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Lunedì 20 Novembre 2017 | 01:24

La polemica

Il Comune diffida l'Asi
«Fuori Antonio Azzollini
dal Cda del Consorzio

La giunta: da senatore è incompatibile con il Consiglio di amministrazione

Lucrezia D’Ambrosio

MOLFETTA Il senatore Antonio Azzollini non può fare parte del consiglio di amministrazione del Consorzio Asi. Anzi non doveva farne parte già da un pezzo. A sollevare la questione è il Comune che ha diffidato il Consorzio per, lo puntualizza una nota, «ripristinare la legittima composizione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Asi di Bari, del quale fa parte il Sen. Antonio Azzollini, eletto a novembre del 2011 (quando era sindaco di Molfetta) e tutt’ora in carica nonostante la sopravvenuta incompatibilità».

Il Comune di Molfetta, a ragion del vero, aveva formalmente sollevato la questione della incompatibilità del Senatore Antonio Azzollini nel corso dell’Assemblea Generale dell’Asi, già il 5 maggio 2014, invitando il Presidente «ad assumere – continua la nota – ogni opportuno provvedimento per ripristinare la regolarità, senza però che si sia mai assunta nessuna concreta iniziativa a riguardo».

Eppure la legge sancisce che «le cariche di deputato o di senatore sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore a cinquemila abitanti».

Il senatore. Antonio Azzollini è stato rieletto, nel 2013, al Senato della Repubblica e, pertanto, sarebbe incompatibile con la funzione di Sindaco di un Comune come Molfetta. «In conseguenza di questo - puntualizza la nota - e in applicazione dell’articolo 13 dello Statuto dell’Asi, egli è evidentemente anche incompatibile a ricoprire la carica di Consigliere di Amministrazione del Consorzio».

Insomma, «la illegittima composizione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Asi non può più protrarsi».

Risultato: il Comune di Molfetta ha incaricato l’avvocato Giulio Calvani di attivare la procedura stragiudiziale, «invitando anche la Regione ad assumere i provvedimenti opportuni dal momento che l’art. 17 della Legge Regionale n. 2/2007 prevede espressamente poteri di controllo e vigilanza in capo alla Giunta regionale “in caso di gravi e persistenti irregolarità”, riservandosi, con provvedimento successivo apposito, l’attivazione di azioni giudiziarie nel caso in cui – conclude la nota - l’iniziativa assunta non dovesse sortire effetto alcuno». Ora non resta che aspettare per capire cosa accadrà.

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