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Giovedì 23 Novembre 2017 | 21:38

Bari, il boss Di Cosola decide di vuotare il sacco Collaboratore per amore della moglie

Bari, il boss Di Cosola decide di vuotare il sacco Collaboratore per amore della moglie
di Giovanni Longo

BARI - Il boss barese Antonio Di Cosola si è pentito. E gli uomini del suo suo clan, ma anche di quelli rivali, tremano. Traffici illeciti e, forse, anche nomi e cognomi di esecutori e mandanti di omicidi. I segreti custoditi in cella dove il capo indiscusso dell’omonimo è detenuto da tempo in regime di carcere duro stanno per essere svelati agli inquirenti. Una decisione non improvvisa, pare, ma meditata sin da quando, lo scorso aprile, a Di Cosola, 61 anni, è stato notificato un nuovo ordine d’arresto. Non lo avrebbero preoccupato più di tanto le accuse contestata dall’Antimafia barese. Perché nell’elenco delle 60 persone arrestate figurava anche sua moglie. Rocca Palladino, di 49 anni, secondo l’Antimafia barese era custode ed esecutrice degli ordini e delle raccomandazioni ricevute dal marito detenuto. Gestiva le finanze in modo tale che nessuno rimanesse a bocca asciutta e che le famiglie legate al clan ricevessero il giusto sostegno, ritiene l’accusa. Il cerchio intorno a lui stretto dai Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale si è fatto sempre più opprimente.Anche perché nelle scorse settimane, da un’altra donna, è arrivato un altro colpo al clan Di Cosola. Si è pentita, infatti anche Lucia Masella, moglie di Antonio Battista, nipote del boss Di Cosola. Dopo un breve periodo di detenzione in carcere le sono stati concessi gli arresti domiciliari ed è a questo punto, per dare un futuro diverso ai propri figli, che avrebbe deciso di collaborare con la magistratura.

Al di là delle motivazioni che hanno indotto il boss a collaborare con la giustizia, il «peso specifico» delle sue dichiarazioni potrebbe essere di assoluto rilievo. Perché provengono dal capo di uno dei clan più agguerriti in città. Solo i boss Mimmo Strisciuglio e Savino Parisi, anche loro detenuti da tempo, resistono alle «sirene» della collaborazione.

La decisione del boss, detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sassari risale ad alcune settimane fa ma è stata resa nota ieri mattina durante l’udienza preliminare a 29 pluripregiudicati baresi in gran parte appartenenti al suo clan e accusati di omicidi, tentati di omicidio e altro. Di Cosola, collegato in videoconferenza con l’aula del Tribunale di Bari, ha comunicato al giudice Annachiara Mastrorilli, la revoca del proprio difensore e la nomina di un nuovo avvocato. Il boss ha già rilasciato le prime dichiarazioni agli inquirenti ma i verbali con le sue rivelazioni non sono ancora stati depositati.

Antonio Di Cosola è stato coinvolto nelle più importanti inchieste sulla mafia barese e già condannato in via definitiva in diversi procedimenti. Su di lui pendono ancora i processi relativi al business del «caro estinto», nell’ambito del quale la Procura ha chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso (il prossimo 5 ottobre è attesa la sentenza), quello sul traffico di droga nell’hinterland barese e sul racket dei videopoker. Il boss fu coinvolto (poi assolto con rito abbreviato) anche nell’inchiesta Domino, insieme con Savino Parisi (ancora imputato in quel processo). Il suo nome spunta anche nel vecchio processo «Conte Ugolino». Traffico di droga, ma anche videopoker e cemento scadente imposto alle impres edili. Queste le attività che secondo l’Antimafia sarebbero il core business del clan. Chissà cosa il boss, neopentito, potrà aggiungere alla lista. E chissà come la geografia criminale potrà cambiare.

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