Cerca

Giovedì 23 Novembre 2017 | 02:27

Atenei, dalla Puglia pressing sul governo

Atenei, dalla Puglia pressing sul governo
di LUCA BARILE
BARI - Un’emorragia di studenti sta facendo sanguinare la Puglia. In cinque anni, quasi 19mila iscritti sono spariti dalle università della regione. Un buco nero di cervelli, potenziali professionalità e tasse di iscrizione che equivale alla popolazione di un piccolo comune italiano. Al netto della crisi economica, c’è un paradosso che il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio, ha messo ieri in evidenza nel corso di un convegno al Politecnico barese, sul futuro degli atenei statali del tacco d’Italia: su 18mila matricole provenienti dalle sei province, 6mila (dati Sole 24 Ore) vanno a fare la prima iscrizione fuori regione. Per contro, le uscite non vengono lontanamente compensate dalle entrate, né dal resto d’Italia né, tantomeno, dall’estero.

«Eppure siamo la regione più felice d’Italia» ha fatto notare Uricchio citando il Corriere della Sera.

Come si rende un territorio attrattivo anche sul piano universitario? Che cosa offrire, in termini di preparazione, di prospettive e di servizi? Al dibattito hanno partecipato il sottosegretario all’Istruzione, la pugliese Angela D’Onghia; il presidente della Crui, la conferenza italiana dei rettori, Stefano Paleari; i rettori del Politecnico, Eugenio Di Sciasio in veste di organizzatore dell’iniziativa, i colleghi di Foggia, Maurizio Ricci e del Salento, Vincenzo Zara; il neo assessore all’Università Sebastiano Leo, intervenuto al posto del presidente, Michele Emiliano, alle prese con altri appuntamenti istituzionali. Ha moderato Giuseppe De Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno.

Uricchio ha citato i risultati di un questionario inviato a circa 10mila nuovi studenti: «Il 70% segnala la carenza di strutture».

Con 90mila iscritti l’anno scorso (erano 109mila nel 2009), la Puglia ha soltanto 1.600 posti letto in residenze pubbliche. Per cronica insufficienza di fondi, nonostante gli sforzi degli ultimi anni della Regione, uno studente su tre è idoneo, ma non assegnatario di alloggio.

Serve, questo è stato il messaggio per la politica, l’aiuto delle città, che diventino universitarie e, se possibile, un ulteriore sforzo della Regione. Altro argomento gettonato è stata la ricerca, insieme ai finanziamenti, ridotti dal 2008 e le assunzioni, bloccate quasi totalmente. Non a caso, Paleari ha fatto notare come per ogni 10mila dottorandi di ricerca all’anno, in Italia si liberino circa 1.000 posti da ricercatore.

Il rettore Di Sciascio ha evidenziato l’aumento della produttività dei ricercatori pugliesi, nel periodo 2010-2014, e l’importanza degli spin off accademici, imprese che nascono dalle esperienze dei dipartimenti per tradursi in prodotti e servizi innovativi. E il Politecnico, con buoni ranking nazionali e internazionali in materia, ha potuto dire la sua.

Il sottosegretario D’Onghia ha puntato l’attenzione sulla «ricerca che serve», riconoscendo il diritto ad un adeguato finanziamento pubblico per chi eccelle e di eventuali, ulteriori tagli per chi scarseggia. Per progettare il futuro delle università statali, è necessario non avere nostalgia del passato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione