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Sabato 18 Novembre 2017 | 07:42

Guerra del moscato fra Puglia e Piemonte

Guerra del moscato fra Puglia e Piemonte
di Eustachio Cazzorla

CISTERNINO - Disfida del Moscato fra Puglia e Piemonte. La questione ruota attorno alle eccedenze di produzione del moscato Docg piemontese (i cosiddetti “superi”). Questa quota non solo fa da calmiere sui prezzi del Moscato a livello nazionale e internazionale, ma di fatto impedisce la vendita del prodotto pugliese verso il Nord. Questo è quanto ribadisce l’associazione dei produttori vitigno moscato di Puglia presieduta dall’enologo Angelo Calella che minacciano di interessare della questione l’Antitrust. I superi, detti anche “riserve vendemmiali”, sono eccedenze in deroga al decreto legislativo di tutela delle denominazioni di origine.

Consentendo l’utilizzo della parola varietale “Moscato” invece di “Mosto generico” nella determina della Regione Piemonte, secondo i pugliesi viene realizzata una distorsione del mercato «in quanto il prodotto viene venduto senza una dequalificazione come invece è previsto dalle norme nazionali di vendita» dice Calella.Infatti i produttori pugliesi di moscato dequalificano il prodotto da Igp a semplice “varietale moscato” e così può uscire dai confini regionali ed essere spumantizzato altrove con la stessa denominazione. Ma in questo caso, i “superi” piemontesi diventerebbe di fatto una barriera commerciale al prodotto Moscato tracciabile negli appositi registri nazionali secondo la Circolare ministeriale n. 11691 del 2 agosto 2013. E la questione delle eccedenze quest’anno potrebbe essere ancora più pesante rispetto a un anno fa.

Il Piemonte avrebbe autorizzato il massimo della resa in più permesso, ossia il 20%. E quindi dei 120 quintali ettaro, 100 sarebbero destinati alla Docg Asti e addirittura 20 alle eccedenze rispetto allo scorso anno quando il rapporto su 115 quintali ettaro contro 5 si eccedenze. Una quota, per quest’anno, visibilmente maggiore e che secondo i produttori pugliesi di moscato, metterebbe una pietra tombale sulle loro possibilità di commercio fuori dai confini regionali visto che la maggior parte del prodotto prende proprio la via del Piemonte.

I pugliesi chiedono l’intervento diretto nella questione, dell’assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia e del presidente della Commissione regionale Agricoltura Donato Pentassuglia affinché la parola Moscato non sia più applicata ai “superi” piemontesi come peraltro dovrebbe essere previsto per legge. «Il rischio – secondo Calella – è sempre quello di avere produzioni di uve di ottima qualità che rischia di essere invenduta dopo avere già sopportato i costi di lavorazione».

I produttori pugliesi di moscato, secondo quanto riportato da Calella sono molto preoccupati «da Foggia in giù, passando per Trani e il tarantino e fino alla Valle d’Itria».

E per scongiurare il collasso del mercato pugliese del moscato, a metà agosto l’associazione dei produttori di moscato ha inviato due missive in cui si diffidava la Regione Piemonte dal riproporre l’uso della denominazione Moscato ma anche Malvasia nella determina che stabilisce le uve eccedentarie della Docg. E ciò per meglio differenziare la produzione base della Docg dell’Asti spumante da quella eccedentaria che andrebbe quindi indicata in maniera generica come mosti di uva parzialmente fermentata e senza l’indicazione appunto della parola “Moscato”.

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