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Sabato 18 Novembre 2017 | 22:35

Bari, la Cena in bianco un trionfo In corso Vittorio Emanuele circa 10mila auto-invitati

Bari, la Cena in bianco un trionfo In corso Vittorio Emanuele circa 10mila auto-invitati
di LIA MINTRONE

Un colpo d’occhio mozzafiato. Ieri sera, la carica dei diecimila ha colorato di bianco la via più bella di Bari, corso Vittorio Emanuele, il boulevard parigino della città. E la terza edizione della versione barese della «Diner en blanc» fa il botto di partecipanti. Antonio Decaro non risparmia le parole: «Una spettacolo che fa onore, hanno reso candida e luminosa la città». Un tappeto bianco ha «innevato» a perdita d’occhio la strada-cerniera che divide il quartiere murattiano da Bari Vecchia. Un trionfo di allegria, ordine, convivialità e sorrisi.

Il tutto tra sconosciuti. Perché è proprio questo il bello del grande flash mob, un raduno spontaneo fra gente che non si conosce eppure parla, ride, scherza e si offre cibi e bevande da un tavolo all’altro.

E la novità di quest’anno è stato l’arrivo a Bari di gruppi provenienti da tutta la Puglia, dal Salento a Foggia passando ovviamente per la provincia.

I LOOK - Migliaia di donne e uomini vestiti rigorosamente di bianco dalla testa ai piedi. Da giorni sulle bacheche di Facebook erano state postate foto di cucine casalinghe dove gruppi di amiche, armate di forbici, nastri, tulle e piume, si sono cucite vestiti per l’occasione o dato un aggiornamento «ad hoc» a qualche capo mai usato che giaceva nell’armadio. Ma c’è anche chi, per l’occasione, ha tirato dal cellophane l’abito da sposa. E anche ieri mattina, nel mercato rionale del giovedì di via Salvemini, tante ragazze e signore si divertivano a cercare cappelli bianchi, scarpe a buon prezzo, rigorosamente bianche, o qualche vestito vintage pizzicato alle bancarelle dell’usato. Insomma, un clima di festa ha preceduto l’evento festaiolo clou della città.

E ce n’era davvero per tutti i gusti. La parola d’ordine è stata «fantasia», ognuno ci ha messo del suo, chi riciclando chi acquistando, ma sempre a buon prezzo. Ma c’è stato un dettaglio, indossato da tutti, che ha reso speciale la serata: il sorriso. Vedere tanta gente mettere da parte, anche solo per qualche ora, i soliti e quotidiani problemi, è stata la vera grande conquista della Cena in Bianco. Un battito di felicità senza spendere un solo euro.

GLI ARRIVI - Sarà che per molti non si trattava della prima volta, avendo acquisito esperienza nelle passate edizioni, ma sta di fatto che la gente, mostrando una grandissima organizzazione, ha raggiunto il cuore del centro cittadino con grande nonchalance. Moltissimi hanno seguito il suggerimento degli organizzatori di raggiungere la location con il servizio navetta collegato ai «Park and Ride» di «Pane e Pomodoro» e corso Vittorio Veneto. I punti per scaricare e caricare tavoli, sedie, addobbi, cibi e bevande erano piazza del Ferrarese e piazza Massari.

I primi partecipanti sono apparsi intorno alle 18,30. Organizzatissimi. Chi trasportava sedie, chi tavoli, chi aveva sistemato nei trolley da viaggio piatti, bicchieri, posate e tovaglie. Tutto rigorosamente in vetro o porcellana: banditi da statuto i servizi in plastica. E anche in tal senso, la Cena in Bianco è stata l’occasione per tirar fuori dalle vetrinette di casa i «servizi buoni» che non si usano mai se non al cenone di Natale.

Ad accogliere i partecipanti, gli organizzatori del flash mob: Rosa Armenise Lobuono, art director e ideatrice della «Diner en blanc» in versione barese, Vanni Marzulli, Edo Giua, Anna Cavallo, Almerico Brancaccio e Mario Ferorelli. Per i tavoli, nessuna postazione prestabilita. Chi è arrivato prima si è piazzato meglio, il posizionamento dipendeva esclusivamente dall’ordine di arrivo.

I PIATTI - Alle 21.15 in punto, con il classico sventolio dei tovaglioli bianchi e rigorosamente di stoffa, ha avuto inizio la cena. La «Diner en blanc», storicamente, non è l’occasione per farsi una grande abbuffata. Il fine è quello di mangiucchiare e bere qualcosa privilegiando la compagnia e l’atmosfera festaiola. E così è stato anche ieri sera. Piatti freschi, perlopiù, quelli serviti sulle tavole, visto anche il caldo pazzesco che ieri infuocava Bari. I più gettonati? «Cous cous» conditi in tutti i modi e insalate di riso, ma hanno fatto capolino anche le tielle di riso, patate e cozze, parmigiane, paste al forno, peperonate, caponate, insalate miste con verdure e frutta, pizze rustiche di ogni tipo, focacce fatte in casa, mozzarelle, formaggi e salumi. Tutta roba facile da trasportare e allo stesso tempo gustosa. Bandite da statuto le bottiglie di birra. Si è bevuto solo vino, acqua e bibite servite in brocche di vetro. E poi, ovviamente, trionfo di dolci, quasi tutti fatti a mano. Si sono viste torte mimose, mille foglie, torte alle noci, crostate di frutta , semplici Pan di Spagna. Assenti i gelati, impossibili da mantenere integri con quel caldo torrido. Nel corso della cena è stato servito gratuitamente il prelibato pane dop di Altamura, ottimo da mangiare anche senza accompagnamento.

LE CONTROPOLEMICHE - Il popolo della «Diner en blanc» non ci sta ad essere tacciato di frivolezza. Dopo giorni di polemiche divampate sui social network, ieri sera è stata la volta della controreplica. «I problemi li abbiamo tutti, e anche tanti» - dichiara Lisa, produttrice di ciliege di Turi - «E tutti abbiamo bisogno di distrarci, socializzare, di conoscere gente nuova e di stare un po’ di più con gli amici visto che, nel quotidiano, non c’è mai il tempo di fare niente. E poi, a me, piace cucinare, ecco perché sono qui e sono felice». Si fa largo tra i tavoli, Valentina, una bella ragazza di Bari, operatrice nel settore finanziario «Noi superficiali e teste vuote? Siamo pieni di problemi! È per questo che sono qui, perché è in momenti difficili come questo che c’è bisogno di distrarsi. E aggiungo anche che la città è monotona per noi ragazzi, questa è una bella novità, semplice e pulita».

Difende a spada tratta la «Diner en blanc» anche Chiara De Bartolo, educatrice presso un centro socio-educativo per minori. «Quante polemiche inutili - sbotta questa bella signora nel suo abito bianco - Le iscrizioni erano aperte a chiunque, chi voleva poteva partecipare, non è stato escluso nessuno. Al nostro tavolo c’è un’amica con invalidità e con una pensione di 260 euro al mese. Ed è qui, felice di esserci. Un serata come questa ci riconcilia con la città».

E non ci sta agli attacchi anche Flavia Loconte, ingegnere: «La “Diner en blanc” è un flash mob aperto a tutti, libero e gratuito, non ci sono preclusioni di classe né di stato sociale. Ma stiamo scherzando? Per di più, alla collettività non costa nulla. Inoltre, qui si respira molto lo spirito cittadino, non è un’iniziativa individualistica, è un evento per la città. Peraltro, tutte le decorazioni dei tavoli e degli abiti, le abbiamo fatte a mano ed è stata un’occasione per riscoprire la convivialità tra amiche, ci siamo messe insieme e ci siamo divertite a creare dal nulla, a costo zero».

E tra una tovaglia da sistemare e una coroncina da infilare tra i capelli, ritroviamo vecchie amiche delle passate edizioni. Qualcuno lo ricorderà, l’ormai famoso tavolo delle vacantine (le donne in cerca di marito, ndr). Stanno tutte tiratissime, ci raccontano che rispetto all’edizione dell’anno scorso qualcuna ha cuccato ed è felicemente fidanzata. Ma, al tavolo, non hanno permesso agli uomini di essere presenti.

«Per noi questa serata è un momento di svago e di leggerezza, è la terza volta che partecipiamo - dichiara la portavoce Imma Fortuna - In questi giorni ho letto cose assurde su Facebook, critiche e polemiche da parte di chi non è mai venuto. E come si fa a esprimere giudizi su qualcosa che neanche si conosce? Hanno criticato di tutto, anche il fatto che ci vestiamo di bianco. Ma io gli chiedo una cosa, ma quando voi andate allo stadio con le sciarpe della vostra squadra del cuore, noi vi diciamo qualcosa? Eppure non siete affatto carini. E poi, ringrazio la Gazzetta per questa opportunità che ci dà di poter esprimere il nostro pensiero. Siamo attanagliati ogni giorni da problemi, non ce la facciamo più, fateceli dimenticare almeno per un sera».

LA SORPRESA - Da giorni girava la notizia di una sorpresa per il pubblico ad opera degli organizzatori, ma nessuno avrebbe pensato che potesse trattarsi di una presenza così prestigiosa. È stata Valentina Farcas, la celebre soprano di origine rumene e artista di fama internazionale, ad incantare con la sua voce i partecipanti della «Diner en Blanc 2015». Su un palco allestito al centro di piazza Libertà con uno scenografico pianoforte bianco a mezza coda, la bella e giovane soprano, accompagnata dal pianista Piero Cassano, docente al Conservatorio di Bari, ha cantato un’aria di Giulietta, dall’opera di Charles Gounod. Poi, si è calata nei panni della Musetta e della Lauretta pucciniane e gran finale con un classico del musical di Alan Jay Lerner e Frederic Loewe , «My fair lady» nelle vesti dell’indimenticabile fioraia Eliza Doolittle. La soprano è arrivata a bordo di una macchina d’epoca rigorosamente bianca. Indossava un abito di Blumarine concesso, per l’occasione, da Antonio Asselta.

La Farcas ha cantato in tutti i teatri del mondo, non ultimo al Petruzzelli di Bari. Ma la serata è stata piena di musica. Oltre alla Farcas, due violiniste e due trombettisti hanno suonato per tutta la sera tra i tavoli. Poi, quando l’atmosfera era già più che calda, è stato un crescendo di musica da ballo con gli intramontabili e coinvolgenti brani della migliore tradizione italiana e internazionale degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, da Barry White a Gloria Gaynor passando per Mina, Celentano e Francoise Hardy.

FINALE - A mezzanotte e mezza, come da inviolabile statuto, gli invitati hanno iniziato a lasciare corso Vittorio Emanuele per dirigersi verso le navette. Molti con le prime copie della Gazzetta fresca di stampa sotto il braccio vendute dagli strilloni (anche il ristorante «Ai Due Ghiottoni», dei De Napoli, aveva messo a disposizione dei suoi clienti qualche centinaio di copie). Ma prima di salutare la terza edizione della «Diner en blanc», gran finale con tutto il pubblico in piedi illuminato solo dalle stelle filanti vendute nelle due postazioni dell’ANT e il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione che da anni si occupa della lotta ai tumori. Ma prima di lasciare il boulevard cittadino, abbiamo visto qualche uomo scambiarsi il numero di cellulare con qualche donzella.

Queste sono le classiche serate in cui, quando meno te l’aspetti, scoppia anche qualche amore. Come cantava Battisti a volte, anche Bari, può essere «Troppo grande per due che come noi non sperano però si stan cercando». Auguri.

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Le foto sono di LUCA TURI

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