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Giovedì 23 Novembre 2017 | 21:39

Accademia Belle arti è a rischio chiusura «C'è disinteresse totale»

Accademia Belle arti è a rischio chiusura «C'è disinteresse totale»
BARI - Quadro sempre più a tinte fosche quello dell’Accademia di Belle Arti: mentre il prossimo Consiglio di amminstrazione convocato martedì discuterà di alcune «criticità» riguardanti la sicurezza della sede principale di via Re David, arriva dalla Città metropolitana la tegola del pagamento arretrato di 5 milioni di euro. La causa? La scomparsa della Provincia, che pagava l’affitto. Ora la Città metropolitana ha nuove regole.

«Un’assurdità, rischiamo seriamente la chiusura» sbotta il presidente dell’istituzione, l’imprenditore Giancarlo Di Paola, che rivela: «Dalla ex Provincia mi hanno mandato anche l’Iban! E l’ho usato. Gli ho fatto un bonifico di quanto avevo in tasca al momento: 7 euro. Ma si può chiedere un “rimborso” di questo genere, quando l’anno scorso il Miur, al quale dovrei rivolgermi per questi fondi, aveva a disposizione in tutto 7 milioni di euro per tutte le Accademie italiane?»

Nodo cruciale è la sede in quel condominio, che stando alle anticipazioni del presidente rivela «criticità» - leggi pericolo - soprattutto nelle uscite di sicurezza che si affacciano direttamente in strada. «Problemi rilevati - specifica - da un perito tecnico da me incaricato di verificare l’agibilità degli ambienti dopo che siamo stati costretti dall’inerzia di qualcuno al rinnovo dell’affitto in quel condominio (piano terra e primo piano) fino al 2026». Stanze che ospitano 750 studenti al costo complessivo di 320mila euro all’anno. Con una biblioteca che nel sottosuolo ospita i serbatoi di cherosene per il riscaldamento. «Ma quest’anno non ho i soldi nemmeno per il riscaldamento. E una volta che qualcuno ci dirà “la vostra sede non è sicura, dovete fare lavori per mettervi a norma” chi pagherà queste spese, a parte il debito reclamato dalla Città metropolitana?» rincara l’imprenditore, «regalato» all’Accademia dalla Camera di commercio, che mette il dito proprio nella piaga di quel canone annuo. «Un caso unico in Italia, inaudito, visto che altre Accademie hanno sedi ben più rappresentative e prestigiose in palazzi nei quali non pagano spese di locazione, ma solo i consumi».

Negli anni si è più volte dibattuto sul trasferimento dell’Accademia in altre sedi. E anche su questo Di Paola sembra non avere dubbi: «Abbiamo visitato l’ex Ippai in via Amendola (era il brefotrofio): è totalmente inadeguato. Piace agli studenti pur di andar via da dove siamo, ma per rimetterlo a posto ci vorrebbero 6 milioni di euro. La “Rossani”? Nei progetti di Fuksas non c’è una riga che preveda il “capitolo Accademia” e lui stesso ha spiegato che la progettazione partecipata non si improvvisa dall’oggi al domani. Sì e ancora sì invece alla Fiera del Levante: avremmo 5mila quadrati invece degli attuali 2mila, popoleremmo il quartiere per tutta la settimana, tenendo conto che l’Ente è per 2/3 della Città metropolitana e per i 1/3 della Camera di commercio. Queste sono le mie considerazioni. Ad ogni buon modo - conclude l’imprenditore - il mio mandato scadrà l’anno prossimo e non desidero essere riconfermato. Siamo stati delusi dall’ex sindaco Michele Emiliano così come lo siamo ora, ad esempio, dalla senatrice Angela D’Onghia, sottosegretario del Miur che ha la delega sull’Alta formazione e barese di Noci, che continua ad ignorare la nostra situazione. Con l’arte, vedi le “Luci d’artista” a Salerno, si promuovono anche turismo e commercio. Qui così stiamo uccidendo i sogni dei nostri giovani».[red. cro.]

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