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Venerdì 24 Novembre 2017 | 11:46

Bari, arrestato finanziere Indagati Schittulli e lady preferenze Indagini su secondo finanziere

Bari, arrestato finanziere Indagati Schittulli e lady preferenze Indagini su secondo finanziere
GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - L’arresto di un maresciallo della Finanza che avrebbe cercato di estorcere denaro ad Alessandro Cataldo, marito di «lady preferenze» Anita Maurodinoia, fa emergere l’esistenza di una indagine della Procura di Bari che rischia di trasformarsi in un caso politico. Perché riguarda, quell’indagine, «dirigenti ed organi di vertice della Provincia di Bari, della quale la Maurodinoia presiedeva l’assemblea consiliare». Inchiesta in cui sono indagati pure i coniugi Cataldo.Ieri il gip di Bari, Gianluca Anglana, ha disposto i domiciliari per il maresciallo Gerardo Leone, 43 anni. Secondo l’accusa, corroborata dalle registrazioni effettuate dallo stesso Cataldo, il sottufficiale avrebbe tentato di costringere il marito della attuale consigliera comunale di Bari a consegnargli 40mila euro, per «addomesticare» i risultati dell’indagine sulla Provincia. E soprattutto, ed è quel che più rileva visto che il sottufficiale non si è presentato il giorno stabilito per la consegna dei soldi (per questo risponde di tentata concussione), Leone avrebbe raccontato a Cataldo i contenuti di quell’indagine sull’ente all’epoca guidato da Francesco Schittulli, poi candidato governatore (sconfitto) alle elezioni regionali per una delle due coalizioni di centrodestra. Secondo il gip Anglana, ciò che Leone ha raccontato a Cataldo, aggiornandolo «per oltre due anni», non sarebbero millanterie ma circostanze vere.

Cataldo, imprenditore edile di Triggiano, a marzo scorso ha denunciato alla Digos le pressanti richieste del sottufficiale. Non prima - nota però il gip - di essersi rivolto a un investigatore privato. Nel registratore digitale è rimasta incisa la richiesta di denaro («Una decina di mila euro») e di un posto di lavoro per la figlia del maresciallo presso una banca che sarebbe stata oggetto di indagine. Ciò che invece Leone ha detto a Cataldo è raccontato negli interrogatori davanti al procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e al pm Claudio Pinto. «Mi sono visto a bordo della sua auto - ha detto ricostruendo un incontro del 10 marzo 2015 - , mi disse che era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare per me, per mia moglie, per Bellomo, per Sara Volpe... per Michele Petruzzellis, per Bellomo, per i fratelli Antro». L’ordinanza riguardava anche voi, chiede il pm? «Me e mia moglie, oltre che ad un’altra serie di nominativi che le ho detto, Schittulli, Bellomo». Quando Bruno chiede conferma sul nome dell’allora presidente, Cataldo risponde in maniera affermativa. «Se vuole - riprende -, le leggo i nomi, perché io me li sono appuntati giusto perché... Dunque, mi disse: l’ingegnere Lastella, arresto per l’ingegner Lastella, per i due Partipilo, che sono questi nonno e nipote».

Cataldo e la moglie, sempre a sentire il finanziere, avrebbero ottenuto lavori edili in casa da ditte aggiudicatarie di appalti presso la Provincia di Bari. «Io - spiega Cataldo ai pm - gli ho detto che mia moglie non ha fatto... non aveva nessun ruolo gestionale, perché lei era un consigliere, era vice presidente del Consiglio». E tutti gli altri nomi citati? Un documento del Gico della Finanza, allegato agli atti, convince il gip Anglana che l’indagine esiste davvero. Riguarda anche, scrive il giudice in ordinanza, «presunti lavori commissionati dagli indagati in proprio ad imprese aggiudicatarie di appalti banditi dall’ente provinciale». Notizie «dotate ragionevolmente di notevole interesse per il Cataldo, visto che afferivano ad un’indagine a carico di soggetti vicini a sua moglie, sia per la comune militanza, all’epoca, nello stesso movimento politico, sia per il contesto di asserita consumazione dei reati».

L’impostazione accusatoria è insomma che il maresciallo Leone (assistito dall’avvocato Antonio Maria La Scala) avrebbe fatto leva sul possibile scandalo collegato ad un ipotetico arresto, tirando in mezzo anche un secondo sottufficiale che - a dire di Leone - sarebbe stato il reale destinatario dei soldi, in quanto in grado di influire sulle risultanze dell’indagine: circostanza, questa, tutta da verificare. Resta però il fatto che Leone ha raccontato «l’esistenza di intercettazioni telefoniche e il loro contenuto», il nome dei pm che si sono via via avvicendati, «l’esistenza di verbali di sommarie informazioni contenenti indizi a carico del Cataldo».

L’indagine sulla Provincia di Bari è stata aperta nel 2014 come gemmazione di un fascicolo del 2011. I risultati non sono, ovviamente, noti, anche se si parla di una quarantina di indagati. Ciò che politicamente emerge è che Anita Maurodinoia, campionessa di voti al Comune di Bari con il movimento politico di Francesco Schittulli e quindi passata con il centrosinistra, era già indagata quando ad aprile è stata candidata alle Regionali nelle liste baresi del Pd. Liste in cui, oggi, è la prima dei non eletti.

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