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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:25

Condannato pirata strada vittima perse una gamba in un incidente a Bari

Condannato pirata strada vittima perse una gamba in un incidente a Bari
BARI – Il giudice monocratico di Bari Giovanni Zaccaro ha condannato alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione il 48enne Emanuele Barbone, accusato di essere il pirata della strada che la sera del 6 giugno 2010 travolse con la sua auto il 28enne Paolo Venezia, fuggendo e abbandonando il giovane sull'asfalto. In seguito all’incidente, la vittima, che viaggiava a bordo del suo motorino, subì l’amputazione della gamba.

Il giudice ha inoltre disposto per l’uomo la sospensione della patente e lo ha condannato al risarcimento danni da definirsi in sede civile, quantificati dalla difesa di Venezia, l'avvocato Salvatore D’Aluiso, in 1 milione 300mila euro.

Le indagini sull'incidente, coordinate dal pm Patrizia Rautiis, consentirono, dopo un anno, di identificare il presunto responsabile, grazie al ritrovamento dell’auto da parte degli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Polizia stradale. Nel corso degli accertamenti la Procura ha disposto consulenze per accertare la compatibilità delle lesioni con i danni sull'auto e per ricostruire le modalità dell’incidente.  Nella sua arringa il difensore della vittima ha ricordato come quella vicenda abbia "cambiato la vita di Paolo, salvo solo grazie ad un angelo custode che lo aiutò dopo essere stato lasciato a terra morente e, – ha concluso il legale – dopo cinque anni, non c'è ancora segno di ravvedimento e pentimento da parte di Barbone per ciò che ha fatto".

"Siamo soddisfatti dell’esito del processo, è una condanna giusta che certo non farà ricrescere la gamba a Paolo, però spero che sia un monito nei confronti di tutti coloro che si mettono alla guida di un’auto e dimenticano che è un’arma che può far del male a tanti innocenti". Lo ha detto Pietro Venezia, padre di Paolo, commentando la sentenza di condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione nei confronti di Emanuele Barbone, l’uomo che il 6 giugno 2010 travolse il figlio con la propria auto, fuggendo senza prestargli soccorso.

Nel "ringraziare la polizia per aver condotto indagini difficili ma che con pazienza e con tenacia hanno portato all’individuazione del colpevole", Pietro Venezia rivolge un pensiero ed un "grazie" alle "quattro donne che hanno dato il colpo magico a questa indagine: Pierangela Natalizio che ha avuto il coraggio di mettere una cintura attorno al moncone di Paolo (la donna fu la prima a soccorrerlo fermando l’emorragia); Anna Barletta, che ha avuto il coraggio di fare nome e cognome del presunto responsabile, suo conoscente; Maria Paris, la moglie di Barbone che ha avuto il coraggio di accusare il marito e infine Patrizia Rautiis il pm che ha coordinato le indagini".

"Dal punto di vista umano questo mi fa piacere, – dice ancora il signor Venezia – non perchè ripaghi in qualche maniera il nostro dolore, ma perchè dimostra che la società sta cambiando e che le donne non sono più serve degli uomini, che le donne hanno coraggio. Un coraggio che può essere trasmesso alle generazioni future".

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