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Martedì 21 Novembre 2017 | 07:30

Mafia, chieste 49 condanne a Bari per traffico di droga

Mafia, chieste 49 condanne a Bari per traffico di droga
BARI – Il pm antimafia di Bari Carmelo Rizzo ha chiesto 49 condanne a pene comprese fra 20 anni e un anno di reclusione per altrettanti presunti affiliati ai clan baresi Di Cosola e Stramaglia, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, tentato omicidio, traffico e spaccio di droga, porto e detenzione di armi da fuoco e da guerra. Le richieste di condanna sono state avanzate nel processo con rito abbreviato che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Bari. Per altri 21 imputati la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

La condanna più elevata, a 20 anni di reclusione, è stata chiesta per il boss Cosimo Di Cosola, fratello di Antonio, il capo del clan che da alcune settimane ha deciso di diventare collaboratore di giustizia. Condanne a 18 anni di reclusione sono state chieste per dieci imputati, fra i quali i pregiudicati Giuseppe Armenise, Davide e Antonio Bartolo, Giuseppe Pappagallo e Michelangelo Stramaglia, figlio del boss ucciso a Valenzano nell’aprile 2009.

Alcuni degli odierni imputati furono arrestati dalla Polizia, e molti di loro sono ancora detenuti, nel luglio 2014 nell’operazione ribattezzata "hinterland 2". Si tratta dell’evoluzione dell’indagine "hinterland" conclusasi a novembre del 2010 con 92 arresti che documentò i fatti da sangue che caratterizzarono l’estate del 2007 e l’autunno del 2008 quando le due famiglie criminali Di Cosola e Stramaglia erano in contrasto. Questa inchiesta, invece, ha ricostruito la successiva alleanza tra le i due clan. Oltre al traffico di armi e droga nei territori di Bari, Adelfia, Triggiano, Valenzano, Bitritto, Sannicandro di Bari, Giovinazzo, Bisceglie, Rutigliano, Palo del Colle, l’inchiesta ha accertato sospetti rapporti tra alcuni affiliati al clan e imprenditori locali che sarebbero stati costretti, pur non essendoci specifiche contestazioni di estorsione, ad assumere o ad acquistare determinati prodotti alimentari, come latte e farina. Dalle indagini è emerso anche che alcuni esponenti di spicco del clan Di Cosola si sarebbero spesi per procurare voti ad alcuni candidati alle elezioni amministrative di Adelfia del 2012.

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