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Sabato 25 Novembre 2017 | 08:40

Belle Arti Bari, prof esclusa contesta nomina del direttore

Belle Arti Bari, prof esclusa contesta nomina del direttore
LUCA BARILE
BARI - Esclusa dalla candidatura alla direzione dell’Accademia di Belle arti in quanto docente di «seconda fascia», la prof. Giuseppina Petruzzelli, che insegna Storia dell’arte, è in attesa della decisione del Tar, il tribunale amministrativo regionale, al quale ha fatto ricorso per far dichiarare nulla l’elezione con la quale pochi giorni il direttore uscente - Giuseppe Sylos Labini, candidato unico - è stato riconfermato per i prossimi tre anni.

I membri della commissione elettorale hanno spiegato alla «Gazzetta» che si sono limitati ad applicare lo statuto dell’Accademia e le leggi sulle quali questo si basa. Non hanno ragione?
«La commissione elettorale e il direttore dovrebbero spiegarmi perché il bando dell’allora direttore Pasquale Bellini nel 2012 ammise tutti i docenti a candidarsi e non solo i colleghi di prima fascia. Il prof. Bellini tenne conto dell’evoluzione normativa, contenuta nel contratto in vigore, che ha derubricato le due fasce da giuridiche in economiche riconoscendo in pieno a noi seconda fascia il ruolo docente, un ruolo che svolgiamo a tutto tondo (siamo titolari di insegnamenti, esami e tesi di laurea, siamo coordinatori di dipartimento, come me, coordinatori di Scuola, vice direttori come il mio collega Alfonso Pisicchio , membri dei consigli accademici, dei nuclei di valutazione, dei consigli d’amministrazione, coordinatori dell’ufficio Erasmus, compito che svolgo ancora io, in stretta collaborazione con la direzione). Ora inspiegabilmente l’orologio della storia è stato riportato indietro».

La legge di riforma delle Accademie risale al 1999 e poi c’è stato il DPR del 2003 che ancora parlava di docenti e di assistenti: sono gli attuali docenti di seconda fascia?
«Le due leggi che lei cita sono state “aggiornate” dal contratto di lavoro, risalente al 2005, che colloca il personale docente delle istituzioni d’alta cultura nella distinta e unica area professionale del personale docente, articolata in due diverse fasce di retribuzione. Inoltre il rinnovo contrattuale del 2009 ci impone di effettuare le stesse ore di servizio a parità di mansioni, senza alcun aggiornamento stipendiale. Quest’ultimo contratto prevedeva una sequenza contrattuale per noi, che a distanza di un quinquennio non è mai avvenuta! Il paragone con l’Università più volte sbandierato? Chi lo fa, e sono soprattutto i direttori e i colleghi di prima fascia, pecca di presunzione o di ingenuità, da due punti di vista: il primo, riguardo al controllo della produzione scientifica del personale; il secondo, dal punto di vista economico, dato che, ad esempio, il ricercatore confermato dell’università guadagna più del docente di prima fascia dell’Accademia e del Conservatorio. Infine il direttore di Accademia non può neppure lontanamente paragonarsi a un rettore, al massimo all’ex preside di facoltà».

Lei ha fatto richiesta al Tar perché la ammettesse e spostasse le elezioni per consentirle la propaganda elettorale, ma il giudice non è intervenuto ed ha lasciato che si svolgessero le votazioni, rinviando la decisione. Come ha interpretato questa circostanza?
«Fra l’indizione delle elezioni e il loro svolgimento è stato previsto in modo a mio parere inconsueto un solo mese, quando la consuetudine è di almeno un trimestre. Fra la mia esclusione, la mia richiesta di ammissione e la data fissata per le elezioni c’erano quattro-cinque giorni. Ho interpretato la decisione nel senso che vi ha dato il giudice stesso, ossia che interesse dell’istituzione era che le elezioni si svolgessero e che nell’udienza che si terrà fra alcuni giorni il collegio avrà avuto il tempo per esaminare una questione tanto specifica».

Ma la sua richiesta è un fatto isolato?
«Direi proprio di no, dato che i direttori dell’Accademia di Belle Arti di Macerata e dei Conservatori di Torino e Bologna sono docenti di seconda fascia. La faccenda ha dei risvolti di incostituzionalità, perché io potrei candidarmi in quelle istituzioni e non nella mia. Bisognerebbe, nell’evoluzione contrattuale che è intervenuta, cambiare la prospettiva riguardo all’ammissibilità all’elettorato passivo: partire dal curriculum del professore (e sul mio non devo esprimermi io), piuttosto che dalla fascia di docenza».

Il problema, dunque, è nel vostro statuto o nella mancata applicazione di una riforma di sedici anni fa?
«Il problema è in uno statuto nato vecchio quando era già intervenuto il nuovo contratto; in una legge di riforma che deve dettare le nuove regole per il reclutamento, finalmente di tipo universitario, sospesa nel limbo; nella mancata sequenza contrattuale dell’ultimo contratto; nel direttore e nella commissione elettorale che avrebbero potuto, come nel 2012 fece il direttore Bellini, prendere atto dell’avvenuto cambiamento e dare un segnale di apertura, non solo a me, ma a tutti i docenti di seconda fascia dell’Accademia di Bari, che non si risparmiano nella loro azione didattica e di collaborazione con l’istituzione. Come vede, c’è un’esclusione locale cui fa gioco un’assenza ministeriale».

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