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Venerdì 24 Novembre 2017 | 14:11

La Regione secondo Emiliano «Prima dei partiti viene la vita»

La Regione secondo Emiliano «Prima dei partiti viene la vita»
di Massimiliano Scagliarini

BARI - Avrebbe dovuto limitarsi a presentare la giunta e illustrare le linee programmatiche della sua presidenza. Invece ha parlato a braccio, per quasi un’ora, pescando dall’album dei ricordi senza mai citare il suo predecessore Nichi Vendola: dall’esperienza di magistrato a quella di sindaco di Bari. L’esordio di Michele Emiliano da governatore della Puglia è un discorso carico di sentimento, da cui vuole «farsi travolgere», accomodante con i grillini ma anche feroce in risposta ai primi timidi attacchi dell’opposizione. «Partiti e governi - ha detto il presidente - sono cose importantissime, ma vorrei che il Consiglio regionale sia travolto dalla vita e dia risposte prima alla vita e poi ai partiti, perché la politica ha significato quando dà un senso alla vita».Il programma, racchiuso in uno slogan, è «una lunga vita felice che vale la pena di vivere fino in fondo». Ma con un avvertimento: «Andrò dritto come un camion su tutti i punti di questo programma. O lo realizziamo, o cambiamo mestiere. Ci dobbiamo riuscire perché è brutto andarsene a casa con uno stipendio considerevole, che io ritengo un po’ eccessivo». Dalla chiusura del ciclo dei rifiuti al no alle trivelle («Se fossi convinto che cercare il petrolio in mare sia una cosa intelligente, ci andrei di corsa»), dalla riorganizzazione della sanità al tentativo di dare una risposta a tutte esigenze dei cittadini: «Io - ha detto Emiliano - rispondo al telefono a tutti, qualche volta anche alle telefonate anonime. Voi consiglieri dovete rispondere a tutti, perché se una persona vi dice di avere un figlio con una malattia rara e chiede di parlare con il presidente, trovate la maniera di farlo».

A breve il presidente ha annunciato una legge sulle attivita delle lobby ma soprattutto norme per introdurre «velocemente» il reddito di cittadinanza: «Non si tratta - ha detto Emiliano - di prendere in contropiede i grillini ed approvare una parte del loro programma. Si tratta di una legge che consenta a chi è sceso sotto la soglia di povertà di avere un’esistenza coerente con la Costituzione». In cambio del «reddito di dignità», il governatore immagina che venga sottoscritto «uno scambio» con il beneficiario: «Non sono i lavori forzati, né i lavori socialmente utili. Può darsi che si tratti semplicemente di poter disporre di lui in cambio dell’aiuto, della solidarietà rispettosa che riceve».

Emiliano ha promesso di ridare «centralità» al Consiglio, cui ha anche chiesto un impegno: «Avete mai discusso nel dettaglio il Psr qui dentro - ha chiesto, riferendosi al Piano di sviluppo rurale -? Non credo. Ci volete provare? È una rottura di scatole. Anche solo leggerselo è una fatica tremenda, ma non possiamo farne a meno se vogliamo dare centralità all’Assemblea». Il cambiamento, ha garantito, colpirà anche altri due settori cardine della giunta Vendola, la cultura e le politiche giovanili. Sulla prima, il governatore ha invocato Roosevelt: «Se New York oggi è diventato il centro fondamentale dell’arte contemporanea - ha detto - è perché negli anni Trenta c’erano programmi di insediamento degli artisti nel pieno di una crisi economica paragonabile a quella odierna». Bocciato senza appello anche «Ritorno al Futuro»: «Gli 80 milioni spesi per l’alta formazione giovanile devono essere resi ancora più efficienti sul piano dei risultati».

Emiliano ha poi assicurato che modificherà la legge elettorale inserendo la parità di genere e facendo in modo di rendere «anche più economiche le campagne elettorali»: l’idea è introdurre i collegi uninominali. Al capogruppo di Forza Italia, Andrea Caroppo, che gli aveva contestato di essere il presidente eletto con il minor numero di voti, Emiliano ha dato del «genio». «So che lei è stato uno degli strateghi della legge elettorale. Devo dire che è stato bravissimo: se noi avessimo vinto con il 70 per cento dei voti, avremmo avuto sempre lo stesso numero di consiglieri. Io, a un certo punto, mi sono anche fermato nella campagna elettorale perché non valeva neanche la pena insistere».

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