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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 10:27

Il nuovo film di Sergio Rubini oggi alla festa di Roma (il 19 novembre in sala) L'intervista su «Dobbiamo parlare»

Il nuovo film di Sergio Rubini oggi alla festa di Roma (il 19 novembre in sala) L'intervista su «Dobbiamo parlare»

Doppia coppia in interno notte, mossa da un imperativo che è croce e delizia (più croce) dei rapporti sentimentali: Dobbiamo parlare. È il titolo del nuovo film di Sergio Rubini, 55 anni, che stasera viene presentato in anteprima alla Festa di Roma, città dove è ambientato (ogni tanto, niente Puglia). Prodotto dalla «Palomar» di Carlo Degli Esposti, Dobbiamo parlare sarà nelle sale il 19 novembre distribuito da «Cinema», la nuova società di Valerio De Paolis. Poi il 25 novembre al teatro della Pergola di Firenze debutterà Riprovando «Dobbiamo Parlare», che porta in scena più o meno il copione del film, con i medesimi attori (stranamente la tournée non prevede al momento tappe in Puglia). Si chiuderà così un cerchio creativo e produttivo apertosi alla vigilia delle riprese con Provando «Dobbiamo parlare», un sapiente «rodaggio» per sei serate su un palcoscenico marchigiano, memore dell’iter dal teatro al cinema che scandì il successo di La stazione, il primo film di Sergio, giusto venticinque anni fa.

Il testo è firmato da Rubini con la sceneggiatrice barese Carla Cavalluzzi e con Diego De Silva, l’autore napoletano noto per l’antieroica «Trilogia» dell’avvocato Malinconico edita da Einaudi. Sullo schermo Sergio Rubini e Isabella Ragonese interpretano la coppia meno strutturata, Fabrizio Bentivoglio e Maria Pia Calzone (l’avrete vista in Gomorra – La serie) compongono quella più matura e, almeno sulle prime, più in crisi. I personaggi. Uno scrittore di successo e la compagna trentenne che è anche sua collaboratrice e ghost writer. Un famoso cardiochirurgo, fedifrago e disincantato fino al cinismo, e la moglie dermatologa che lo ha appena colto in flagrante grazie ai soliti sms.

Il film si svolge «tutto in una notte» nell’attico in affitto dello scrittore che un po’ fa lo «Struzzo» (tra l’altro in un piccolo ruolo appare il direttore editoriale di Einaudi Stile Libero, Paolo Repetti). L’unità di tempo, di luogo e di azione costituisce il sostrato essenziale del meccanismo narrativo che si dispiega fra recriminazioni e rivelazioni, ambizioni e agnizioni.

La tragicommedia approderà a una fuga salvifica, non sveliamo di chi, e a un dubbio atroce: «dobbiamo parlare», sì, ma non era meglio tacere? I pesciolini rossi nell’acquario e sulla locandina del film che ne dicono?

[o. iar.]

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