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Domenica 19 Novembre 2017 | 22:48

Il segretario della Cisl «Il patto per il Mezzogiorno può partire dalla Puglia»

Il segretario della Cisl «Il patto per il Mezzogiorno può partire dalla Puglia»
Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, sarà oggi a Bari per partecipare al consiglio provinciale della Cisl. I lavori (hotel Parco dei Principi, a partire dalle 14,30) si concluderanno con l’elezione a segretario di Giuseppe Boccuzzi, che prenderà il posto di Vincenzo Di Pace.

di Gianluigi De Vito

Segretario Furlan, cominciamo dal fondo, dal Sud. Quale impegno mette in campo la Cisl per favorire lo sviluppo e il lavoro visto che il Mezzogiorno sembra essere sparito dall’agenda del governo?

«Il Mezzogiorno è l’area del Paese che ha pagato in questi anni il prezzo più pesante della crisi economica. È aumentata la povertà, la disoccupazione, soprattutto quella giovanile e femminile, ha raggiunto livelli davvero preoccupanti, centinaia di piccole aziende hanno chiuso i battenti, con un aumento drammatico del lavoro nero e sottopagato. Nonostante qualche timido segnale di ripresa negli ultimi mesi, frutto anche dell’impegno del sindacato, penso agli investimenti a Melfi o a Pomigliano, la situazione è davvero pesante. Non si vuole comprendere che lo sviluppo, la sicurezza del territorio, l’occupazione devono arrivare insieme nel Sud perché sono facce della stessa medaglia. Non c’è un prima ed un dopo. Ecco perché la Cisl sollecita una svolta nelle politiche per il Sud».

Può essere più esplicita? E soprattutto dica cosa debba fare e subito un «corpo intermedio» come il sindacato.

«Dico che va sollecitato un vero piano specifico di investimenti produttivi per le Regioni del Mezzogiorno con incentivi fiscali e fattori di convenienza. A cominciare proprio dalla Puglia, dove occorre un patto serio e concreto tra la Regione, gli enti locali, le parti sociali, le banche per selezionare ed indirizzare bene gli investimenti e la politica industriale, spendere in maniera efficace e trasparente i fondi europei, imprimere una accelerazione nella costruzione delle necessarie infrastrutture, far costare molto meno l’energia, abbassare le troppe tasse locali, rendere molto più efficienti i servizi e la pubblica amministrazione, tutelare meglio il territorio e l'ambiente. Tutto questo si può fare con il contributo di tutti, a cominciare dai corpi intermedi che sono indispensabili per il governo delle società complesse non solo per fare sintesi, ma anche per garantire la necessaria coesione sociale. La politica da sola non può farcela».

In che termini la riforma contrattuale proposta dalla Cisl può aprire nuovi spazi per l’occupazione che tarda ad essere l’elemento trainante dell’economia?

«Noi pensiamo che oggi occorra un nuovo sistema contrattuale capace di alzare la produttività delle aziende e nello stesso tempo i salari dei lavoratori».

Ma nel frattempo bisogna mettere mano allo Statuto dei lavoratori e alla giungla dei contratti.

«La riforma dei contratti è una necessità non solo perché il modello è scaduto, ma soprattutto perché senza buste paga più pesanti non avremo una efficace ripresa. Non si tratta di smantellare il contratto nazionale che deve conservare il suo valore regolatorio e di tutela del valore d’acquisto delle retribuzioni. Ma oggi la sfida della competitività, in tutte le aree del Paese, si vince nel territorio, nelle aziende, nei posti di lavoro, legando gli aumenti salariali alla qualità dei prodotti e dei servizi, alla flessibilità degli orari, alla partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. Il governo se vuole intervenire lo può fare solo in un modo: detassando la quota di salario legata ad obiettivi di produttività, in modo da favorire la diffusione della contrattazione aziendale ed una migliore organizzazione del lavoro. E poi bisogna cambiare la legge Fornero, non si può aspettare il 2018 come promette Renzi. Occorre più flessibilità in uscita, perché non possiamo condannare la gente a stare al lavoro fino a 67 anni e dall’altra parte avere migliaia di giovani senza una prospettiva occupazionale. Solo riaprendo i pensionamenti si possono creare più posti di lavoro».

Per ridurre le tasse ai lavoratori ed ai pensionati presenterete ai primi di settembre una proposta di legge. Il rischio è che finisca come le altre, in naftalina.

«La nostra è una proposta seria, concreta, non populistica, che contiene anche le coperture per un bonus fiscale di mille euro all’anno per tutti coloro sotto i 40mila euro di reddito, abolendo anche tutte le tasse sulla prima casa. Ma non vogliamo agevolare quelli che hanno i castelli o le ville lussuose, e che spesso non pagano le imposte. L’unica strada per far ripartire i consumi e quindi anche gli investimenti, è quella di dare maggiore liquidità alle famiglie bisognose, redistribuendo in maniera più equa il reddito, anche attraverso un incremento di imposta proporzionale per i grandi patrimoni immobiliari oltre i 500mila euro. Solo riducendo le imposte si può dare ossigeno al mondo del lavoro».

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