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Sabato 18 Novembre 2017 | 20:45

Sud Est, Fiorillo rimane I debiti (240 milioni) pure

Sud Est, Fiorillo rimane I debiti (240 milioni) pure
BARI - Dopo tre rinvii dovuti alla necessità di approfondimenti tecnici, il ministero delle Infrastrutture ha approvato il bilancio 2014 delle Ferrovie Sud-Est. La società, che gestisce la più importante rete concessa d’Italia, ha chiuso i conti in sostanziale pareggio (poco più di 7mila euro di utile) e debiti per 242 milioni di euro. A guidarla, per almeno altri 12 mesi, resta Luigi Fiorillo, l’avvocato tarantino coinvolto in due indagini (a Bari e Firenze) il cui mandato scadrà con l’approvazione del prossimo bilancio.

Nonostante gli annunci di rinnovamento lanciati all’indomani dell’inchiesta di Firenze sulle Grandi opere, quella che è costata la poltrona al ministro Maurizio Lupi, il successore Graziano Delrio ha dunque inteso confermare la fiducia a Fiorillo. La procura di Firenze contesta al manager tarantino la turbativa d’asta per due contratti affidati alla società romana ritenuta centrale nell’inchiesta «Sistema». Fiorillo è anche indagato a Bari per truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale in relazione all’acquisto dalla Polonia di nuovi treni e carrozze di seconda mano. Ferma restando la presunzione di innocenza (il manager ha recentemente ottenuto un parziale dissequestro di beni da parte della Corte dei Conti), all’indomani degli arresti di Firenze proprio fonti ministeriali avevano fatto sapere che in sede di approvazione del bilancio sarebbero state chieste le dimissioni di Fiorillo. Hanno evidentemente cambiato opinione.

Dalla Regione, che delle Sud-Est è il principale «cliente», traspare però preoccupazione per la situazione aziendale: i 1.400 dipendenti si reggono infatti grazie al contratto di servizio che ogni anno garantisce treni e bus, e i debiti reali potrebbero essere doppi rispetto a quelli esposti nei conti. E del resto, con una spesa di 77 milioni l’anno per gli stipendi, il personale è di gran lunga la principale voce di bilancio.

Una voce su cui le Sud-Est sono piuttosto munifiche, almeno a giudicare dagli accordi che riguardano le rappresentanze sindacali. Dal lontano 2006, infatti, le Sud-Est garantiscono a Cgil, Cisl, Uil e Cisal 1.125 giornate di permessi sindacali l’una, che scendono a 306 giornate l’anno per l’Ugl. Significa, in altre parole, che l’azienda riconosce ai rappresentanti sindacali l’equivalente di 4.800 giornate di lavoro, che vengono coperte (in orario normale o a straordinario) da altri lavoratori: ipotizzando (per difetto) un costo medio di 200 euro a giornata, significa 960mila euro l’anno riconosciuti ai sindacati in una azienda che continua a produrre debiti e non ha più i soldi per garantire l’esercizio dei treni.

Forse è questo il motivo per il quale negli ultimi anni, nonostante una crisi ormai conclamata, sono state poche le voci critiche arrivate dalle rappresentanze dei lavoratori. Anche perché, sarà un caso, tutti i firmatari dell’accordo sui permessi del 2006 hanno fatto carriera nelle rispettive organizzazioni: Pietro Venneri è diventato segretario nazionale della Cisal Trasporti, Filippo Iacobazzi è segretario regionale della Filt Cisl. L’allora segretario della Cgil, Riccardo Zotti, ha invece dismesso la tuta per indossare la cravatta, visto che è diventato dirigente della qualità delle Sud-Est, con uno stipendio di circa 160mila euro lordi l’anno.

m.s.

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