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Giovedì 23 Novembre 2017 | 06:35

Pd, sfida per il dopo-Emiliano Il leader pensa a Minerva ma la Gentile tentata dalla corsa Video: c'era una volta...

Pd, sfida per il dopo-Emiliano Il leader pensa a Minerva ma la Gentile tentata dalla corsa Video: c'era una volta...
di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Ha preso la bellezza di 60.343 voti alle ultime Europee, correndo in «tripletta» con Elena Gentile e il campano Massimo Paolucci. Non ce l’ha fatta, mentre lei - l’ex assessore regionale alla Sanità - ha varcato le porte di Strasburgo con 148.477 voti. Ma ora Stefano Minerva, classe 1986, da Gallipoli potrebbe riprovarci per una poltrona decisamente più difficile e meno remunerativa: quella di segretario regionale del Pd.

La benedizione di Michele Emiliano pare ci sia anche questa volta, visto l’impegno che il giovane democratico (in prima fila nei Gd) ci ha messo anche nelle ultime regionali, aprendo circoli e battagliando per far stravincere il suo leader. Ed ora il governatore sarebbe pronto a ricambiare i suoi sforzi, incoronandolo suo successore alla guida del partito pugliese previo passaggio dalle primarie del prossimo 29 novembre. L’identikit tracciato dal «mentore» pare coincidere proprio con lui (e con quelli di due giovani del Pd barese, Domenico De Santis e Ubaldo Pagano). Emiliano, infatti, nei giorni scorsi ha escluso perentoriamente l’ipotesi che possa essere un parlamentare o un consigliere regionale a correre da segretario in virtù del doppio incarico (che, per la verità, ha riguardato sia lui che Sergio Blasi, ma tant’è) e ha puntato sulla giovane età, magari con un tocco di «prestigio personale – ha aggiunto – che puo’ derivare anche da imprese elettorali recenti». E ancora: né troppo fedele a Renzi, né troppo fedele a me, scandiva, esaltando la necessità di un leader in grado di tenersi equidistante sia dalle «pressioni» romane che da quelle baresi. Chi, dunque, meglio di Minerva, un tempo molto vicino al presidente del partito Matteo Orfini (dunque non marcatamente renziano, semmai «giovane turco») e, per questo, non imputabile dal partito nazionale al controllo «emiliano»?

Caso vuole che Minerva, qualora dovesse arrivare la conferma, dovrà vedersela con tutta probabilità proprio con Elena Gentile, che lo aveva fiancheggiato alla Europee. La quale, da tempo in rotta con Emiliano (prima per vicende foggiane, poi per la china presa dal governatore sulla sanità) è intenzionata a non mollargli l’intero partito nelle mani e, forte di quei 150mila consensi raccolti alle Europee in barba ai desiderata del leader pugliese, a cimentarsi anche lei con le primarie, seppure indebolita dall’uscita di Pippo Civati - il suo referente romano - dal partito. In mezzo ai due, ovviamente, le ambizioni di consiglieri regionali o parlamentari che sperano Emiliano cambi idea sulla loro esclusione. E, soprattutto, alla ricerca di un aggancio con Roma, viste le difficoltà che hanno tutti i cosiddetti «renziani» pugliesi a trovare un’interlocuzione da quelle parti. Ecco, dunque, affacciarsi l’ipotesi Fabiano Amati o, dinanzi alla possibile discesa in campo della Gentile, quella di un altro parlamentare foggiano, Michele Bordo. E se Antonio Decaro è l’unico in grado di tenere il filo diretto con Roma, non è da escludere che arrivi proprio da lui - intenzionato a non cimentarsi nonostante il pressing esercitato sinora da entrambe le parti - un nuovo nome, un giovane (ma di esperienza) gradito a Renzi (e al braccio destro Luca Lotti) che potrebbe portare il vessillo renziano ai gazebo pugliesi. L’impresa, però, non sarà facile: ogni candidato dovrà presentarsi con liste provinciali collegate. Voti, insomma, da raccogliere in tutti i territori e, soprattutto, una buona dose di coraggio a misurarsi col candidato del governatore. Ecco perché la situazione è fluida e, probabilmente, è lo stesso Emiliano a far girare i nomi, per sondare il terreno nel partito e studiarne gli effetti prima di negoziare con Roma per il tramite di Decaro e poi - trovato l’uomo della mediazione - tirare l’asso dalla manica.

Di certo fa sorridere, qualora l’imprimatur andasse a Minerva, immaginarlo alla guida del partito così come fece nel 2008 alla protesta studentesca a Lecce contro l’aumento delle tasse: sollecitato dai suoi compagni e a beneficio della telecamera, si calò i pantaloni sotto il rettorato esibendo tanto di slip nero e indicando l’imponente lato b quale vero «destinatario» della decisione presa dall’Ateneo (http://youtu.be/pfe_Ig0nBqs). Guardatelo e pensate per un attimo alle foto del passato (Massimo D’Alema che sfila nei cortei durante gli anni di piombo) o a video meno seri pure circolati su internet (il giovane Matteo Renzi alla «Ruota della Fortuna» di Mike). Sarebbero mai stati capaci di tanto ex o neo-segretari del Pd? Esilarante. Chissà che ne penseranno a Largo del Nazareno

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