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Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:43

Il Comune di Bari pignora i conti dell'Agenzia del Demanio

Il Comune di Bari pignora i conti dell'Agenzia del Demanio
di NICOLA PEPE

Il Comune di Bari mette le mani nelle tasche dello Stato. Sembrerà strano, ma Palazzo di Città è riuscito a pignorare tre milioni di euro sui conti dell'Agenzia del Demanio per un (presunto) debito tributario. Quale? L'Ici non pagata per la caserma Rossani per cinque anni.

A questo punto facciamo un passo indietro: nel 2007, nel corso del famoso vertice italo-russo che si tenne a Bari con la presenza dell'ex premier Romano Prodi e del premier russo, Vladimir Putin, la caserma Rossani fu oggetto di una permuta con Chiesa Russa e Prefettura. In pratica, in cambio della cessione della chiesa ortodossa al governo Russo, lo Stato cedeva al Comune buona parte dei suoli della caserma Rossani, un contributo di 13 milioni di euro per la riqualificazione dell’area e Palazzo di città «regalava» a Roma il palazzo della Prefettura.

Fin qui nessun problema. Il fatto è che le tasse comunali, come tutti i cittadini, devono pagarle anche gli enti, Stato compreso. Se per la Chiesa russa, come abbiamo riferito mesi fa, è sorto un incidente diplomatico tra Comune di Bari e Chiesa Russa (il primo ha chiesto arretrati per centinaia di migliaia di euro e la causa pende in Commissione tributaria), per la Caserma Rossani rischia di accadere la stessa cosa.

Vediamo perché. La Ripartizione tributi, guidata dal dott. Francesco Ficarella, a fine anno 2012 ha spedito un avviso di accertamento all'Agenzia del Demanio - proprietaria dell'ex caserma - per l'Ici dovuta per gli spazi non utilizzati rimasti di proprietà dello Stato.

Cosa è successo? Come accade per tutti i comuni mortali, dopo la notifica di un avviso di accertamento le soluzioni sono due: pagare oppure fare ricorso. Ce n'è una terza: chiedere un annullamento in autotutela che però non sospende i termini di pagamenti e impugnazione. Insomma, se entro 60 giorni non c'è risposta meglio fare ricorso. L'Agenzia del Demanio tentò questa strada sostenendo che la cartella andasse indirizzata al Ministero (vero proprietario); ma il Comune, ritenendo di avere le carte in regola soprattutto sulla base delle visure catastali, non rispose. Il procedimento è andato avanti, quindi Palazzo di Città - che in materia di tributi è molto attento a incassare - ha messo in campo Equitalia per la riscossione forzata. La società, ricordiamo, è partecipata dal Ministero dell'Economia, cioè lo Stato: e quindi non è stato semplice, per la stessa Equitalia aggredire il patrimonio... di se stessa. Sta di fatto che Equitalia, in nome e per conto del Comune di Bari, ha pignorato 3 milioni di euro (il presunto debito sarebbe di due milioni e mezzo) sui conti dell'Agenzia del Demanio. Soldi che dovrebbero finire nelle casse del Comune che ha tra le mani un atto ormai esecutivo per legge.

Il Demanio, vista l'impossibilità di agire in altro modo, ha ripresentato alcuni giorni fa una nuova istanza di annullamento in autotutela, stavolta scrivendo anche al sindaco. Un «gesto» non occasionale, visto che tra il Comune e l'Agenzia sono in corso alcuni contatti anche per la cessione gratuita di alcuni immobili da destinare ad abitazioni per indigenti o per nuclei in difficoltà.

Una bella gatta da pelare per Decaro che non ha poteri sui dirigenti, in tal senso autonomi così come prevede la legge. Il primo cittadino si è ritrovato in un analogo «imbarazzo» anche per la vicenda del debito Ici per la chiesa russa: vicenda, questa, tutt'altro che conclusa.

Nelle scorse settimane si è tenuta l'udienza in Commissione tributaria ma è stato chiesto un rinvio per un tentativo di «conciliazione».

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