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Venerdì 17 Novembre 2017 | 21:53

Ha un figlio col cognato battaglia tra padri a Bari Uno legale, l'altro biologico

Ha un figlio col cognato battaglia tra padri a Bari Uno legale, l'altro biologico
di Giovanni Longo

BARI - L’ultima volta che ha potuto vedere chi per la biologia, ma non ancora per la legge, è suo figlio è stata oltre un anno e mezzo fa. Con la sua compagna, madre del bimbo, può incontrarsi solo quando il piccolo non c’è. E in pericolo - sostiene l’uomo - sarebbe il benessere psicologico di una creatura meravigliosa di soli quattro anni. Ma in ballo ci sono anche i diritti sanciti dalla Costituzione.

«Mi sembra di impazzire, ma sto lottando con tutte le mie forze per costruire una vita “normale” con la mia famiglia», dice Francesco, di 36 anni. «Non mi sembra di chiedere troppo».

La storia si consuma a Bari. Il più classico del «Lui, lei, l’altro», si è complicata, e di molto, per delle variabili non di poco conto. Perché «lui», Giuseppe, di 40 anni, e l’«altro», appunto, Francesco sono fratelli. E «lei», Claudia, di 36 anni, sposata con «lui», inizia una relazione con suo cognato. Dal loro rapporto, prima clandestino e adesso pubblico, nasce, appunto, il piccolo Massimo (tutti i nomi sono di fantasia), dichiarato viceversa figlio dell’allora marito della donna, all’epoca ancora sposati.

Per un po’ i coniugi proseguono regolarmente il menage familiare, fino alla rivelazione della donna e del padre naturale del piccolo: «La verità è che questo è nostro figlio».

Inevitabile la rottura, psicologica e ovviamente legale. «Da quel momento è stato sempre più difficile vedere il bambino». Il padre biologico chiede al Tribunale che venga disconosciuta la paternità del fratello e allega una perizia che attesta viceversa la sua paternità. La Procura, dal canto suo, ravvisa un altro profilo di illegittimità: il marito tradito avrebbe dichiarato il falso all’ufficiale dello stato civile. Il pm Manfredi Dini Ciacci ha chiuso le indagini, ipotizzando il reato di «alterazione di stato». Ma l’uomo nella causa civile insiste: «È figlio mio». Suo fratello lo smentisce: «Lui sa bene che non può essere così».

Intanto il procedimento per il disconoscimento va avanti e alle parole dei genitori biologici si aggiunge anche una prova scientifica. Dai test genetici «al di la di ogni ragionevole dubbio», giunge la conferma «con sicurezza assoluta (...) che il rapporto di paternità biologica» tra Francesco e Massimo «è da considerarsi provato».

Ma i tempi della giustizia sono quelli che sono. Un «sigillo» del Tribunale che vada in questa direzione manca ancora. Un limbo dal quale è davvero difficile uscire. Così accade che la causa di separazione (nel corso della quale Claudia ammette il tradimento, «Massimo è figlio nostro», dice anche ai giudici) si sovrapponga a quella di disconoscimento della paternità, intentata da Francesco contro suo fratello.

Il risultato è che un giudice ha affidato ad entrambi gli (ex) coniugi il minore, «con collocamento privilegiato presso la madre», prescrivendo tuttavia alla donna «di non proseguire alcun tipo di frequentazione» del cognato, suo nuovo compagno, «in presenza del figlio minore, su cui questi non può vantare allo stato alcuna pretesa». In sostanza il padre naturale non può ancora frequentare il figlio perché la legge non ha ancora stabilito con una sentenza che quello sia realmente suo figlio. Il bambino - è la tesi - potrebbe essere esposto ancora di più «al delicato e complesso dissidio familiare in atto tra i due fratelli».

«In ogni momento importante della vita del bambino - dice l’uomo - c’ero io, non ho mai fatto mancare affetto e dolcezza sino a quando mi è stato impedito di vederlo».

Francesco, assistito dall’avvocato Giovanni Signorile sta lottando con tutte le sue forze per rimediare a quella che ritiene una ingiustizia. «Il giorno del compleanno di mio figlio sono pronto a incatenarmi in Tribunale», annuncia. «Voglio solo stare con la mia famiglia e fare crescere serenamente mio figlio, un bambino che amo più della mia vita. Perché non posso?», dice Francesco. Una domanda che pesa come un macigno.

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