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Giovedì 23 Novembre 2017 | 06:37

Processo escort, Berlusconi pagava casa della Began

Processo escort, Berlusconi pagava casa della Began
BARI – Donne trattate come merce, "consapevoli di essere oggetto di scelta", disposte a passare la notte con Silvio Berlusconi, e non solo, in cambio di un compenso. Per la Procura di Bari questa è prostituzione.

E' "uno spaccato triste", quello rappresentato dagli atti del processo 'escort' sulle serate nelle residenze dell’ex presidente del Consiglio. Per i reati, a vario titolo contestati, di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione sono imputate sette persone, i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini, le attrici Francesca Lana e Letizia Filippi, il pr milanese Pierluigi Faraone, l’amico e socio in affari di Tarantini, Massimiliano Verdoscia e Sabina Began, la cosiddetta 'ape reginà delle feste del premier.

Proprio a proposito della Began, dall’udienza di oggi è emerso che l’appartamento da 1,4 milioni di euro da lei acquistato sarebbe stato pagato, in realtà, proprio da  Berlusconi. Quattro bonifici – ha ricostruito il maggiore della Guardia di Finanza Pietro Sorbello – fra agosto e novembre 2011 sono transitati da un conto corrente intestato al Cavaliere su quello di una società, la "Moon and Star srl", della quale l’ "ape regina" deteneva quote. L’investigatore ha riferito in aula che il Nucleo di Polizia valutaria di cui all’epoca faceva parte, stava svolgendo accertamenti su numerose segnalazioni per operazioni sospette riguardanti politici, fra i quali Berlusconi. E’ così che hanno scoperto i quattro bonifici che hanno consentito alla "Moon and Star" di cui Sabina Began era socia di acquistare l’immobile nel centro di Roma, proprio nel periodo in cui la Procura di Bari indagava sulle feste a casa dell’ex Cavaliere.

"Dopo oltre un anno dall’avvio del processo e di una lunga ed estenuante istruttoria, ci tocca oggi l’onere di dimostrare il mercimonio di donne in cambio di vantaggi economici", ha quindi detto il pm Eugenia Pontassuglia nella requisitoria, parlando di "elementi di prova univoci", "fatti chiari e una realtà ben delineata fra l’agosto 2008 e il maggio 2009", con riferimento soprattutto al "rapporto fra Tarantini e Berlusconi". La Procura di Bari ritiene infatti che "ciascuno dei partecipi (alla presunta associazione per delinquere – ndr) aveva come obiettivo la realizzazione di scopi personali" e per Tarantini questi si sono concretizzati in "incarichi istituzionali" (mai ottenuti - ndr) e poi nella "possibilità di ottenere tramite Berlusconi rapporti di tipo affaristico con la protezione civile e Finmeccanica, attraverso la prostituzione di giovani donne".

Nella ricostruzione dei fatti, basata sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, su documenti e testimonianze, la Procura ha sottolineato che "Tarantini veniva indotto a scegliere le ragazze da Berlusconi, era lui (l'ex premier, ndr) indirettamente a reclutarle", previa "verifica delle caratteristiche fisiche" e successivamente dando "istruzioni sull'atteggiamento da tenere e sull'abbigliamento da indossare". Tarantini, ha sostenuto la Procura, avrebbe avuto dunque il ruolo di "intermediario fra le ragazze e il cliente, l'utilizzatore finale Silvio Berlusconi".

La requisitoria, iniziata con la ricostruzione del primo dei 27 episodi ricostruiti dall’accusa a Palazzo Grazioli, Arcore e Villa Certosa, proseguirà il prossimo 19 ottobre.

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