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Lunedì 20 Novembre 2017 | 18:16

La Puglia al ministero «Basta inceneritori»

La Puglia al ministero «Basta inceneritori»
di Massimiliano Scagliarini

BARI - La Puglia non ha bisogno di nuovi inceneritori, anche se sarà costretta ad accettare l’attivazione, la riattivazione o il raddoppio dei tre già esistenti. Ha invece un deficit in termini di impianti di compostaggio, che al momento non garantiscono il trattamento della frazione organica prodotta sul territorio. È questo il senso delle controdeduzioni che la Regione si prepara a inviare al ministero dell’Ambiente nell’ambito della procedura di consultazione sulla bozza di Dpcm che prevede, in tutta Italia, il via libera a 12 nuovi impianti per l’incenerimento dei rifiuti, uno dei quali proprio in Puglia.Gli uffici regionali hanno completato l’esame della bozza, ed hanno rilevato che il ministero si è basato su dati non corretti. Per la Puglia è infatti stato ipotizzato un fabbisogno di incenerimento pari a 250mila tonnellate l’anno, considerando come unico impianto esistente quello della Cisa di Massafra. Ma nel Dpcm non si fa alcun cenno all’inceneritore Eta di Manfredonia, già realizzato, che ha una capacità di 100.000 tonnellate annue ed è in fase di collaudo propedeutico all’entrata in esercizio. Né si considera l’impianto (pubblico) dell’Amiu di Taranto, oggi chiuso, ma a fronte di un finanziamento regionale già disponibile per i lavori di ammodernamento e messa a norma.

L’obiettivo della Regione è convincere il ministero dell’Ambiente a rivedere da 250.000 a 50mila tonnellate il fabbisogno effettivo di incenerimento della Puglia. Una quantità non casuale, perché non ha senso economico realizzarne uno per meno di 80mila tonnellate. Come si colma il gap? Con il co-incenerimento da parte dei cementifici (Buzzi-Unicem e Cementir), capace sulla carta di assorbire 50mila tonnellate l’anno anche se in questo momento - per via della crisi dell’edilizia - le quantità sono molto inferiori.

L’obiettivo del Dpcm, su cui si attende l’ok della Conferenza Stato-Regioni, è di avviare gli impianti fermi e di costruire tutti quelli necessari a creare un sistema integrato di trattamento. Per farlo, basandosi sull’articolo 35 dello Sblocca Italia, gli inceneritori vengono dichiarati impianti strategici: significa che il governo può scegliere dove e come realizzarli senza alcuna necessità di parere da parte delle Regioni. Se insomma il provvedimento passasse così com’è, in Puglia nascerebbe il quarto inceneritore.

Ma sulla base dei contenuti del Piano regionale, la Regione ritiene inutile questa possibilità. Certo, il via libera al Decreto comporterà l’ok definitivo al raddoppio di Massafra (c’è già una sentenza favorevole del Tar Lecce, ma pende ricorso in Consiglio di Stato), così come l’autorizzazione per Manfredonia: due impianti, è il caso di notare, riconducibili al gruppo Marcegaglia, vero padrone del ciclo dei rifiuti in Puglia.

La vera emergenza pugliese è però nel trattamento della fase organica dei rifiuti urbani. Qui, secondo l’assessorato all’Ambiente, c’è il problema inverso: la capacità di targa degli impianti è molto superiore alle quantità effettivamente assorbite, ad esempio a Grumo (420 tonnellate al giorno su un massimo teorico di 600) e a Lucera. È un punto delicato, perché la crescita della raccolta differenziata comporta anche un aumento dell’organico raccolto, con il risultato che alcuni bacini pugliesi potrebbero essere costretti ad andare fuori regione a costi stratosferici: portare l’umido in Veneto, per esempio, costerebbe 170 euro a tonnellata perché il trasporto incide per il 50% del totale.

L’emergenza per il rifiuto organico riguarda soprattutto il Salento. Tanto che per il fabbisogno della provincia di Brindisi, dove c’è un impianto di trattamento pronto e inutilizzato, la Regione ha chiesto aiuto ad Aqp, che ha un proprio impianto in cui gestisce i fanghi di risulta dei depuratori ed una certa capacità residua. Ma lo stesso problema si pone per il Leccese, dove gli impianti di compostaggio sono carenti: la Regione ha finanziato un centro da 30mila tonnellate a Galatina, ma i tempi per realizzarlo sono ancora lunghi.

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