese in vacanza a novembre non è dis simile da quello d’estate. E viene immediatamente identificato – al tro che i terroristi dell’Isis – e additato («quello è di Bari»). Si trovi a Cuba, ove ammena l’oc chietto ragno su deretani color cioccolata, in Grecia («ma perché i baresi dicono sempre, mo, mooo?, che cos’è un’offesa?»), o nel fa talista Portogallo del fado («perché ci chiedono se vendiamo datteri di mare di frodo?»), in Montenegro e Albània («cercano il polpo non arricciato per risparmiare»), o in Andalusia, meta preferita per i furti di nacchere.

Il barese in vacanza fuori sta gione fronteggia un conflitto in teriore rilevante: è contento per ché ha speso poco («ngùle!»), ma a disagio perché alla carenza di sole e di caciara turistica oceanica è poco avvezzato («stanno pochi ba resi qua»). Alcuni hanno crisi di astinenza poiché non trovano la Peroni nei bar e quando ne bec cano una, come a fine ottobre in Irlanda un drappello di prepen sionati, subito si ammenano selfie bevendo a garganella con occhiet to stirciuto verso l’obiettivo e poi li propalano ai concittadini via Fa cebook («nah che sta qua!», te stuale).

Il barese partito in novembre convive con sensi di colpa («quan do arriva la brutta stagione si sta alle case»). Però si compiace della prodezza compiuta («vi ho frecato a tutti, voi a lavorare e io a fare il giubillero»). Perciò conta un gran bene delle sue escursioni, anche in casi di assalto diarroico grave.

È un originale, per cui semina peti quando meno te lo aspetti. Silenziati, ma anche sfiatati (de pauperati di energia crepitante). Tuttavia viene smascherato per fino dai tedeschi ingenuotti, in quanto assume una tipica espres sione sorniona nell’atto, velata da risolino di stupidità («quel turi sten essere baresen»). Gli anziani che soffrono di «angoscia da al lontanamento da passatella» (se ben ricordiamo, venne analizzata da C. G. Jung in Determinanti psicologiche del comportamento umano, 1937), soprattutto frequen tatori mattutini di Nderre a la lanze, esprimono il loro disap punto con eruttazioni dissidenti, sulle quali ben potrebbe espri mersi Brian Eno, fra i primi teo rici pop di nuove sonorità am bientali.

Se il barese capita in Svizzera sclera, poiché abbisogna del bor dellone e della cozzalitudine chias sosa («aou!» «aeei!» «ouuu!» «mooo!» «auèe» «kittem..!» «statevi zitti!» «si vede proprio che siete di Bbari!» «sì e tu di dove sei, scusa, di Milén’?!»).

Il barese, come sostiene Michele Emiliano, ovunque va «deve fare sempre il di più, è più forte di lui», cioè deve fare il Michele Emiliano. Si reputa il migliore («io qua, io là…»). Fa il cortese al cacchio nei ristoranti in Svezia, ma come si volta disprezza ciò che ha com prato («non tengono i taratuffi»). Perché chi non ha una solida epa tite A da cozze non merita con siderazione («tremòne»).

Nella linearità obiettiva delle regole nordiche patisce la man canza della demenzialità incon cludente della burocrazia meri dionale («tutti precisini preciset ti…»). Sospettoso verso l’arte, so prattutto se ispirata a modernità («e che vuol dire?»), nelle pina coteche è segnalato per i frequenti «’ntzè» di disapprovazione inter dentali. Si appisola lungo le sca linate monumentali («a ddòrm’»). Se in Austria il conducente da vanti ritarda di 1’’35’’’ la partenza al semaforo, mena un «ouuu!» tar zanico, mettendo fuori dall’auto a noleggio la capa e lasciando ca scare la mano sul volante. E quan do sopraggiunge il poliziotto lo fissa pensando: «Mo vedi ‘stu strunz… Se stavo a Bari…».

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