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Sabato 18 Novembre 2017 | 12:58

Imprese, in Puglia è stagnazione Bankitalia: «Cresce la disoccupazione»

Imprese, in Puglia è stagnazione Bankitalia: «Cresce la disoccupazione»
di Enrica D’Acciò

BARI - Meno peggio del 2013, con un lieve segno più a inizio 2015. Così la relazione annuale di BankItalia sulla situazione economica della Puglia, presentata a Bari. Nel 2014: fatturato delle aziende sostanzialmente stagnante, disoccupazione in aumento, famiglie più povere. Però la situazione è migliorata rispetto all’anno precedente e, secondo gli analisti, tenderà al meglio. «Nel primo trimestre del 2015 l’occupazione è cresciuta e ci sono aspettative positive sia per le vendite che per gli investimenti», anticipa Pietro Sambati, neodirettore della sede di Bari di BankItalia.Le metafore della crisi – «Ripresina», «piccola inversione di tendenza» e finanche un «annullamento della derivata seconda»: queste le metafore degli analisti per raccontare come hanno vissuto aziende e lavoratori pugliesi lo scorso anno. L’economia non è cresciuta ma la fase recessiva procede a un ritmo più lento rispetto al 2013. Anche rispetto al resto della Nazione, la Puglia va più piano ma appena appena più veloce rispetto al Sud.

Lavoro, disoccupati di lunga durata e cervelli in fuga – Il numero degli occupati in Puglia è diminuito ancora, -1.3% rispetto all’anno precedente, portando il tasso di disoccupazione al 21,5%. Aumentano soprattutto i disoccupati di lunga durata, cioè chi è alla ricerca di nuova occupazione da oltre un anno. I laureati trovano più facilmente lavoro ma, spesso, all’estero o nel nord Italia. Nell’ultimo triennio, la probabilità che un giovane, specie se laureato, emigri è aumentata. «Andare all’estero a lavorare è una scelta razionale per il singolo, non risolutiva anzi dannosa per il territorio», commenta Vito Peragine, professore associato dell’Università di Bari. «Sul lungo periodo si dissipa capitale umano».

Mobile imbottito, turismo e le altre «specialità» pugliesi – Hanno resistito meglio le aziende più grandi (-0.2% il fatturato delle imprese con oltre 20 addetti) e le aziende che si sono aperte al mercato globale (+1.9% le esportazioni). Male, malissimo, il settore edile: -5,6%. Buone le vendite all’estero del distretto del mobile imbottito dell’Alta Murgia, a cui Banca d’Italia ha dedicato un approfondimento. Nel 2014, l’export è cresciuto (2.9%) e, nonostante la forte contrazione rispetto al passato, l’intero comparto conta ancora 8 mila addetti, quasi il 30% della forza lavoro di 11 comuni di Puglia e Basilicata. Segnali incoraggianti dal turismo, soprattutto estero. Chiaroscuro, invece, il settore agricolo: «Nel 2014 la produzione è calata ma, in totale, il settore tende a qualificare la produzione: aumentano le imprese con almeno un prodotto con marchio di qualità», così Maurizio Lozzi, (divisione analisi e ricerca sede barese BankItalia.La condizione della famiglie Meno posti di lavoro e stipendi più bassi, dunque famiglie più povere. Soffrono di più le famiglie giovani, under 35 e, fra i 35 e i 44 anni, specie se con figli a carico. Meno peggio i pensionati. Sebbene il costo della vita sia più basso che al Nord, la povertà si avverte più al Sud.Il sistema del credito Segno meno, sia per le famiglie, meno 0.4%, sia per le imprese, meno 1.3%. Preoccupa sopratutto la scarsa qualità del credito. «Con il protrarsi della fase recessiva, il rischio del credito è continuato a crescere», il commento di Vincenzo Mariani, divisione analisi e ricerca sede barese di BankItalia. La ricetta di Banca d’Italia «I dati, nel loro complesso, ci invitano ad essere prudentemente ottimisti», ha concluso Luigi Cannari, vice capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia. «Bisogna però spingere sulle riforme, sull'innovazione e la ricerca, sostenere la crescita delle aziende anche con finanziamenti diversi da quelli bancari. I timidi segnali di miglioramento ci obbligano a non abbassare la guardia, se vogliamo produrre risultati sul lungo periodo».

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