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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 02:54

Trasferimento negato a soldatessa «Hanno fatto ammalare mio figlio» Sesta sentenza contro l'Esercito

di NICOLA PEPE
Trasferimento negato a soldatessa «Hanno fatto ammalare mio figlio» Sesta sentenza contro l'Esercito
BARI -La sua storia ha fatto il giro d’Italia perchè è riuscita a piegare le Stellette in nome di una legge sulla maternità ottenendo la aprtià di diritti tra civili e militari. Lei, 32enne, non chiede altro che continuare a servire lo Stato e assistere i due figli di 6 e 5 anni, uno dei quali affetto da una seria patologia aggravata dall’allontanamento della madre come scrivono i medici. Ma per una soldatessa barese, il calvario, o meglio il braccio di ferro assurdo e inspiegabile con il Ministero della Difesa, sembra non finire mai. Per sei volte, i giudici amministrativi del Tar e del Consiglio di Stato le hanno dato ragione, è riuscita a ottenere l’avvicinamento (provvisorio) da Bologna a Bari dopo un esilio forzato risarcito dallo Stato e ora sembra che vogliano rispedirla in Emilia Romagna.Il Tar Puglia, venerdì scorso, ha inflitto un’altra bastonata al Ministero della Difesa condannato a pagare le spese (2mila euro, che si sommano ai 4 mila, ai 2mila, ai 10mila e così via di questi tre anni), annullando il «no» al trasferimento e ordinando di dare una risposta all’istanza - di un anno fa - con la quale la giovane chiedeva di prestare servizio permanente a Bari dove presta servizio da tre anni.

Una richiesta caduta nel vuoto, e «risvegliata» da una ulteriore sentenza del Tar di tre mesi fa che ha condannato il silenzio del Ministero. Solo a questo punto, l’Esercito ha risposto sventolando un nuovo regolamento, modificato proprio un anno fa, che non prevede (fatti salvi determinati casi) trasferimenti all’interno della stesa sede. Per questo, la domanda della giovane donna era da ritenersi inammissibile. Insomma, se l’interessata presta servizio a Bari la sua domanda non può essere accettata.

Uno scherzo? Qualcuno ha «dimenticato» che la soldatessa - il cui stato di servizio è stato ritenuto «eccellente» dal generale comandante di Bari - è ufficialmente in forza al reparto di Bologna. Quel regolamento non la riguarda, come scrivono i giudici del Tar secondo i quali ogni decisione dovrà tener conto del «vecchio» regolamento, vigente al momento della domanda

Tutto da rifare, quindi. Come se non bastasse lo stato di salute di uno dei due figli, la separazione dal marito e la malattia della mamma della militare (affetta da cancro), da Roma hanno detto di voler verificare ora lo stato di salute dell’anziana donna. Insomma, più che valutare l’istanza di trasferimento sembra volersi difendere il rigetto, come sottolineato dagli avvocati Giuseppe Chiaia Noya e Adriano Garofalo che assistono la giovane.

Intanto, scaduti i tre anni concessi di servizio a Bari, si è rimesso in moto il contatore del trasferimento a Bologna, per ora congelato fino all’8 agosto. Entro quella data il Ministero dovrà prendere una decisione (a fine luglio scadono i 30 giorni fissati dal Tar) altrimenti ci penserà un commissario ad acta: Il capo di Stato maggiore della Difesa oppure un ufficiale o un funzionario di «sua stretta fiducia».

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