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Venerdì 24 Novembre 2017 | 01:01

Escort, rinviata al 3/7 udienza preliminare Berlusconi-Lavitola

Escort, rinviata al 3/7 udienza preliminare Berlusconi-Lavitola
BARI – E' stata rinviata al 3 luglio prossimo per l’impedimento dei difensori di Silvio Berlusconi l'udienza preliminare a carico dell’ex premier e dell’ex direttore de L’Avanti Valter Lavitola. Oggi il gup Rosa Anna  de Palo avrebbe dovuto decidere sulle eccezioni preliminari avanzate dalla difesa dell’ex Cavaliere che, nell’udienza dell’8 maggio scorso, ha ritenuto, tra l’altro, che per utilizzare processualmente le intercettazioni telefoniche indirette di Berlusconi serve l’autorizzazione del ramo del Parlamento competente poichè, all’epoca dei fatti, il Cav era un deputato della Repubblica, oltre che Presidente del Consiglio dei ministri. Berlusconi e Lavitola sono accusati di aver indotto Gianpaolo Tarantini a mentire alla magistratura barese sulle 26 donne, alcune delle quali escort, portate tra il 2008 e il 2009 da 'Gianpì nelle residenze private dell’allora capo del governo. Il leader di Forza Italia è difeso dai deputati forzisti Francesco Paolo Sisto e Niccolò Ghedini, che hanno chiesto il differimento dell’udienza per impegni parlamentari; Lavitola è assistito dai penalisti Marianna Febbraio e Francesco Perone.

Secondo l’accusa, Berlusconi e Lavitola hanno indotto Tarantini a mentire ai pm baresi (negli interrogatori del 29 e 31 luglio 2009) sul fatto che Berlusconi ignorasse che le ragazze che lui portava a Palazzo Grazioli, Villa Certosa e ad Arcore fossero prostitute. In cambio delle sue bugie 'Gianpì - secondo l’accusa – tra l’estate 2010 e l’agosto 2011, ricevette da Berlusconi, tramite Lavitola o la sua segretaria o il suo maggiordomo, circa 20 mila euro al mese; gli furono poi messi a disposizione, tramite Lavitola, su un conto di una banca uruguaiana 500 mila euro (solo in parte incassati da 'Gianpì), gli furono pagate le spese legali per l’inchiesta 'escort' in corso a Bari, gli fu pagato l’affitto di un appartamento nel quartiere Parioli di Roma e gli fu procurato un lavoro fittizio per giustificare l’elevato tenore di vita dell’imprenditore. 

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