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Giovedì 23 Novembre 2017 | 13:59

Bari, i redditi di Consiglio e giunta passati al setaccio

Bari, i redditi di Consiglio e giunta passati al setaccio
di LIA MINTRONE

BARI - La crisi non sfiora la politica, anzi. Non se la passano male consiglieri e assessori del Comune di Bari. Salvo eccezioni, ci sono guadagni di tutto rispetto, qualcuno anche particolarmente abbondante. Ma i politici di professione stanno più rovinati rispetto quelli che accumulano entrate. Vento in poppa, invece, per uomini e donne (quelle poche che ci sono!) della società civile che un lavoro ce l’hanno, nel pubblico o nel privato. E sono proprio loro a gravare particolarmente sulle casse comunali.

Sono state consegnate, così come previsto dalla legge sulla trasparenza (i termini scadono venerdì), le dichiarazioni dei redditi 2015 dei consiglieri di maggioranza e opposizione, che governano a Palazzo di Città. Ma anche della giunta e del sindaco. Chi è il consigliere più ricco? Renato Laforgia, eletto nella lista «Decaro Sindaco». Il noto e barbuto ortopedico ha dichiarato 327.648 euro e, con questa cifra di tutto rispetto, siede sul trono del consigliere comunale più benestante dell’assise cittadina. Rimarrà deluso chi pensava che fosse il manager Mimmo Di Paola. L’ex amministratore delegato di Aeroporti di Puglia, sfidante di Decaro per il centrodestra, ha guadagnato nel 2015 «solo» 136.753 euro.

Decisamente più ricco il suo compagno di lista civica «Impegno per Bari», l’avvocato Giuseppe Carrieri, che ha dichiarato 178.675 euro. E un altro colpo di scena ce lo regalano gli assessori. Silvio Maselli, l’uomo delle Culture ed ex enfant prodige dell’Apulia Film Commission, guadagna più del sindaco dichiarando, nel 2015, un reddito di 147.352 euro contro i 113.647 di Decaro. Ma nel Palazzo c’è anche una piccola fiammiferaia, Alessandra Anaclerio. La giovane consigliera di Realtà Italia ha dichiarato appena 7.343 euro di reddito. Sostanzialmente, la figlia del più noto Nino Anaclerio, vive di quel che guadagna dall’attività politica, cioè dai gettoni che si riscuotono per commissioni e consigli comunali.

E non se la passa bene manco un’altra giovane donna del consiglio, Ilaria De Robertis, la consigliera che nel luglio scorso ha sbattutola porta in faccia al Pd ed è passata al Gruppo Misto. La cantante, perché questa è la professione della De Robertis, ha prodotto nel 2015 un reddito di appena 8.032 posizionandosi al secondo posto come più «povera» del Palazzo e precedendo, di una manciata di euro, il grillino Sabino Mangano che con i suoi 8.641 euro dichiarati è il partito meno appetibile tra gli uomini dell’emiciclo. È testa a testa, invece, tra le due pantere dell’assise, politicamente agli antipodi. La rampante e forzista Irma Melini, dichiarando 56.244 euro e, con una differenza di appena 108euro, supera la piddina Maria Maugeri il cui reddito ammonta a 56.136 euro. Ma le due battagliere consigliere si lasciano dietro, e non di poco, il fenomeno di Triggiano, Anita Maurodinoia, che, nonostante la capriola dal Movimento Schittulli al nuovo gruppo «Sud al Centro», si porta a casa appena 37.954 euro. Spiccano, per consistenza dell’importo, anche le dichiarazioni di Lucio Smaldone ( Sud al centro) con 118.861 euro, di Francesco Giannuzzi ( Decaro per Bari) e i suoi 76.892 euro dichiarati , di Salvatore Campanelli che denuncia 83.331 euro e del suo collega, sempre lista «Decaro per Bari», Giuseppe Cascella che dichiara 83.094 di reddito complessivo. Ma ciò che fa la differenza, a parte i redditi, sono le posizioni lavorative.

Ed ecco che si apre un problema particolarmente sentito negli Enti pubblici e riguarda la differenza tra i politici che vivono solo di politica e quelli che accumulano redditi e posizioni. Diverso è il caso dei liberi professionisti. Ma un dipendente, pubblico o privato, grava particolarmente sulle casse di un’amministrazione. In questo caso, del Comune.

Molti consiglieri in carica sono dipendenti di Asl, banche, società ferroviarie, scuole e via dicendo. Ebbene, per un consigliere che si assenta dal suo posto di lavoro per andare in commissione o in consiglio comunale, il Comune paga al suo datore di lavoro le ore in cui è stato assente. In sostanza, alla fine del mese, un consigliere che ha un contratto da qualche parte, si ritrova sul conto corrente sia l’accredito del regolare stipendio che l’indennità da consigliere. E diciamo anche che, molti consiglieri, hanno quasi dimenticato l’indirizzo della propria sede di lavoro. Si, insomma, non ci vanno quasi mai e, comunque, ove mai ci andassero solo per qualche ora, non ci perdono nulla in termini economici. Il libero professionista, invece, rischia di suo, meno tempo dedica alla sua attività andando in Comune, meno fatturerà. E allora, si pone l’annosa questione: è meglio arruolare politici che vivono solo di quel che guadagnano dalla politica o è giusto accettare seraficamente chi accumula più stipendi giocando su tutte le ruote? Ma se fosse più giusta la prima opzione, non si tratterebbe forse di alimentare quella famosa casta che per anni si è cercato di sconfiggere proprio aprendo i palazzi alla società civile? E mentre all’interno del palazzo crescono faide e malumori, desta preoccupazione la dichiarazione dei redditi di Dora Savino, la Cenerentola della giunta. Appena 17.059 euro per l’assessore al Bilancio. Non è che per far quadrare i conti del Palazzo, si è dimenticata dei suoi? Speriamo che l’assessore Maselli, ogni tanto, le offra almeno un pranzo o un caffè.

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