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Venerdì 24 Novembre 2017 | 02:50

Psichiatra uccisa nuove accuse per l'ex dg dell'Asl Bari

Psichiatra uccisa nuove accuse per l'ex dg dell'Asl Bari
BARI – L'ex direttore generale della Asl di Bari, Domenico Colasanto, è indagato per il reato di morte come conseguenza di altro reato nell’ambito della vicenda relativa all’omicidio della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa con 70 coltellate da un paziente il 4 settembre 2013 mentre era al lavoro nel Centro di Salute Mentale di via Tenente Casale a Bari.

La Procura di Bari ha notificato all’ex dg un avviso di conclusione delle indagini preliminari, contestandogli il rifiuto di atti d’ufficio "perchè, pur essendo a conoscenza della situazione di pericolo, indebitamente ometteva la predisposizione presso il centro di via Tenente Casale, struttura ad elevato rischio, di un sistema di sorveglianza tecnico – video/metal detector – o effettuato tramite servizio di vigilanza". Reato dal quale, secondo il pm di Bari Baldo Pisani, "derivava come conseguenza non voluta la morte della dottoressa Paola Labriola".

L'autore materiale del delitto, Vincenzo Poliseno, è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato. Parallelamente il pm Pisani aveva avviato indagini sulle presunte responsabilità della Asl relative alla sicurezza nei centri di salute mentale. Nei mesi scorsi la Procura ha chiuso il fascicolo nei confronti 14 persone, tra le quali anche l’ex dg Colasanto e altri funzionari, accusate, a vario titolo, di concussione, omissione di atti d’ufficio, falso e abuso d’ufficio per non aver predisposto per tempo, e poi anzi falsificato, i cosiddetti Dvr, documenti di valutazione dei rischi. Il marito della vittima, Vito Calabrese, difeso dall’avvocato Michele Laforgia, ha poi depositato una denuncia chiedendo di accertare se chi era all’epoca responsabile della sicurezza abbia, con le proprie negligenze, concorso nel delitto. In seguito a questa denuncia la Procura di Bari ha approfondito la posizione di Colasanto, contestandogli ora anche il reato di 'morte come conseguenza di altro reatò legato appunto a quelle omissioni.

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