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Giovedì 23 Novembre 2017 | 17:59

Innovapuglia, la Gdf indaga su 5 milioni di consulenze

Innovapuglia, la Gdf indaga su 5 milioni di consulenze
di GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Ad aprile 2014 il Consiglio di Stato ha detto che Innovapuglia non aveva i requisiti per essere considerata una società in-house, e dunque per ricevere affidamenti senza gara d’appalto. Ora sulla società che per conto della Regione si occupa di informatica si abbatte anche la mannaia del fisco: la Finanza ha infatti contestato a Innovapuglia di aver iscritto negli ultimi quattro bilanci costi non inerenti, tra consulenze e acquisto di beni, per 4,9 milioni.Le due questioni sono in qualche modo collegate, e fanno emergere ancora una volta la grande incertezza che esiste intorno all’in-house: società che usano soldi pubblici ma si muovono sul mercato privato. Dopo la sentenza di Palazzo Spada, la Regione è corsa ai ripari modificando lo statuto di Innovapuglia per rientrare nei parametri fissati dalla giurisprudenza e continuare così a servirsi della sua società di informatica. Ma un’altra sentenza nel frattempo ha bocciato senza appello le società in-house delle Asl, che andranno smantellate. E adesso i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari hanno contestato a Innovapuglia di aver utilizzato alcune delle 150 consulenze affidate tra 2010 e 2013 per gestire i progetti affidati dalla Regione (dal Sistema informativo territoriale al fascicolo sanitario) per gonfiare i costi e dunque abbattere l’imponibile fiscale: una società come Innovapuglia, secondo le Fiamme gialle, dovrebbe lavorare con i propri dipendenti e non prendendo consulenti.

Il «processo verbale di constatazione» notificato il 15 luglio verrà trasmesso all’Agenzia delle Entrate, che deciderà se procedere nei confronti di Innovapuglia. Il rischio è, appunto, il recupero a tassazione sia di quanto speso per le consulenze, sia dei circa 700mila euro per beni che la società ha considerato come costi di impresa e che invece, secondo la Finanza, andavano ammortizzati.

Una ricostruzione che la società però respinge. «Noi - dice il presidente di Innovapuglia, Pasquale Chieco - abbiamo un ruolo di programmazione tecnica: siamo il genio civile dell’informatica della Regione. Rispetto a un progetto, noi costruiamo la gara d’appalto, gestiamo il bando e selezioniamo le imprese che devono realizzarlo: i consulenti verificano la correttezza di tutti gli adempimenti. Noi operiamo con fondi europei, quindi siamo sottoposti agli audit di primo e secondo livello della Regione e al controllo Ue, che finora non ha mai avuto nulla da obiettare sulla nostra gestione dei progetti che vengono rendicontati puntualmente». Ma anche sotto il profilo fiscale, Innovapuglia non condivide la contestazione: «Per ciascun progetto sviluppato - spiega il direttore generale Francesco Surico - noi ribaltiamo i costi alla Regione. Le consulenze, che per una società privata sarebbero costi, per noi sono reddito giacchè fanno crescere l’importo fatturato alla Regione. Anche per questo riteniamo che non ci sia stata nessuna forma di elusione né di evasione».

Già due anni fa Innovapuglia aveva ricevuto dall’Agenzia delle Entrate una cartella esattoriale per motivi simili: a fronte di una richiesta di 1 milione, raccontano i dirigenti della società, la vicenda si è chiusa con un versamento di 8mila euro. Ma il tema fiscale è tutto sommato meno importante rispetto al problema generale delle società in-house, che in Puglia nell’ultimo decennio hanno svolto ruoli importanti spesso sottraendo intere fette di servizi al mercato: se verranno messe fuori gioco, come la giurisprudenza sembra orientata a fare, l’alternativa sarà la re-internalizzazione oppure il ricorso sistematico alle gare d’appalto. E la scelta, visto il contesto, non sarà per niente facile.

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