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Giovedì 23 Novembre 2017 | 01:06

English made in Puglia spopola in mezzo mondo

English made in Puglia spopola in mezzo mondo
MARINA DI MATTIA
BARI  -Per gli anglossasoni: «We have no art for making!»; per i murgesi più veraci: «Nan tenime jarte da fé!» (Non abbiamo niente da fare). «È questo quello che rispondiamo quando ci chiedono perché». La replica a portata di detto popolare e il cattivo umore a debita distanza: sono questi i tratti che accomunano i quattro ideatori di «Ugal», acronimo della pagina facebook «Un Gravinese a Londra» e termine dialettale per dire gallo. Associando, come un effetto domino, l’animale alla Cola Cola simbolo di Gravina. Terry Parisi, 31 anni, ingegnere olistico, Filippo Ardito, 35 anni, informatico, Giuseppantonio Caruso, 37 anni, maresciallo della marina militare e Annalisa Parisi, 30 anni, receptionist in hotel. Ci sono loro ad amministrare quella pagina nata nel 2011 e diventata più trafficata del centro di Londra, la città nella quale tutto ha avuto inizio.

È nella terra della regina Elisabetta che due dei quattro amici durante un viaggio hanno tirato fuori il «Neanderthal» barese che era in loro. Nel ringraziare un londinese per le informazioni stradali ricevute, i due hanno deliziato il madrelingua con tanto di: «You are a good christian», traduzione letterale del più colloquiale «Sì nu bune crestiene!», per esaltare il lato magnanime della persona. Lasciando interdetto l’interlocutore. Qualche giorno dopo, ripristinato il quartetto su una panchina gravinese, tra il serio e il faceto, è nata la tendenza a commentare fatti di attualità con adagi baresi inglesizzati. Tutto sul social network. Un esempio? «Stop it! Make the man», trasposizione di “Firniscele, fè l’omene” (Finiscila, fai l’uomo), un invito alla serietà. L’espressione è stata pubblicata a corredo di un articolo in cui il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi annunciava il completamento della Salerno-Reggio Calabria in un anno.

Per menti creative aguzzare l’ingegno è una passeggiata. Vincente è stata anche l’idea di riprodurre magliette, cover per cellulari e shopper personalizzate da modi di dire dialettali. Tessendo le lodi al vernacolo come motore della lingua dei popoli. In un ponte tra tradizione e contemporaneo. A distanza di quattro anni le richieste di souvenir targate Ugal sono diventate numerose, considerando anche i prezzi popolari, raggiungendo così le aree più disparate del mappamondo, Medio Oriente incluso. Ambizioni? Aprire un laboratorio nel centro storico, un locale che sostituisca le camerette dei rispettivi appartamenti, empori dell’estro in procinto di esplodere.

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