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Domenica 19 Novembre 2017 | 15:21

«Fiumicino, porto svenduto» Indagato il pd Abaterusso «Non capisco il perché»

«Fiumicino, porto svenduto» Indagato il pd Abaterusso «Non capisco il perché»
di Ivan Cimmarusti

ROMA - L’ipotesi è aver creato un danno alla casse della società pubblica di cui era presidente del Consiglio di amministrazione, Italia Navigando spa, svendendo a 27 milioni una concessione che ne varrebbe almeno 132. Una grana giudiziaria colpisce il consigliere regionale pugliese del Partito democratico, Ernesto Abaterusso, che rischia di finire a processo con la pesante accusa di abuso d’ufficio per aver indirizzato la propria funzione in favore di un imprenditore.

È quanto ritiene la Procura della Repubblica di Civitavecchia, i cui accertamenti investigativi hanno consentito di chiudere il cerchio attorno a sospetti illeciti dietro la costruzione del nuovo porto turistico della città. Un’operazione edilizia - ipotizza la Finanza - tutta a vantaggio dell’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, dominus del Gruppo Acqua Marcia, accusato a sua volta di aver ideato una vera e propria strategia tesa a incamerare fondi milionari «traghettati» in banche di Lussemburgo attraverso «società di comodo».

Ma andiamo con ordine. La «concessione demaniale marittima - si legge negli atti - di costruzione e gestione» del Porto turistico di Fiumicino viene rilasciata alla società Iniziative Portuali srl della Regione Lazio, di cui risultava socia anche la Italia Navigando spa. Tuttavia, con un giro di subappalti da Italia Navigando si passa alla Acqua Tirrenira srl, poi a Peschiera Edilizia srl, Sielt Immobiliare e, infine, alla Save Group srl, tutte società riconducibili a Bellavista Caltagirone. Nel 2012 scatta il sequestro: vengono messi i sigilli al cantiere del porto turistico, detto anche porto della Concordia. Uno scalo che ambisce a diventare uno dei più importanti approdi turistici nel Mediterraneo, con una capacità ricettiva di 1.500 posti barca. A marzo dell’anno successivo scattano anche le manette. Ai domiciliari finisce Bellavista Caltagirone, accusato di una serie di frodi in pubbliche forniture, appropriazione indebita, riciclaggio e trasferimento fraudolento di denaro a terzi.

L’indagine, però, è andata avanti. E il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma ha messo in evidenza il ruolo di Abaterusso, in concorso con Domenico Arcuri, rappresentante di Invitalia spa (socio unico di Italia Navigando spa), e di Andrea Ripa di Meana, amministratore delegato di Italia Navigando. In particolare, è annotato negli atti, i tre avrebbero omesso «di esercitare i patti parasociali tra Italia Navigando e Iniziative Portuali» consentendo all’imprenditore di impadronirsi di quest’ultima società a un costo di 27.583.000 «a fronte dei ricavi attesi e stimati di importo complessivo a 132 milioni 616mila euro» per la gestione del porto turistico di Fiumicino.

Ma non solo. Stando ai riscontri investigativi, i tre amministratori pubblici avrebbero anche «omesso di escutere la fideiussione rilasciata dal Gruppo Acqua Marcia (di Bellavista Caltagirone, ndr) alla Italia Navigando spa, per l’importo di 50 milioni 800mila euro». In sostanza i tre indagati, tra i quali il consigliere Abaterusso, avrebbero contribuito a creare un grave danno alle casse dello Stato.

Abaterusso, il consigliere tra i più suffragati di Puglia, fu candidato dal Pd salentino in sostituzione del figlio Gabriele, condannato in secondo grado per bancarotta. L’inchiesta sull’ex deputato è la seconda che negli ultimi giorni colpisce un consigliere regionale di area Emiliano. A Brindisi, infatti, è indagato Mauro Vizzino, accusato di peculato per aver intascato i ticket pagati da alcuni assistiti della Asl.
 

In relazione all’articolo pubblicato, riceviamo e pubblichiamo per ampi stralci una nota del consigliere regionale Ernesto Abaterusso.

«L’avviso di chiusura delle indagini è un atto proprio della pubblica accusa che non presuppone e non impegna alcuna valutazione di un giudice terzo. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia italiana e sono assolutamente sicuro che presto i fatti saranno accertati, con il pieno riconoscimento della mia assoluta estraneità a qualsivoglia ipotesi di responsabilità penale. Desidero tuttavia replicare alle accuse che mi vengono mosse negli atti giudiziari.

Se non capisco male, l’accusa a mio carico sarebbe quella di abuso d’ufficio per non aver saputo vigilare e aver permesso al socio Acquamarcia (Caltagirone) di acquisire quote di maggioranza della società Ip, concessionaria per la costruzione del porto di Fiumicino di cui Italia Navigando era uno dei soci. All’epoca dei fatti ero solo il presidente di Italia Navigando e quindi, proprio per via dell’incarico che ricoprivo, non avevo alcun potere nella gestione societaria. Tantomeno avevo il potere di intervenire, per conto di Italia Navigando, nell’acquisizione di quote da parte del socio Acquamarcia in un’altra società, nello specifico la Ip. Acquisizione, peraltro, scaturita e validata da un lodo arbitrale cui Italia Navigando è rimasta del tutto estranea.

Del resto, se pure ne avessi avuto i poteri, non si comprende per quale motivo avrei dovuto oppormi all’ingresso in Ip di un socio che, all’epoca dei fatti era riconosciuto in maniera unanime, tanto dal governo quanto dagli istituti bancari, come uno dei pochi imprenditori italiani in grado di offrire un contributo rilevante per la realizzazione di un’opera portuale importante e strategica come quella progettata per il Comune di Fiumicino.

Inoltre non c’è stata alcuna svendita di concessione poiché la concessione per la costruzione del porto turistico di Fiumicino non era in capo ad Italia Navigando bensì in capo a IP, società di cui Italia Navigando era solo uno dei soci di minoranza. Ciò vuol dire che Italia Navigando non poteva né svendere, né vendere un atto concessorio che non era di sua proprietà.

Il mio compito nella società Ip era piuttosto quello, sempre in rappresentanza di Italia Navigando, di vigilare sulla corretta esecuzione delle opere e di intervenire nelle eventuali liti con la società appaltatrice. Ebbene, nel corso delle indagini e in sede di incidente probatorio, il Ctu nominato dal Gip ha accertato che le poche opere realizzate sono state eseguite correttamente. Inoltre sono stato proprio io a contestare alla società del gruppo Acquamarcia, incaricata di realizzare l’opera, inadempienze che hanno portato alla rescissione del contratto di appalto. Se l’opera avesse visto la luce - cosa che auspico avvenga - il socio pubblico che io rappresentavo avrebbe avuto un ritorno enorme sia in termini di immagine che in termini economici: a fronte di un milione investito per entrare in Ip nel 2003, quindi sotto altra gestione, ne avrebbe tratto un ricavo di circa 40.

Sono tutte cose che ho già avuto modo di riferire in maniera dettagliata alla Guardia di Finanza quando, qualche anno fa, sono stato chiamato come persona informata sui fatti. Ed ecco perché ora faccio una gran fatica a capire quale reato di abuso di ufficio avrei commesso tenendo conto soprattutto del fatto che, come già detto, il ruolo che ricoprivo non implicava affatto l’esercizio di funzioni pubbliche».

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