Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 05:11

Via la «pelle nera» in Olanda dalla festa di San Nicola

Via la «pelle nera» in Olanda dalla festa di San Nicola
di Enrica Simonetti

BARI - Via la pelle nera dalla Festa di San Nicola, sarebbe razzista. A noi, che vediamo il nostro Santo come un vero «ponte» tra Oriente e Occidente, sembra una boutade. Ma la decisione è stata presa in Olanda e riguarda il loro «Nicola» dalla barba bianca, quel simil Santa Claus che ogni dicembre arriva nelle piazze del Nord Europa portando doni ai bambini. L’Aia è la prima città in cui quest’anno la festa non vedrà più i volti dei bimbi neri e riccioluti accanto al barbuto «Sinterklaas». Tutte le scuole sono d’accordo: niente più «Schwartz Piet», niente più servitori di colore con Nicola; meglio essere neutrali e politically correct, quindi banditi gli «abbronzati» (per dirla alla Berlusconi).

Anche se la tradizione antica vedeva l’arrivo del Santo accompagnato dai due «Piet» neri, l’iconografia europea dovrà mutare. «Ogni bambino, indipendentemente dal colore o razza, deve sentirsi a proprio agio durante il Sinterklaas», ha detto Gerard Drielen presidente della Fondazione per l’Educazione Cristiana.

Pensate che del caso si sono occupate persino le Nazioni Unite, tanto che la decisione arriva dopo un rapporto Onu in cui si afferma che il governo olandese deve combattere attivamente gli stereotipi collegati al colore nero. Si tratta, si sostiene, di caratteristiche che ricordano i drammi della storia della schiavitù. «Anche una tradizione culturale radicata non giustifica le pratiche discriminatorie e gli stereotipi», è stato annunciato.

L’Olanda in queste ore si sta dividendo tra favorevoli e contrari e non si sa ancora cosa faranno gli altri Paesi, come ad esempio il Belgio, dove in una deliziosa cittadina delle Fiandre che porta proprio il nome di San Nicola, Sint-Niklaas, esiste persino una vera e propria Casa del Santo, con migliaia di bambini che vanno a visitarla e imparano le tradizioni del passato. Sì, tradizioni che tra l’altro sembrano così lontane e al tempo stesso sono così vicine alle nostre nicolaiane.

La figura di «SinterKlass», differente dal nostro Nicola, ad esempio, risale solo al 1850 e quindi sarebbe molto più «giovane» del patrono barese dei miracoli. Però basta incrociare alcuni studi ed ecco che le differenze si spengono: per esempio, già nel XV secolo si festeggiava qualcosa di simile ad Amsterdam e lo stesso padre Gerardo Cioffari, grande studioso nicolaiano, ha raccontato in un suo volume l’excursus lungo diversi secoli, legato alle tradizioni nicolaiane e capace di partire dal 500 a.C. per giungere sino a Babbo Natale, passando attraverso i re Magi e San Nicola.

I «servitori» di colore della festa europea sono invece dei paggetti «Black Pitt» (o Zwarte Piet in fiammingo), i cui volti risultano anneriti dalla fuliggine del passaggio attraverso i camini (quante analogie con la nostra Befana!). Ora dovranno ripulirsi, almeno in Olanda, dove però la polemica è ormai innescata. Il politico Richard de Mos (del gruppo partito locale «The Moss») ha lanciato una petizione per invertire la decisione, definita «inaccettabile».

E dire che invece un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, due anni fa era arrivato al punto di chiedere l’abolizione della festa di San Nicola nei Paesi Bassi, adombrando una sorta di razzismo collettivo. Quello stesso anno, il saggista e studioso nicolaiano Herman Cole aveva raccontato anche un episodio curioso: le Poste olandesi hanno messo in vendita un set di francobolli tematici dedicati alla festa disegnati dall’artista Max Kisman e - guarda caso - quello che raffigurava lo «Zwarte Piet» non era nero, ma... viola!

Insomma, una voglia di cancellazione del «nero» serpeggia nel mondo e speriamo che sia ispirata ad un’autentica passione egualitaria. Alcune idee sembrano peccare di esagerazione. È dell’altro giorno, ad esempio, la notizia arrivata dal mitico teatro «Metropolitan» di New York, dove si è deciso di rompere con una salda tradizione della lirica e cioè quella dell’Otello moro. Il tenore lettone Aleksandrs Antonenko non canterà la parte del «Moro» di Venezia truccato da nero e l’opera di Verdi sta andando in scena per la prima volta in «bianco». Via la pelle nera dall’Otello, via da San Nicola. Ma quando saremo tutti bianchi e felici, avremo davvero abbattuto tutti i muri? O preferiamo solo illuderci di farlo?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione