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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:42

Puglia, il «no» bipartisan a chiudere altri ospedali «Serve la spending review»

Puglia, il «no» bipartisan a chiudere altri ospedali «Serve la spending review»
BARI - Mettere le mani nelle tasche dei pugliesi «sarebbe profondamente ingiusto». E la chiusura massiccia dei piccoli ospedali, evocata come ultima ratio dal governatore Michele Emiliano, «creerebbe un problema di assistenza sul territorio». E dunque, dice Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale, di fronte al rischio di un maxi-buco da 200 milioni di euro, la soluzione è unica: «Tagliare la spesa farmaceutica e ridurre gli sprechi».

L’allarme lanciato lunedì da Emiliano è ormai un tema politico centrale. Perché dopo la semestrale che indica per il sistema sanitario pugliese un «rosso» di 80 milioni di euro è un campanello d’allarme che suonerà il 5 novembre a Roma, al tavolo di verifica del ministero dell’Economia: a deficit devono corrispondere coperture, pena un commissariamento (e un nuovo Piano di rientro) che il governatore pugliese è deciso ad evitare «a ogni costo».

Il tema sarà posto anche al Consiglio regionale, che dovrà condividere le decisioni di Emiliano. Amati riconosce che nel disavanzo farmaceutico c’è una parte «oggettiva» (i farmaci anti-epatite C) e una parte «che si distribuisce tra farmaci oncologici e biologici di ultima generazione», su cui ci sono «problemi etici per l’utilizzo di quei farmaci che nelle fasi terminali della malattia non risolvono ma al limite offrono settimane di vita in più». Tuttavia, la spesa farmaceutica pugliese (nel 2014 ha superato il tetto di 119 milioni) è «sproporzionata, per cui è lì che l’intervento deve indirizzarsi: eventuali provvedimenti di razionalizzazione della rete non sono idonei a compensare gli sprechi». L’alternativa è, appunto, l’incremento delle tasse: «In Puglia - dice Amati - esiste un’ampia disponibilità teorica, ma sarebbe alquanto ingiusto mettere le mani nelle tasche dei cittadini per contenere una spesa obiettivamente esagerata e fuori controllo».

Sul punto ieri è intervenuto anche il deputato salentino Rocco Palese, assessore regionale al Bilancio ai tempi di Fitto: «Dove sono finiti - si chiede - gli oltre 2 miliardi di euro di tasse regionali aggiuntive pagate dai pugliesi negli ultimi otto anni per ripianare il deficit sanitario?». «Si parla solo degli 80 milioni di splafonamento di spesa farmaceutica - prosegue il deputato salentino - senza considerare l'enorme quantitá di altre risorse sperperate dalle Asl in spese non prettamente di carattere sanitario».

Palese chiede che la Regione prepari «una due diligence sui conti»: «Mentre si cerca in tutta Europa il supermanager più adatto a guidare la sanità pugliese, bisognerebbe mettere al lavoro almeno un ragioniere a fare di conto per evitare di continuare a prosciugare le tasche dei cittadini».

Il capogruppo regionale di Forza Italia, Andrea Caroppo, parla invece della «incapacità endemica del centrosinistra a tenere i conti in ordine: fino a quando era vigente il Piano di rientro che ha determinato tagli draconiani, la cintura era ben stretta. Non appena la Regione ha superato quella fase e le maglie si sono allargate, ecco che la gestione è tornata ad essere foriera di sprechi e sperperi divenuti ingestibili». Anche Caroppo intima l’altoltà a chiusure di ospedale e aumento delle tasse: «Serve, e non è più rinviabile, una spending review che elimini gli sprechi nella gestione del settore sanitario».

Dal centrodestra interviene anche il consigliere Luigi Manca, di Area Popolare, vicepresidente della commissione Sanità: «Emiliano - dice - nomini un assessore a tempo pieno e passi dagli annunci ai fatti, operando risparmi che potrebbero scattare già nell’immediato, per esempio uniformando i tempi di ricovero ai livelli standard, senza differenze incredibili e scriteriate da un ospedale all’altro e magari da un reparto all’altro dello stesso ospedale».

m.s.

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