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Domenica 19 Novembre 2017 | 15:00

Regione, stop ai «missionari» niente segretari da fuori Bari

Regione, stop ai «missionari» niente segretari da fuori Bari
BARI - La sede di lavoro dei segretari particolari degli assessori deve essere Bari, perché la Regione non intende più pagare indennità di missione da migliaia di euro al mese. Con una lettera di tre pagine, Michele Emiliano ha parlato a nuora (i suoi assessori) perché suocera intenda: il problema del personale addetto alle segreterie politiche riguarda infatti il Consiglio, su cui il presidente della Regione può esercitare solo una sorta di moral suasion. Ma la lettera, indirizzata «per conoscenza» al presidente dell’assemblea, Mario Loizzo, ha sollevato una rivolta in via Capruzzi. Dove proprio stamattina l’ufficio di presidenza si riunisce per prendere una decisione.Fino alla scorsa legislatura, come noto, presso le segreterie dei gruppi consiliari erano in servizio 90 «missionari». Sono dipendenti regionali che hanno residenza e sede di lavoro in altre province, ed a cui una vecchia norma concedeva un trattamento di tutto rispetto: oltre ai 209 euro di indennità di «specifiche responsabilità», pagata anche ai «baresi», i missionari per oltre un decennio hanno avuto diritto a straordinari, rimborsi carburante e buoni pasto (in totale anche 1.500-1.600 euro in più al mese). Un sistema che costa circa 1,5 milioni per le sole indennità aggiuntive, da sommare alla spesa per gli stipendi: in tutto, quasi 4 milioni l’anno.

Finita la scorsa legislatura, però, tutti i missionari sono tornati alle sedi di partenza. Nel 2011, quando ha eliminato i vitalizi, la Regione aveva scelto di cambiare anche questo sistema: anziché usare i missionari, ciascun consigliere avrebbe potuto contare su 42mila euro annui (l’equivalente del costo di un funzionario di categoria D-6) per assicurarsi l’assistenza amministrativa.

Il problema è che il nuovo sistema è inapplicabile, perché la legge del 2011 è troppo generica. Per partire serviranno una nuova legge e un regolamento, oltre che parecchio tempo. E nel frattempo nelle stanze di via Capruzzi non è rimasto quasi più nessuno: soltanto i presidenti di commissione, i componenti dell’ufficio di presidenza ed i capigruppo hanno il personale di supporto, mentre molti consiglieri devono mettersi in fila per trovare una segretaria disponibile a scrivere un’interrogazione. E così, capendo che si rischiava di tornare all’antico, Emiliano è partito in contropiede. «Ritengo utile - ha scritto nella lettera - invitare tutti gli assessori a non ricorrere all’utilizzo di dipendenti regionali con sede di servizio fuori dal capoluogo di Regione»: in caso contrario, ha scritto il governatore, per quel personale si procederà al «distacco-assegnazione provvisoria, con nuova sede di servizio ed il venire meno di eventuali rimborsi aggiuntivi».

«Sono certo che anche il Consiglio regionale saprà valutare con la dovuta attenzione» il problema del contenimento dei costi, ha poi chiosato Emiliano. Ma in via Capruzzi non l’hanno presa troppo bene. Intanto perché la lettera è arrivata venerdì mentre il presidente Loizzo era fuori sede. E poi perché anche molti consiglieri, a parole contrari agli sprechi, si erano già organizzati per recuperare in qualche modo gli stessi missionari, molti dei quali svolgono politica attiva negli enti locali del territorio: «Nessuna legge - osservavano ieri in molti - non proibisce di utilizzare personale assegnato ad altre sedi della Regione».

Proprio stamattina l’ufficio di presidenza del Consiglio dovrà decidere come comportarsi per dotare di personale i gruppi politici. L’idea, fino a ieri, era di copiare la legge della Campania, in cui è previsto che i gruppi possano assumere personale con contratto di diritto privato per tutta la durata della legislatura: le norme dovrebbero essere inserite nel riequilibrio di bilancio, nel frattempo - fermo restando il limite dei 42mila euro per consigliere - sarebbe stato preparato il regolamento di attuazione. Ma la lettera di Emiliano potrebbe avere effetti imprevedibili. Ma il governatore si è appellato alla spending review ed ha invocato la necessità di «un recupero di consenso da parte dei cittadini a fronte di fenomeni degenerativi dell’uso del denaro pubblico». Tradotto: chi vuole spendere soldi pubblici in indennità, dovrà spiegarlo agli elettori. [m.s.]

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