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Giovedì 23 Novembre 2017 | 10:32

Le imprese agricole in tilt tra caporali e assegni a vuoto Foggia, agricoltori risarciscono i braccianti

Le imprese agricole in tilt tra caporali e assegni a vuoto Foggia, agricoltori risarciscono i braccianti
di Marco Mangano

BARI - Assegni a vuoto: è quanto è rimasto nelle mani di parecchi agrumicoltori di Palagiano. Come se non bastassero Imu, Irap e furti di prodotti e macchine, ora i produttori di quest’area del Tarantino restano vittime anche dei truffatori. E la scarsa (prossima allo zero) fiducia nella giustizia rende tutto più complesso. Pochi sporgono denuncia, molti si chiudono in se stessi, cedendo alla rabbia. Temono di essere derisi: «A che serve denunciare? Non li prenderanno mai. E, se anche li acciuffassero, quei galantuomini resterebbero impuniti e noi verremmo sbeffeggiati», affermano due imprenditori, vittime di truffe, che intendono conservare l’anonimato.

Alcuni commercianti si presenterebbero a Palagiano, stringerebbero accordi per l’acquisto delle arance e verserebbero assegni bancari a vuoto. I danni nella zona ammonterebbero a centinaia di migliaia di euro.

Ci sarebbero stati addirittura casi in cui la squadra di raccoglitori sarebbe stata allontanata dalle forze dell’ordine in conseguenza della scoperta dell’incapienza dell’assegno. In altri termini, gli operai avrebbero continuato a raccogliere arance pur avendo versato solo un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Il clima a Palagiano è tutt’altro che distensivo: la rabbia si mescola allo sconforto. E il silenzio regna sovrano. Un silenzio che il coordinatore del Tavolo Verde di Puglia e Basilicata, Paolo Rubino, ex parlamentare dei Ds, di Palagianello, non accetta: «È ora che i produttori denuncino le truffe. È tempo che si facciano coraggio. Però, si deve - ammonisce - evitare di sparare nel mucchio, in quanto ci sono commercianti perbene che non possono essere colpiti per colpa dei colleghi delinquenti».

Cosa fare quindi? «Rispettare alla lettera - afferma Rubino - la legge che prevede un contratto scritto per la vendita dei prodotti non a un prezzo inferiore ai costi di produzione. Ritengo, però, che vada riattivato uno strumento pubblico che consenta di consegnare gli agrumi a una struttura pubblica qualora il prezzo sia inferiore ai costi produttivi».

L’ex parlamentare ionico auspica un giro di vite sul piano delle sanzioni: «Bisogna radiare dall’albo i commercianti truffatori. Ciò non solo per pulire il mercato ma anche per evitare che l’immagine dei commercianti onesti venga di riflesso infangata».

Nessuno sconto per lo Stato: «Viviamo - dice ancora Rubino - una crisi di credibilità democratica senza precedenti: sarebbe opportuno che lo Stato intervenga con tempestività per restituire credibilità alla democrazia. Gli agricoltori non sporgono denunce perché non hanno fiducia nello Stato e hanno paura dei delinquenti. Bisogna metterli nelle condizioni di poter lavorare».

Nel mirino del coordinatore del Tavolo Verde di Puglia e Basilicata anche le associazioni categoria: «Sono strutture burocratiche e autoreferenziali, che non offrono tutela agli agricoltori onesti. Saremmo felici di considerare chiusa la nostra esperienza di Tavolo Verde se le organizzazioni di categoria tornassero a essere punto di riferimento, di speranza e di rappresentanza per gli agricoltori».

L’analisi di Rubino si sposta poi sul fronte della politica industriale: «Ne occorre una seria, che preveda la trasformazione in loco. Ciò per sottrarre gli agricoltori al ricatto di vendita immediata del prodotto fresco, che ha una deperibilità molto rapida». Infine, un accenno alla filiera: «I rapporti vanno rivisti».

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