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Giovedì 23 Novembre 2017 | 01:08

Regione, addio al «derivato» salta il contratto con Merrill

Regione, addio al «derivato» salta il contratto con Merrill
BARI - La Regione dice addio al contratto derivato con Merrill Lynch, sostituendolo con un più tranquillizzante mutuo presso Cassa depositi e prestiti. Dopo una fase di studio durata più di un anno, stamattina la giunta ha dato il via libera alla ristrutturazione del debito con la sottoscrizione del contratto per il riacquisto delle obbligazioni emesse nel 2003 per coprire il debito della sanità. Un’operazione su cui il governo Fitto, all’epoca, si coprì poi dal rischio di aumento dei tassi stipulando appunto un derivato.

La ristrutturazione del debito, resa possibile da una norma inserita nel decreto Competitività del 2014, è stata studiata dalla Lombardia per tutte le Regioni interessate. Prevede che un pool di banche internazionali (Citigroup, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Barclays), assistite dallo studio Allen&Overy, provveda al riacquisto delle obbligazioni utilizzando la provvista finanziaria messa a disposizione dallo Stato. In una prima fase, gli intermediari finanziari pubblicheranno un «tender» per raccogliere le disponibilità dei detentori dei titoli alla rivendita. Successivamente, verrà stabilito il valore dei titoli obbligazionari e la Puglia - come le altre Regioni - darà l’ok al riacquisto definitivo e alla successiva chiusura del contratto derivato con Merrill Lynch.

Stavolta, per evitare la figuraccia fatta nel 2011 quando il derivato finì sotto la lente della Procura di Bari, la Regione si è fatta tradurre dall’inglese i documenti presentati dal pool di banche. Dal 2003 i soldi per ripagare il prestito obbligazionario da 870 milioni vengono accantonati nel sinking fund (il paniere) del derivato, che a sua volta trasforma da variabile in fisso il tasso di interesse la cedola che la Regione paga ogni 6 mesi agli obbligazionisti. È Merrill Lynch a decidere come investire i soldi contenuti nel sinking fund: dopo la transazione del 2012, nel fondo di ammortamento ci sono Btp al 2,6%. Alla scadenza, febbraio 2023, andrà ripagato il capitale iniziale: se quel giorno il valore del fondo sarà inferiore ai 870 milioni, la Regione dovrà metterci la differenza.

Oggi il derivato è positivo, ma 8 anni sono lunghi. La ristrutturazione permetterà di sostituire le obbligazioni con titoli di debito dello Stato: il creditore delle Regioni diventerà il ministero dell’Economia che per questo emetterà Btp a 30 anni per un valore pari al residuo del prestito obbligazionario. Ci guadagnerà lo Stato (che lucrerà sulla differenza tra il tasso del Btp e gli interessi del mutuo) ma anche la Regione, che oltre ad azzerare il rischio- derivato spalmerà su 30 anni ciò che oggi deve restituire in 9. [m.scagl.]

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