Cerca

Venerdì 17 Novembre 2017 | 20:37

Agente immobiliare ucciso I 2 fermati restano in cella Il film del delitto in 28 minuti L'intercettazione: «Si, ho sparato»

Agente immobiliare ucciso I 2 fermati restano in cella Il film del delitto in 28 minuti  L'intercettazione: «Si, ho sparato»
BARI - Un'udienza durata pochi minuti, giusto il tempo di compilare il verbale e scrivere la formula di rito: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Hanno deciso di fare scena muta dinanzi al gip Francesco Pellecchia che li ha interrogati stamattina in carcere, Roberto Perilli, 47 anni, agente immobiliare, e Luigi Di Gioia, 51, garagista (quando lo hanno arrestato si era nascosto sotto il letto), accusati dell'omicidio di Beppe Sciannimanico, il 28enne ammazzato in strada al rione Japigia presumibilmente per una "gelosia professionale" legata alle vendite immobiliari. I due, assistiti dagli avvocati Giancarlo Chiariello e Attilio Triggiani (per Perilli) e Andrea Neanca (per Di Gioia) hanno preferito non rispondere alle domande del gip che, dopo aver valutato gli indizi raccolti - e sono davvero tanti quelli contenuti nelle 40 pagine di provvedimento di fermo firmato dal pm Francesco Bretone - non ha convalidato il fermo ma ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due. Un dettaglio formale (nel senso che non c'erano i presupposti del pericolo di fuga che giustfiicassero un fermo) che nel merito non cambia lo status dei due sospettati che restano in cella.

LA PISTA DELL'INVIDIA - Sin dai primi momenti dell'omicidio, gli inquirenti avevano concentrato l’attenzione sulla pista che portava al mondo del lavoro della vittima. In questi giorni sono stati sentiti amici, famigliari e colleghi di Sciannimanico alla ricerca di indizi che potessero fornire elementi utili a ricostruire le circostanze in cui è stato commesso l’omicidio. Per depistare gli investigatori, i due assassini avrebbero utilizzato una scheda telefonica posticcia (attivata una ventina di giorni prima del delitto), risultata intestata a un'altra persona - un medico di Molfetta - estranea alla vicenda, la cui identità era stata... rubata. E col passare delle ore tutte le tessere del mosaico sono andate al loro posto: a cominciare dall'attività di agenzia immobiliare nel quartiere Japigia. Alla vittima - per premiare il suo impegno professionale e la sua bravura nelle vendite - la società immobiliare per cui lavorava, Tecnocasa, aveva deciso di affidargli il mandato di vendita al quartiere Japigia, località dove era stato revocato ad agosto scorso il mandato al precedente agente (Perilli, appunto) a causa di alcuni debiti. Perilli, che aveva aperto un'altra agenzia a suo nome, nutriva rancore nei confronti del collega Beppe Sciannimanico che stava per prendere il suo posto a Japigia, aprendo una agenzia Tecnocasa proprio nelle vicinanze del suo ufficio. Insomma, sarebbe stato un concorrente scomodo.

QUELLE BRUTTE AMICIZIE - E proprio questa sarebbe stata la molla che avrebbe scatenato la furia omicida: un delitto a quanto pare studiato a tavolino e commissionato dal collega di Sciannianico a Di Gioia, personaggio di Japigia. I due indagati si conoscevano perchè Perilli parcheggiava la sua auto nel garage di Di Gioia, a pochi isolati dall’agenzia immobiliare del primo ma altre indagini ancora in corso avrebbero rivelato anche sospette frequentazioni fra Perilli e persone vicini al clan Parisi (di certo era più vicino Di Gioia per alcuni rapporti del fratello). Subito dopo i fatti le testimonianze di alcuni amici e colleghi avrebbero fornito agli inquirenti la pista iniziale. Era stata la vittima a confidare di aver ricevuto minacce da Perilli, consistite in avvicinamenti e 'brutti sguardi".

IL FILM DEL DELITTO - Il film del delitto è riassunto in 28 minuti: una ricostruzione minuziosa fatta dagli investigatori della Mobile ripercorrendo, secondo dopo secondo, i percorsi di vittima e presunti assassini analizzando anche il "percorso" tracciato dalla celle telefoniche dei loro telefonini. Sembra ormai certo che Di Gioa sia stata l'esca per attirare il giovane nella trappola: è dal suo telefonino Samsung che sarebbero partite le telefonate del fantomatico signor Lorusso interessato all'acquisto della casa. In quello stesso telefono (che lascia l'impornta del codice Imei), il garagista avrebbe inserito una scheda utilizzata da lui per telefonate personali rivelando così la sua identità. Tutto avviene tra le 18 e le 18.28, orari che coincidono con l'ultimo appuntamento della giovane vittima alle riprese di auto e moto. 

INCHIODATO DA AUTO E TELEFONO - Più grave la posizione di Perilli che, in base a quanto emerso, potrebbe essere l'esecutore materiale del delitto. Per gli investigatori era lì quando Beppe è stato ammazzato: e lo confermano le immagini che riprendono l'arrivo di una berlina scura (la sua Bmw?) e la ripartenza, prima e dopo l'omicidio. Pur non rispondendo per mezz'ora alle telefonate, la tracciatura del suo cellulare (consultando quindi le celle telefoniche) lo avrebbero collocato lì. Insomma auto e cellular elo inchioderebbero. L'uomo avrebbe un movente, si è avvalso della facoltà di non rispondere ed è caduto in contraddizione. Di Gioia, invece, ha negato di aver utilizzato quel telefonino dichiarando che gli è stato rubato (ha telefonato dallo stesso cellulare ai suoi parenti) e inoltre ha detto di non aver visto Perilli dopo il delitto (circostanza non veritiera). Ricostruzione che striderebbe con una intercettazione ambientale, in Questura la sera del fermo, durante la quale Di Goia si sarebbe lasciato sfuggire "Sono stato io...", confessando indirettamente il delitto.

IL MINUTO DELLA MORTE - Sta di fatto che Sciannimanico, alle 18.30 del 26 ottobre, dopo un precedente appuntamento "rinviato", si era recato in una strada periferica del quartiere Japigia di Bari per quello che gli era stato presentato come un appuntamento di lavoro, in realtà diventato un appuntamento con la morte: tra le 18.27 e le 18.28 il killer gli avrebbe sparato due colpi alla testa e ad una spalla, morendo poche ore dopo al Policlinico. Un caso desstinato probabilmente a riservare sorprese soprattutto perchè si è di fronte a una mole di "forti indizi" ma che tali restano lascinao campo aperto ai legali per tentare di smontare questa impalcatura dinanzi al tribunale del Riesame. Un motivo che ha suggerito, per ora, la strada del silenzio agli indagati in attesa che l'accusa scopra tutte le sue carte.
  @nicolapepe

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione